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Storie

Denise Bergon, la suora che rischiò la vita per salvare dei bambini ebrei

DENISE BERGON

Shoah Memorial | CDJC

Sandra Ferrer | Thu Sep 17 2020

Nella Francia di Vichy, il convento di suor Denise divenne un rifugio per più di 80 bambine e bambini ebrei minacciati da morte certa

Gli eroi e le eroine ci vengono spesso presentati nell’immaginario collettivo come uomini e donne attraenti, forti, eccezionali, protagonisti di grandi storie dello schermo o dei best seller.

Sono state tuttavia molte le persone che hanno lasciato un’impronta incancellabile in questo mondo pur essendo semplici e passando inosservate. Persone umili ma straordinariamente grandi, come suor Denise Bergon, una religiosa la cui vita era destinata a servire Dio nel suo semplice convento, ma che i terribili eventi che sconvolsero l’Europa della sua epoca fecero diventare protagonista di una delle tante testimonianze di solidarietà.

Perché la barbarie umana risveglia anche il lato più buono, mettendo alla prova la capacità di amare di molte persone.

Denise Bergon era la madre superiora del convento e internato di Nostra Signora di Massip, situato in una piccola località vicino Tolosa, quando la Germania invase la Francia instaurando il regime collaborazionista di Vichy.

Il regime nazista impose nella zona occupata le stesse leggi antiebraiche in vigore nel resto del territorio controllato da Hitler. Molte famiglie cercarono rifugio dove poterono, cercando di sfuggire a una morte certa.

Nell’estate 1942, l’arcivescovo di Tolosa, Jules-Géraud Saliège, indignato per le nuove norme in vigore nella sua diocesi, pubblicò una lettera pastorale in cui chiedeva a tutti i cristiani di non voltare le spalle agli ebrei, perché “fanno parte del genere umano”. “Sono nostri fratelli come gli altri”, scriveva. “Un cristiano non può dimenticarlo”.

Quelle parole suscitarono in suor Denise lo spirito solidale che permise a un’ottantina di bambini e bambine e a varie famiglie ebree di salvarsi. Il piano era semplice. Mediante documenti e identità falsi, avrebbe accolto nel suo internato le bambine e i bambini ebrei che ne avessero avuto bisogno. Con una rapida trasformazione, presto si mescolarono agli altri e riuscirono a prendersi gioco delle leggi naziste.

Suor Denise lavorò intensamente per due anni per proteggere i bambini e offrire loro una casa piena di gioia e speranza in un’epoca di oscurità e distruzione. Perché il suo progetto fosse un successo, mise al corrente del suo operato solo un gruppo molto ridotto di persone, che nei momenti critici la aiutarono a nascondere i bambini in luoghi insospettati, come un rifugio situato sotto una botola della chiesa o fuggendo in fretta nei boschi vicini.

Suor Denise si affannò anche per custodire i pochi beni materiali che i bambini portavano con sé, soprattutto la documentazione che li legava alle loro origini, affinché, una volta terminata la guerra, potessero recuperarli senza che cadessero nelle mani dei nazisti.

Le suore di Nostra Signora di Massip divennero per quei bambini le madri a cui ricorrere quando cercavano non solo protezione, ma anche calore umano. In questo modo riuscirono sia a salvar loro la vita che a proteggerli dalla barbarie della guerra.

Al termine del conflitto, suor Denise si sforzò di far sì che tutti i bambini ebrei che si erano nascosti nel suo convento potessero ritrovare i familiari sopravvissuti. Quando tutto tornò alla normalità, la religiosa portò avanti la sua vita di preghiera e aiuto ai bambini in difficoltà, morendo nel 2006 a 94 anni.

Nel convento in cui ha vissuto, nella primavera 1992 è stato piantato un cedro in memoria dei bambini che vi si rifugiarono. È uno degli omaggi più belli e sentiti, a cui se ne sono uniti altri di carattere solenne, come la medaglia della Legion d’Onore concessa dal Governo francese nel 1979 o il titolo di Giusto tra le Nazioni conferitole nel 1980 dall’istituzione ebraica Yad Vashem per onorare il suo operato straordinario.

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