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Imbratta i muri con una dedica alla sua ragazza. Il prete a lei: mollalo se non pulisce

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Accade in provincia di Brescia. Mons. Paganini: è un birbone perché, scrive lui sul muro, tu devi essere un oggetto, la luce dei suoi occhi

Nei giorni scorsi, sul muro del cimitero di Cellatica, in provincia di Brescia, era comparsa una scritta, una dedica a caratteri cubitali. «Vuoi essere la luce dei miei occhi ancora per tanto tempo?» è la frase che ha provocato rabbia tra i residenti perché ha imbrattato l’ingresso del camposanto.

“E’ un birbone che non ti chiama per nome”

Il parroco del paese, mons. Claudio Paganini, è intervenuto con una lettera aperta alla ragazza alla quale era destinato il messaggio.

«Mollalo, non ti fidare di uno così. È un birbone che non ti chiama per nome, perché tu, per lui, non sei una persona unica e speciale. È un birbone – ha scritto il sacerdote – perché non mette neppure il suo nome e non si prende le responsabilità. Se rimarrai incinta non riconoscerà il bambino, se perderà il lavoro dovrai mantenerlo tutta la vita» è il duro attacco di monsignor Paganini.

“Tu devi essere un oggetto”

«È un birbone – prosegue il prete – perché, scrive lui sul muro, tu devi essere un oggetto, la luce dei suoi occhi; non deve essere lui quello che ti ama, che ti rispetta, che ti fa regali, che ti farà felice per sempre. Tu sei il suo giocattolo per appagare il suo egoismo – prosegue la lettera condivisa dal sacerdote bresciano con tutta la comunità – È un birbone perché non rispetta il luogo in cui riposano quelli che hanno speso la vita per rendere migliore il nostro paese. Offende la memoria di quelli che abbiamo amato. Sporca noi tutti!» (Il Giornale di Brescia, 12 settembre).

“Domandagli una prova d’amore”

«Appare tanto irrispettosa in quel luogo sacro: la vernice rossa imbratta l’ingresso del cimitero cittadino e ha suscitato la reazione immediata di molti miei parrocchiani» ha confermato al telefono con Avvenire (14 settembre) il parroco del paese.

Che nella parte finale della lettera apre alla speranza, con la richiesta di provare a rimediare all’errore, riconoscendolo, assumendosene la responsabilità: «Domandagli una prova d’amore – scrive ancora – che esca allo scoperto e pulisca il muro e che scriva sulla sua auto: sono uno sciocco, aiutami a diventare una persona migliore».

 

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