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La testimonianza piena di vita di Camille, mamma del piccolo Auguste, scomparso per morte bianca

@Cyril Canard
Camille Canard
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Camille Canard è madre di cinque figli, il maggiore dei quali, Auguste, morì dieci anni fa di “morte bianca”. Una testimonianza piena di forza di volontà, di fede e di speranza. L’abbiamo intervistata.

Scegliere la vita, continuare ad amare, avanzare passo dopo passo: queste sono le scelte che si sono imposte a Camille e al marito Cyril quando hanno perduto il figlio primogenito, Auguste, per morte bianca, all’età di cinque mesi. Prima causa di mortalità infantile, la morte bianca tocca ogni anno 250 neonati in Francia.

È accaduto un po’ più di dieci anni fa, il 21 dicembre 2009, durante la nanna in culla. Una prova brutale, una pena immensa, un lutto doloroso che però non hanno alterato la saldezza della coppia e il loro amore per la vita. Oggi Camille ha 36 anni ed è la felice mamma di altri quattro bambini: Philippine, Hortense, Théodore e Jules. Hanno appena pubblicato, insieme con Marie-Axelle Clermont e Clémentine Le Guern, una magnifica testimoniaiza À la vie à l’amour (Emmanuel) in cui le tre madri si confrontano sulla morte dei figli. Malgrado le ferite, un’ode alla speranza.

Aleteia: A fronte di quella prova brutale, che cosa l’ha sostenuta di modo che non cadesse nella totale disperazione?

Camille Canard: Quella sera, tre ore dopo l’annuncio del decesso di Auguste, avevamo preso una decisione veramente importante, forse la decisione più importante della nostra vita: abbiamo deciso di continuare a vivere, siamo tornati a dire sì alla vita, sì al nostro matrimonio. Ed è quella volontà di continuare ad andare avanti entrambi, espressa insieme, che mi ha fatto tendere veramente alla felicità. Perché sapevamo che potevamo essere felici malgrado il dolore, malgrado la mancanza. Ed era vero.

Oggi mi sento profondamente felice. La morte di mio figlio non è incompatibile col fatto che sono felice. Certo, non è stato sempre facile, abbiamo dovuto pronunciare a più riprese quel sì alla vita. Il lutto è una continua montagna russa. Noi però ci siamo sostenuti a vicenda, abbiamo vigilato l’uno sull’altro, abbiamo continuato ad avere dei progetti, a sorridere, a ridere, ed è quella forza promanante dal nostro matrimonio che mi ha aiutata a tenere duro.

Voi parlate agli altri figli del loro fratello maggiore?

Sì, ne abbiamo sempre parlato con molta semplicità e facilmente. Non vogliamo parlarne troppo ma neanche nasconderlo, e mi sembra che abbiamo trovato un giusto equilibrio: lo integriamo nella famiglia senza però imporlo. La foto di Auguste ha il suo posto tra i ritratti dei bambini, il suo nome sta sul mio braccialetto. Di tanto in tanto, i bambini lo contano nel numero dei loro fratelli e sorelle, ma altre volte no. Capita che dicano che hanno un fratello grande in Cielo, ma non ogni volta. Il più delle volte è a lui che pensano quando vogliono recitare una preghierina, ad esempio domandando degli aiutini.

La sua fede l’ha aiutata a superare questa prova?

Sì: non è stata la sola e unica fonte di guarigione, ma mi ha aiutata. Il sostegno maggiore è di avere la convinzione che mio figlio è in Cielo, in buona compagnia, e che veglia su di noi. Ogni sera, da più di dieci anni, quando vado a dormire penso a lui, gli rivolgo silenziosamente un piccolo segno. Talvolta gli chiedo degli aiuti e delle spintarelle. È difficile da spiegare, ma lo sento, lo sento in me, sento che non è lontano.

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Éditions Emmanuel

A la vie à l’amour, Vivre après la mort d’un enfant, Marie-Axelle Clermont, Clémentine Le Guern e Camille Canard, Editions de l’Emmanuel, agosto 2020, 17 euro.

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

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