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Perché alcuni sacerdoti si suicidano?

PRIEST
Paul Ratje | AFP
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Caro Popolo di Dio, quanto è facile scandalizzarci davanti ai minimi fallimenti dei nostri sacerdoti! Vi chiedo sinceramente di amarli di più

Il 10 settembre è stata la Giornata Mondiale della Prevenzione del Suicidio, e di recente ci siamo trovati davanti alla notizia di due sacerdoti francesi che si sono tolti la vita. Triste realtà che ci circonda e che può verificarsi in qualsiasi momento dove meno ce lo aspettiamo.

Durante il mio master ho scritto sul tema “Sacerdozio: dall’incanto al suicidio”. L’argomento è nato a seguito dell’ansia che mi ha provocato la notizia dei 17 sacerdoti che tra il 2017 il 2018 si sono tolti la vita in Brasile.

Chi segue totalmente Gesù senza riserve non si pente mai. Chi è stato chiamato al sacerdozio (in generale è così), il giorno dell’ordinazione non riesce a contenere la sua gioia. È il culmine di una tappa della propria vocazione. Ora si sente disposto a vivere la pastorale, a donarsi nella realtà viva della parrocchia alle persone che gli saranno affidate, sviluppando il ministero che Cristo gli ha donato.

Gesù è sempre fedele, ma purtroppo nelle vie umane le tentazioni sono innumerevoli, e a un certo punto chiunque può iniziare a perdere il vero senso della chiamata e la risposta vocazionale.

Chi ha accettato di seguire questa chiamata ed è rimasto incantato da Gesù può, negli anni di formazione, sperimentare continuamente il sogno dell’ideale: la spiritualità ideale, la parrocchia ideale, i fedeli ideali, il clero ideale, e di fronte alla realtà che oscilla tra lo spirituale e il quotidiano nota le differenze tra quello che sognava e la realtà presente.

Molte volte, durante il suo ministero, il giovane che ha accettato di seguire Gesù con tanto entusiasmo si vede frustrato per l’impossibilità di realizzare i progetti che aveva. C’è anche la possibilità di frustrarsi per le opzioni pastorali della diocesi, per la mancanza di fraternità con il suo clero o anche una possibile mancanza di paternità da parte del vescovo o del superiore. Sorge qui la difficoltà di comprendere che l’unicità dell’essere umano passa per la comprensione del grande paradosso dell’essere al contempo carnali e spirituali.

Rendendosi conto di questa dicotomia, la lista dei problemi può diventare incommensurabile: il sacerdote si vede inondato da una continua stanchezza fisica e psicologica, e può iniziare a sviluppare freddezza nei confronti del ministero che prima esercitava con tanto zelo.

In un’intervista al vescovo di Troyes, Marc Stenger, il presule ha affermato che quando ha sentito la notizia del suicidio dei sacerdoti francesi si è chiesto “Cosa non ho fatto? Abbiamo ascoltato il loro grido? (…) Il che porta alla domanda successiva: siamo forse così preoccupati per i problemi dell’amministrazione della Chiesa da non prestare sufficiente attenzione alla gente?”

A seguito delle sue domande, vorrei riflettere su tre punti con voi: il primo è indirizzato più direttamente ai vescovi, il secondo ai sacerdoti e il terzo al Popolo di Dio.

Cari Vescovi, dobbiamo innanzitutto ricordare che chi si suicida non vuole suicidarsi, ma solo uccidere il dolore che lo asfissia, ma di fronte all’impossibilità di uccidere quel dolore, non trovando alternative, si toglie la vita, risolvendo in modo definitivo quello che sarebbe un problema temporaneo.

Prima di fare questo, però, ha sicuramente chiesto aiuto! Ha dato degli indizi, ed è molto probabile, signor vescovo, che chiunque sia stato accanto a lui non abbia saputo comprendere quei segnali, e che quei sacerdoti abbiano trovato nel suicidio l’unico modo di disfarsi di quello che li stava uccidendo a poco a poco dentro.

Per questo, bisogna ricordare un aspetto fondamentale che purtroppo nel corso dei miei studi ho verificato come lamentela di molti sacerdoti: i sacerdoti non possono sentirsi bambini, gran parte delle volte vengono trattati come impiegati del Sacro. E qui credo che abbiamo risposto alla seconda domanda del vescovo. Tante volte l’amministrazione ha contato più della vita delle persone!

Il giorno dell’ordinazione sacerdotale, sono bellissime le parole con cui la Chiesa ci invita a rivolgerci al vescovo per la scelta del candidato: “Reverendissimo Padre, la Santa Madre Chiesa chiede che questo nostro Fratello sia ordinato Sacerdote”. Miei cari amici, la Chiesa esorta a chiamare il vescovo Padre, non amministratore o cose del genere! Per questo, la prima cosa che i sacerdoti si aspettano dai loro vescovi è la paternità!

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