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Napoli, droga e bivacchi vicino alla parrocchia: un prete si ribella e denuncia i tossici

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SPENCER PLATT / GETTY IMAGES NORTH AMERICA / AFP

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 11/09/20

Don Carmine Amore, sacerdote del centro storico: «Non è giusto che i miei ragazzi vivano con queste scene sotto gli occhi». E così ha iniziato a denunciare il degrado.

A pochissimi metri dalla monumentale chiesa di Santa Caterina a Formiello, del 1500, in stile rinascimentale, a ridosso di Porta Capuana, centro storico di Napoli, c’è quella che è stata ribattezzata la “sedia della droga”.

E’ una sedia sulla quale giorno e notte i tossici si appoggiano per bucarsi, un vero e proprio bivacco. È stato proprio il suo parroco,

– che presiede anche il decanato che raggruppa le parrocchie del centro storico napoletano – a denunciarlo.

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askanews - youtube

“Addirittura uno ci dorme”

«Queste scene sono quotidianamente sotto gli occhi dei nostri bambini – ammonisce don Carmine ad Avvenire (10 settembre) – Vi sono siringhe sparse ovunque. Queste persone fanno i loro bisogni, lì. Addirittura, uno di loro ci dorme sulla sedia. A questo punto è necessario che le istituzioni si prendano carico di questa situazione».

E, per la verità, le istituzioni si sono mosse con tempestività. «È venuta la polizia municipale – spiega il parroco – Sappiamo che l’amministrazione comunale si sta interessando alla cosa. Questo non può che farci piacere».

FacciataFormiello.jpg
Wikimedia - Baku

La chiesa di Santa Caterina a Formiello è una chiesa monumentale di Napoli sita in piazza Enrico De Nicola, adiacente a porta Capuana e al Castel Capuano.

“Perché private i ragazzi della parrocchia?”

«Non è giusto – prosegue don Carmine – che i miei ragazzi vivano con queste scene sotto gli occhi. Non è giusto che rischino di essere punti da una siringa mentre camminano in strada. Non è giusto nemmeno che queste persone si droghino giorno e notte, in pieno centro, e siano costrette a dormire all’aperto. Capisco i progetti di riqualificazione del centro storico, ma a che serve se priviamo i ragazzi della possibilità di venire in parrocchia e usufruire degli spazi?».




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