Ricevi Aleteia tutti i giorni
Iscriviti alla newsletter di Aleteia, il meglio dei nostri articoli gratis ogni giorno
Iscriviti!
Aleteia

Don Iapicca: “la donna con la sua maternità è quanto di più vicino c’è sulla terra a Dio”

DON ANTONELLO IAPICCA,
Silvia Lucchetti
Condividi

La catechesi del sacerdote in occasione del terzo anniversario della fondazione del Movimento Femminile delle donne Cristiane: a quale missione siamo chiamate in questo tempo?

Martedì 8 settembre, festa della natività della Beata Vergine Maria, il Movimento Femminile delle donne Cristiane ha festeggiato i 3 anni dalla sua fondazione, organizzando una giornata di preghiera presso la parrocchia di San Giacomo a Nettuno. A causa dell’attuale situazione sanitaria gli unici momenti in presenza sono stati quello della catechesi, tenuta dal sacerdote missionario da trent’anni in Giappone don Antonello Iapicca, e quello della Santa Messa celebrata dal parroco don Carlo Rota. Qui e qui trovate le dirette che abbiamo trasmesso dalla pagina Facebook di For Her.

“Tutto concorre al bene”, una parola che solamente una donna può dire in pienezza

Diversi passaggi hanno colpito la mia attenzione durante la catechesi di don Antonello, ma è stato il giorno dopo, nella baraonda di casa, con mio marito fuori Roma per lavoro, il figlio piccolo raffreddato, le crisi di gelosia della grande – sempre piccina – il sonno arretrato, il lavoro da portare avanti, che mi è tornata in mente una frase che il sacerdote ha più volte pronunciato:

“Tutto concorre al bene”, una parola che solamente una donna può dire in pienezza.

Perché non ci ho pensato prima? mi sono chiesta. Prima di cosa? prima delle lagne, delle lamentele, dei pensieri catastrofici. Solo dopo cena, mentre facevo il bagnetto al mio bambino, arresa davanti a tutto quello che non ero riuscita a portare a termine, mi sono risuonate le parole di don Antonello. E per un momento, è scesa nel mio cuore la pace.

“Tutto concorre al bene” questa è la parola che solamente una donna può dire in pienezza e gridarla al mondo, una donna con la fede, una donna con gli occhi di Dio, perché sa che tutto quello che passa nei 9 mesi di gravidanza, ma non solo, in tutta la sua vita, quando ha il ciclo, quando è malata, i cambiamenti di umore, tutto quello che vive la donna è perché è legato alla sua maternità (…) una maternità che non si esaurisce con il parto, ma che dura tutta la vita.

È proprio per questo che quando non ce la facciamo più, quando siamo deluse, stanche, e ci sentiamo abbandonate, umiliate, sconfitte, sfinite, stiamo in Cristo vivendo il mistero pasquale, ovvero il suo amore infinito per noi.

Anche quando state stirando, state pulendo, e già non ce la fate più, o quando il Signore vi chiama ad amare un marito insopportabile che forse vi ha anche tradito, voi state partecipando a questo mistero pasquale, l’amore infinito che Dio ha per il peccatore (…).

La donna porta nella sua carne la memoria della Pasqua!

Le donne hanno una particolare dimestichezza con la sofferenza, con il dolore, con il lasciarsi “consumare”, proprio perché biologicamente conformate per dare la vita. La donna sa più dell’uomo che il dolore serve. Ha dentro, afferma don Antonello, una memoria del mistero pasquale di Cristo. Il dono di accogliere e custodire la vita non riguarda solo la capacità procreativa biologica, ma consiste nella peculiarità femminile di essere feconde, che caratterizza tutte le donne, anche quelle che non hanno avuto figli.

La donna ha dentro naturalmente, molto più che l’uomo, una memoria del mistero pasquale di Cristo (…) e in questa società (il dolore, NdR.) deve essere cancellato. Per ciò c’è una medicalizzazione della gravidanza, per questo non si deve soffrire, (…) non si deve passare per la sofferenza, anche in questo tempo nessuno sa stare dentro la precarietà, c’è la paura e l’angoscia perché il demonio sta disabituando questa generazione (…) alla sofferenza, che è il passaggio alla vita eterna, il passaggio alla Pasqua. Questa eredità l’avete voi donne, la memoria della Pasqua, la speranza unica da offrire a questa generazione la porta la donna nella sua carne, perché è vero come diceva Carmen Hernández che la donna è la fabbrica della vita, ma è la fabbrica della vita alla maniera di Dio, e la maniera di Dio è entrare nella morte, entrare nella conseguenza del peccato per trasformarla in vita. Trasformare quello che è deserto in un giardino, tutte le profezie dell’Antico Testamento parlano della donna, della sua gravidanza che è una maternità spirituale, una maternità che vive costantemente (…) per questo tutto concorre al bene, perché ogni evento è una maternità, è da assumere, da entrarci.

La donna con la sua maternità è quanto di più vicino c’è sulla terra a Dio

Come sotto la croce di Cristo stavano le donne, continua il sacerdote, così in questo tempo di pandemia tanto caratterizzato dall’incertezza e dalla paura, la donna ha un ruolo fondamentale: quello di essere annunciatrice di speranza.

La donna con la sua maternità è quanto di più vicino c’è sulla terra a Dio, perché la creatività di Dio passa attraverso la carne della donna. (…)In questo tempo storico dove viviamo la precarietà (…) la paura è il minimo comune denominatore di questo tempo, e pensavo a chi era sotto la croce e a chi è apparso il Signore per primo, non ai maschi ma alle donne. Chi è che non se l’è fatta sotto a parte il ragazzino di Giovanni, le donne. (…) La prima a cui Gesù Risorto è apparso è la peccatrice, Maria Maddalena (…) che è stata quella che ha conosciuto l’amore di Dio, gratuito, rivelato in Cristo, che l’ha riscattata dalla morte totale. (…) in questo tempo così difficile, così arido, io credo che il Signore stia parlando seriamente alle donne. Penso che questo deserto che non sappiamo quanto tempo durerà (…) sia un grembo. (…) Quando Gesù è entrato nella tomba ha trasformato la tomba in una sorgente di vita, questo è il mistero della Pasqua, il cuore della Chiesa. (…) Quello che una donna vive nella sua carne ogni mese è il segno profondo di ciò che accade nel mondo, della fecondità del mistero pasquale di Cristo che fa di ogni tomba un grembo di vita.

Mai come in questo tempo voi donne siete chiamate a vivere unite a Cristo

In questo tempo di stravolgimenti (non solo per il Covid-19 ma per tutti quei falsi miti di progresso che ingannano l’umanità negando l’autentico significato della femminilità: aborto, ideologia gender, utero in affitto…) ogni donna è chiamata più che mai a vivere in pienezza la sua vocazione, con lo sguardo sempre rivolto a Maria che al serpente ha già schiacciato la testa.

La donna è stata creata per essere la testimone della memoria della Pasqua, della vittoria di Cristo sulla morte, e quindi dell’amore di Dio ai peccatori, della speranza da offrire a tutti. Per questo oggi la donna è attaccata, e mai come in questo tempo voi donne siete chiamate a vivere unite a Cristo. Volete bene ai vostri figli, ai vostri nipoti, volete bene a questa generazione, lasciatevi sedurre e amare da Cristo perché è l’Unico che vi ricorda chi siete. (…) Gesù Cristo ama come tutti vorremo essere amati, cioè valorizzati per quello che siamo (…) e che non passerà mai, anche se ti viene un ictus, balbetti o ti viene l’Alzheimer, tu sei quello che sei, sei una donna meravigliosa, non cambierà nulla agli occhi di Cristo. O con una malattia, o sei sterile e non puoi avere figli, o se non ti sposi, sempre sarai la sua sposa, sempre sarai la donna meravigliosa che Dio ha pensato per dare una parola di speranza a questa generazione.

 

 

 

 

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni