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Bambini e vitamina D: cosa c’è da sapere

MOTHER, CHILD, SUN

Mila Supinskaya Glashchenko | Shutterstock

Ospedale Bambino Gesù - pubblicato il 09/09/20

Viene prodotta dalla pelle grazie ai raggi solari. Ma è presente anche nel pesce grasso come il salmone o le sardine

di Francesco Gesualdo

Spesso durante il lockdown ci si è interrogati sul possibile ruolo della vitamina D per la prevenzione o addirittura per il trattamento del COVID-19. E ci si è anche chiesti se durante il periodo di restrizione delle uscite all’aria aperta fosse opportuno assumere un integratore di vitamina D per prevenire un’eventuale carenza. Ebbene, purtroppo la scienza non ci ha ancora fornito delle risposte certe a queste domande. Oggi sappiamo sicuramente che nelle popolazioni con bassi livelli di vitamina D la mortalità per COVID-19 è più alta. E sappiamo anche che l’Agenzia di Sanità Pubblica inglese ha raccomandato di assumere un integratore di vitamina D durante il lockdown. In attesa di prove scientifiche più robuste, che speriamo di avere disponibili prima del prossimo autunno, al momento possiamo affermare che l’assunzione di vitamina D in questi mesi estivi non è raccomandata in Italia, se i bambini vengono portati regolarmente al sole e all’aria aperta. Nelle pagine che seguono troverete delle informazioni più approfondite sulla vitamina D e su come tenere i bambini al sole in sicurezza.

Vitamina D: che cos’è

La vitamina D viene normalmente prodotta nella pelle che, grazie ai raggi solari e in particolare alle radiazioni ultra- violette, trasforma il deidrocolesterolo, un derivato del colesterolo, in vitamina D3 o colecalciferolo. Ma la vitamina D3 non è ancora attiva: deve passare prima nel fegato e poi nel rene per diventare un vero e proprio ormone: il 25-(OH) 2 -colecalciferolo.

Dove si trova

La maggior parte della vitamina D che ci occorre viene prodotta dalla pelle esposta ai raggi solari. La vitamina D è contenuta anche in alcuni alimenti: soprattutto il pesce grasso come il salmone, le aringhe, le sardine e il fegato di pesce (olio di fegato di merluzzo), il tonno in scatola, il tuorlo d’uovo, il burro, le verdure a foglia verde e alimenti addizionati con vitamina D come alcuni tipi di latte.




Leggi anche:
Perché il nostro stile di vita rende difficile la produzione di vitamina D?

A cosa serve, a cosa fa bene

La vitamina D è essenziale per promuovere l’assorbimento del calcio dall’intestino e il riassorbimento del calcio e del fosforo da parte del rene. È indispensabile per il deposito del calcio nelle ossa e per conferire loro la solidità e la resistenza che le caratterizzano. Studi recenti suggeriscono che la vitamina D promuove anche il funzionamento del sistema immunitario e alcune funzioni neuromuscolari.

Quando sospettare una mancanza di vitamina D

Nei primi due anni di vita la carenza di vitamina D si manifesta con il rachitismo, espressione di inadeguata mineralizzazione dell’osso in crescita con deformazioni dello scheletro. Oggi il rachitismo, nel nostro Paese è molto raro anche se talvolta lo si può diagnosticare nei piccoli bambini di pelle scura – soprattutto di origine africana – che proprio per via del colore della loro pelle sono meglio protetti dai raggi ultra-violetti ma sintetizzano meno vitamina D. Il rachitismo si manifesta solitamente con un ingrossamento dei polsi e delle caviglie, la comparsa di nodosità al torace (il cosiddetto “rosario rachitico”), il rammollimento delle ossa del cranio (cranio “a pallina di ping pong”) e l’incurvamento delle ossa lunghe degli arti inferiori.

Nelle età successive l’ipovitaminosi D si manifesta con debolezza muscolare, una netta diminuzione della densità ossea e un aumentato rischio di fratture.

Rischi di eccesso

Le ipervitaminosi (eccesso di vitamina D) si verificano esclusivamente per un’eccessiva somministrazione di farmaci che con- tengono vitamina D. Non si conoscono casi di ipervitaminosi causati da eccessiva esposizione al sole o da eccessiva assunzione di alimenti che contengono vitamina D. I sintomi dell’ipervitaminosi sono causati dall’eccessivo assorbimento di calcio che determina un aumento della calcemia (concentrazione di calcio nel sangue), nausea, vomito, diarrea e, se l’ipervitaminosi si protrae nel tempo, danni renali e cardiaci causati dal deposito di calcio nel rene e nel cuore.

Quando serve l’integrazione di vitamina D

Sulla base delle linee guida nazionali e internazionali, si consiglia la supplementazione di vitamina D solamente nei primi 12 mesi di vita, al dosaggio di 400 U.I. al giorno. Dopo l’anno di età, l’integrazione con vitamina D è indicata solo in alcune categorie a rischio (in particolare, bambini con malattie croniche che comportano un ridotto assorbimento intestinale della vitamina).

Perché i livelli di vitamina D siano adeguati, è comunque consigliabile che i bambini e gli adolescenti seguano una dieta varia ed equilibrata e svolgano frequenti attività all’aria aperta.


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