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Venezuela: perché questo sacerdote dà la Comunione in bocca in piena pandemia?

VENEZUELA

@GuardianCatolic

Ramón Antonio Pérez - pubblicato il 09/09/20

A livello mondiale, ha aggiunto, circolano molte idee e situazioni che “ci stanno portando a relativizzare anche Cristo stesso”.

Il presbitero ha detto di aver preso questa decisione basandosi sulla sua responsabilità come “servitore e amministratore” del mistero di Dio. “Sono responsabile, come dice San Paolo ai Corinzi: ‘Ognuno ci consideri servitori di Cristo e amministratori dei misteri di Dio’; ‘non giudicate nulla prima del tempo, finché sia venuto il Signore, il quale metterà in luce quello che è nascosto nelle tenebre e manifesterà i pensieri dei cuori; allora ciascuno avrà la sua lode da Dio”.

Atto di riparazione di fronte alle profanazioni

Circa questa decisione, padre Teodoro ha detto di aver parlato con monsignor Gustavo García Naranjo, vescovo della diocesi di Guarenas, nella quale è incardinato e ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale l’11 maggio 2002.

Il presule gli ha dato alcuni suggerimenti legati all’igiene e alla prevenzione, e il sacerdote ha detto di rispettarli perché durante le cerimonie si lava le mani “anche tre volte”.

Padre Teodoro ha anche invitato a partecipare a una cerimonia che si svolgerà giovedì 10 settembre, nella quale si realizzerà “un atto di riparazione” per “i sacrilegi commessi contro il Corpo di Cristo Sacramentato e le profanazioni dei tabernacoli”.

Il Venezuela è uno dei Paesi in cui si verificano più azioni dirette contro ciò che è sacro. I sacerdoti riferiscono spesso di furti nei templi, soprattutto sottrazione di ostie consacrate e perfino delle ossa di alcuni sacerdoti sepolti nei cimiteri pubblici. La responsabilità ricade soprattutto su alcune credenze di origine africana o cubana, come la santería, la stregoneria e la palería.

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