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Lecce, si paga per visitare le chiese: il Ministero frena l'iniziativa della Curia

DUOMO LECCE FACCIATE

Paride81-(CC BY-SA 3.0)

Il duomo di Lecce.

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 09/09/20

Nella polemica sui ticket è intervenuto il Sottosegretario ai Beni Culturali. "Si potrebbe rilevare un sostanziale ribaltamento delle destinazioni d'uso degli edifici, per i quali sembra prevalere lo sfruttamento economico"

Biglietto a pagamento per entrare in chiesa. Polemiche in Salento. La curia di Lecce ha istituito un ticket turistico per l’accesso alle principali chiese della città (Cattedrale, Sant’Irene, San Matteo e Santa Croce): si paga dai 3 ai 9 euro a secondo degli edifici che si vogliono visitare.

L’iniziativa della Curia

L’obbligo di pagamento del ticket è stato limitato al periodo di maggior afflusso turistico, a partire dal 13 maggio e fino al 31 ottobre 2019. In questo lasso temporale, affidando alla cooperativa ArtWork i servizi di bigliettazione, sorveglianza e prima accoglienza, la curia leccese, secondo quanto dichiarato, ha potuto estendere gli orari di apertura degli edifici di culto, rendendoli fruibili ininterrottamente dalle ore 9:00 alle ore 21:00 nell’arco di tutti i giorni della settimana; nei restanti mesi le stesse chiese sono aperte continuativamente e senza la previsione di un ticket dalle ore 9:00 alle ore 18:00.

Contro l’iniziativa della Curia, è scesa in campo la politica con un’interrogazione al Ministero dei Beni Artistici e Culturali (Mibact) presentata nell’ottobre dl 2019 dal senatore del Movimento 5 Stelle Iunio Valerio Romano.

La risposta del sottosegretario

Nelle scorse settimane è arrivata la risposta del sottosegretario Orrico, secondo cui, nel caso di Lecce, lo sfruttamento economico per fini turistici e culturali ha finito per prevalere sull’originaria funzione religiosa delle chiese:

«Dal regolamento di accesso, che prevede in via generale un ticket per l’ingresso alle 4 chiese leccesi, individuando specifiche eccezioni alla norma generale – scrive Orrico – si potrebbe rilevare un sostanziale ribaltamento delle destinazioni d’uso degli edifici, per i quali sembra prevalere lo sfruttamento economico della dimensione turistico-culturale rispetto all’originaria funzione cultuale».

Il sottosegretario aggiunge che «dal punto di vista strettamente giuridico, l’accesso gratuito per finalità turistiche ai luoghi di culto non costituisce un diritto esigibile nei riguardi dei responsabili della loro gestione, essendo tutelato il solo diritto dei fedeli di partecipare alle funzioni liturgiche (canone 1221) e l’esercizio della pietà. È invece demandata ai soggetti responsabili della gestione delle singole chiese la possibilità di regolamentare la disciplina di accesso per gli usi diversi, prevedendo quindi che l’ingresso possa anche non essere gratuito per finalità turistico-culturali, senza che ciò si traduca in una lesione del diritto di accesso dei fedeli».

“Ingresso libero e gratuito, dovrebbe essere la regola”

Orrico insiste sulla sua tesi: «Va rilevato che l’obbligo di pagare un ticket per l’accesso agli edifici sacri presenta profili confliggenti con il criterio di destinazione e apertura integrale al culto pubblico che la normativa italiana considera requisito indispensabile affinché un immobile possa avere la qualifica di edificio destinato all’esercizio pubblico del culto cattolico, riconoscendo un peculiare regime giuridico strettamente connesso alla soddisfazione dei bisogni spirituali della popolazione».

«Da ultimo – chiosa il sottosegretario – nel 2012 il consiglio episcopale permanente della CEI ha emanato una nota pastorale, avente solo valore di indirizzo e quindi giuridicamente non vincolante, intitolata “L’accesso nelle chiese“, nella quale si ribadisce che, stante la primaria e costitutiva destinazione delle chiese alla preghiera liturgica e individuale, sono ospiti graditi tutti coloro che desiderano entrarvi per pregare, per sostare in silenzio, per ammirare le opere d’arte. L’ingresso libero e gratuito dovrebbe costituire la regola, derogabile in casi eccezionali» (www.senato.it).


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Tags:
beni culturali
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