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Il Cardinale che perse una mano per un favore a Wojtyla è morto

MAREK LASYK/REPORTER
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Si è spento il 5 settembre scorso a Cracovia. Il suo motto episcopale: “Per me vivere è Cristo”

E’ morto a 94 anni uno il cardinal Marian Jaworski, vescovo di origini ucraine, per alcuni anni confessore di Karol Wojtyla e suo amico, fu colui a cui Giovanni Paolo II chiese di ricostruire la chiesa ucraina postcomunista, fu infatti arcivescovo metropolita della sua Leopoli (dove era nato) dal 1991 al 2008 e prima ancora amministratore apostolico di Leopoli dal 1984 al 1991: il suo motto episcopale era “Per me vivere è Cristo” e la sua vocazione fu totale.

Come ricorda Vatican News:

Tre anni fa il presidente polacco Duda lo aveva insignito dell’Ordine dell’Aquila Bianca, il più alto riconoscimento della nazione. Lui però è sempre stato” un uomo di grande cultura e pietà”, ricorda l’arcivescovo di Cracovia Marek Jędraszewski. “Godeva – dice – di grande autorità e rispetto presso Giovanni Paolo II. Per un po’ è stato anche il suo confessore”. A restare impressa, afferma, è “la testimonianza della fede del cardinale, per il servizio reso alla Chiesa sino alla fine, per la sua grande umiltà”.

Papa Francesco lo ha ricordato con affetto attraverso un lungo telegramma inviato a Monsignor Marek Jadraszewski, Arcivescovo di Cracovia, dove il presule è morto il 5 settembre scorso.

“Ringrazio il Signore – scrive il Papa – per la vita e il ministero apostolico di questo fedele testimone del Vangelo. Con gratitudine ricordo il suo impegno accademico, San Giovanni Paolo II spesso poneva l’accento sul suo particolare e prezioso contributo allo sviluppo scientifico”.

E ancora “lo ha accompagnato lungo tutta la vita e ha definito il suo modo di pensare, di valutare, di compiere scelte, di prendere decisioni e definire le prospettive di diverse ricerche. Nei cuori di coloro che lo hanno conosciuto, è rimasto come uomo estremamente giusto, sincero, coraggioso che amava la Chiesa”.

La mano persa “per” Wojtyla.

Quando Wojtyla fu chiamato a Roma nel giugno 1967 per ricevere la berretta cardinalizia, Jaworski lo aveva sostituito in una visita precedentemente programmata a Olsztyn, in Polonia. Mentre sostituiva il futuro Papa, Jaworski era stato coinvolto in un incidente ferroviario che causò l’amputazione della sua mano sinistra. Tempo dopo, l’elezione di Karol Wojtyla come pontefice coincise con l’ictus di Deskur, così come la sua nomina a cardinale coincise con il tragico incidente di Jaworski. Tempo dopo essere diventato papa, Giovanni Paolo II aveva fatto notare ad un caro amico, il professor Stefan Swiezawski, che gli eventi più importanti della sua vita sacerdotale erano stati legati a grandi sofferenze dai suoi amici più stretti. Sia Deskur che Jaworski furono successivamente creati cardinali da Wojtyla stesso.
Il professor Stefan Swiezawski, anni dopo raccontò a Helen Whitney, la produttrice del documentario su Giovanni Paolo II, “Il Papa Millenario”: «Giovanni Paolo II ha parlato della sua convinzione che gli eventi più importanti della sua vita sono stati collegati alla sofferenza dei suoi amici. Egli crede che l’ictus di monsignor Deskur fosse un modo per pagare la sua elezione al papato e che la sua elevazione a cardinale fosse intimamente legata alla tragedia di un altro amico, padre Marian Jaworski, che aveva perso la mano in un incidente ferroviario» (PBS).

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