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Un monaco benedettino: l'angelo custode mi fece confessare un giovane prima di morire

UMB-O/Shutterstock

Non diventeremo un angelo custode quando moriremo Gli angeli sono una parte separata della creazione di Dio, e noi non diventeremo un essere completamente nuovo quando moriremo. Rimarremo umani, e se ci verrà concessa la Visione Beatifica saremo trasfigurati e riceveremo il nostro corpo risorto alla fine dei tempi.

don Marcello Stanzione - pubblicato il 01/09/20

Lo spirito celeste ti riaccompagna verso i sacramenti da cui ti eri allontanato: la testimonianza di Padre Bonifacio Admont

A volte l’angelo custode consente di riavvicinarti ad un sacramento – dopo che ne sei rimasto lontano per molto tempo – proprio prima di morire. Riporto la testimonianza di un monaco benedettino.

«Io, Padre Bonifacio Admont, dell’Ordine di San Benedetto, dal 1944 al 1946 feci da vicario presso un parroco ammalato in un villaggio svevo. Qui ebbi un’esperienza che mi ha manifestato chiaramente come l’angelo custode si preoccupa della salvezza delle anime».

Il Buon Pastore

Il primo segno fu nell’aprile del 1945. «Il 13 aprile, la vigilia della domenica del Buon Pastore, arrivò da me in parrocchia un ragazzo delle classi superiori, durante l’intervallo del mattino e mi disse: “Ho un’ora libera, poiché la prossima lezione è sospesa. Non mi confesso da molto tempo. Posso farlo ora?”. Era un bravo ragazzo rispettoso, però era stato rovinato durante il periodo nazista e dai disordini post-bellici, e si era allontanato dai Sacramenti. Si inginocchiò e fece la preparazione per la confessione. Era un ragazzo intelligente e profondo, e non gli occorreva nessun libro. Si preparò in raccoglimento per una decina di minuti ed io ne approfittai per preparare mentalmente la mia predica sul “Buon Pastore”. Poi venne da me, si inginocchiò e si confessò. Io gli parlai del “Buon Pastore” che prende la sua pecora sulle spalle e s e la porta all’ovile. Però notai che il vocabolo “pecorella” non gli piaceva come termine di paragone; allora gli dissi qualcosa sulla Risurrezione e sulla vittoria strepitosa di Cristo sulla morte e sul diavolo. Mi ricordo ancora benissimo che mi guardò con i suoi occhi scuri, come se gli fosse presente qualcosa del suo futuro. Dopo l’assoluzione andò in chiesa a pregare».

L’attacco aereo

Dopo un po’, rammenta padre Bonifacio, «uscì e ritornò a scuola. Il mattino dopo fece la santa Comunione durante la prima santa Messa. Io fui colpito dal suo raccoglimento e dalla sua serenità. Abitava vicino alla chiesa. Avevo appena celebrato un’altra santa Messa ed ero ancora in sagrestia, quando sentii lo scoppiettio delle mitragliatrici».

“Sulla soglia mi guardò e chinato il capo morì”

Era la prima volta che c’era un tale attacco aereo a bassa quota sul villaggio. «Molta gente – ricorda il monaco – arrivò in chiesa spaventata. Io presi l’olio santo ed uscii, e mi dissero dove dovevo andare: era nel cortile vicino, che apparteneva ai genitori del ragazzo. Che quadro straziante! Alcuni giovanotti osservavano gli aerei con un cannocchiale: un aereo era sceso ancora più basso, e sparò contro di loro. Un giovane perdette un piede, gli altri furono feriti. Il ragazzo che la mattina aveva fatto la comunione, stava vicino al muro della casa senza esser notato da nessuno. Io lo vidi subito, e presolo in braccio lo portai in casa. Sulla soglia mi guardò e chinato il capo morì. Gli diedi immediatamente l’olio santo. Un proiettile gli aveva forato il cuore. Ora era andato incontro al Buon Pastore. Cristo, Il Vincitore sulla morte l’aveva accolto nel suo regno di luce. Un giorno il suo angelo gli aveva fatto capire, mentre i suoi compagni giocavano a pallone, di andare a purificare la sua anima col sacramento della penitenza, e aveva fatto la santa comunione proprio prima di morire».




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