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Suor Josefa Menéndez, la suora che è scesa all’Inferno

Sandra Ferrer - pubblicato il 28/08/20

Le visioni mistiche di questa religiosa che ha ricevuto messaggi d’amore da Cristo e dalla Vergine e ha sperimentato le sofferenze infernali

María Josefa Menéndez ha sentito fin da molto piccola la chiamata alla vita religiosa. Nata il 4 febbraio 1890 in una pia famiglia di Madrid (Spagna), era la maggiore di cinque figli. Dai sette anni seguì i consigli del suo direttore spirituale, il sacerdote gesuita José María Rubio, canonizzato da Papa San Giovanni Paolo II nel 2005.

A poco a poco, Josefa maturò l’idea di offrire la propria vita a Dio, cosa che confermò quando fece la Prima Comunione il 17 marzo 1901. La morte di suo padre nel 1910, tuttavia, lasciò la famiglia in una situazione economica precaria. Essendo la primogenita, Josefa trascorse alcuni anni aiutando la madre a prendersi cura dei fratelli e a portare avanti la famiglia lavorando come sarta.

Sarebbero dovuti passare ancora molti anni perché Josefa potesse realizzare il suo sogno. Aveva trent’anni quando prese la decisione di entrare nella Compagnia del Sacro Cuore di Gesù e andò a vivere nel monastero Les Feuillants di Poitiers (Francia). Nel 1917 iniziò il noviziato, e il 16 luglio 1922 professò i voti monastici.

Dal 1920 al 1923, suor Josefa ebbe un’intensa vita di visioni mistiche, che decise di condividere con il mondo scrivendole dettagliatamente. La suora fece ciò che Gesù le aveva richiesto in una delle visioni: “Desidero che facciano conoscere le Mie Parole. Voglio che il mondo intero Mi conosca come Dio d’amore, di perdono e di misericordia. Voglio che il mondo legga che desidero perdonare e salvare”.

Nelle visioni, Gesù si lamentava del fatto che molte anime abbandonassero il cammino di santità, e chiedeva alla sua serva di aiutarlo a ricondurle a Sé:

“Guarda in che stato le anime infedeli lasciano il Mio cuore… Ignorano l’amore che nutro per loro; per questo Mi abbandonano. Ma tu non vorrai compiere la mia volontà?”
“Custodisci solo per Me quel cuore che ti ho dato, e non cercare altro che di amare. Il Mio Cuore arde nel desiderio di consumare le anime nell’amore”. “Il mondo non conosce la Misericordia del Mio Cuore. Voglio avvalermi di te per farla conoscere… Ti voglio apostola della Mia bontà e della Mia misericordia”.

Anche la Vergine Maria parlò a suor Josefa nelle sue visioni, sulla stessa linea del messaggio d’Amore trasmesso da suo Figlio:

“Come posso non amarti, figlia mia? Per tutte le anime mio Figlio ha effuso il Suo Sangue. Sono tutte figlie mie. Ma quando Gesù fissa gli occhi su un’anima, io metto in essa il cuore”.

Oltre a diventare messaggera dell’Amore Divino e a dare una speranza di pace al mondo, suor Josefa subì esperienze meno gradevoli con le sue visioni estremamente vive dell’Inferno.

In queste, che plasmò in modo dettagliato nei suoi scritti, la religiosa incontrò le anime peccatrici che subivano i tormenti che ella stessa sperimentò: “Mi misero in una di quelle nicchie, dove sembravano stringermi con griglie roventi ed era come se mi passassero grossi aghi sul corpo, che mi bruciavano. […] Quello che non ha paragone con alcun tormento è però l’angoscia che prova l’anima vedendosi lontana da Dio”.

La sua esperienza era così intensa che quando si svegliava continuava a sentire l’odore di zolfo e carne bruciata impregnata nelle sue vesti.

Suor Josefa Menéndez è morta il 29 dicembre 1923 nello stesso convento in cui pochi anni prima aveva professato i suoi voti. Nello stesso anno è stato avviato il suo processo di beatificazione, e poco tempo dopo la Chiesa ha acconsentito al fatto che le visioni della religiosa venissero pubblicate in un libro noto come Un appel d’amour, che sarebbe stato poi tradotto in molte lingue.

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