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Tornare a curarsi nonostante il Covid-19

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Silvia Costantini - pubblicato il 26/08/20

Tra paura e prudenza, la salute non può aspettare: a tu per tu con la prof.ssa Filomena Maggino, Presidente della Cabina di Regia "Benessere Italia".

Milioni di cittadini italiani, dai primi di marzo, cioè  quando l’Italia ha scoperto di essere entrata a contatto con il letale virus Covid-19, hanno smesso di curarsi, hanno rimandato ad un tempo da definire gli esami specialistici, diagnostici… lasciando semi vuoti ospedali, ambulatori, studi medici.

 Tutto questo con grandi ripercussioni sia sulla salute stessa delle persone, sia sul sistema sanitario nazionale. E di certo, ora che i contagi hanno ripreso a risalire, il panorama non è affatto rassicurante.  La domanda che in molti ci poniamo è se sia possibile tornare nelle strutture sanitarie in sicurezza, e come gli stili di vita possano incidere sulla salute e sul benessere di ciascuno.

Ne abbiamo parlato con la prof.ssa Filomena Maggino, Consigliere del Premier Giuseppe Conte, nonché Presidente della Cabina di Regia “Benessere Italia, organo della Presidenza del Consiglio dei Ministri, intervenuta recentemente al Meeting di Rimini proprio per affrontare il delicato tema della salute e delle cure.

FILOMENA MAGGINO PREMIER CONTE
Public Domain

A Rimini ha detto che “Il benessere dei cittadini deve essere al centro delle decisioni”.  A che punto siamo? 

Prof.ssa Maggino: La crisi e la conseguente emergenza sanitaria che abbiamo vissuto hanno fatto emergere in maniera evidente le criticità e le fragilità del nostro Paese. Non è sfuggito a nessuno che la zona maggiormente colpita dall’epidemia era segnalata da anni per la presenza di diversi problemi sistemici: è una delle più inquinate d’Europa. Conseguentemente, le persone che vivono in un’area così inquinata presentano inevitabilmente delle fragilità nel proprio corpo. A tale situazione si è aggiunta anche una gestione discutibile dei servizi sanitari. A tutti tali problemi sistemici è bastato un evento importante (l’epidemia) per far scatenare un’emergenza senza pari.

È importante che tutti riflettiamo su tali problemi. In fondo, se ci pensiamo bene, non aver posto al centro delle decisioni (politiche, amministrative, economiche, produttive, personali, …) il benessere del Paese, che è benessere sia dei cittadini che dell’ambiente, e non averlo promosso in maniera equa (tra cittadini e tra territori) ha posto il Paese a grave rischio, un rischio che si è poi concretizzato nell’emergenza che abbiamo vissuto ma che si è concretizzata nel tempo in altre crisi (si pensi a tutte le fragilità che il nostro territorio vive anche in conseguenza di eventi atmosferici, geologici, ecc.)

È arrivato il momento di fare in modo che, come molti stanno dicendo, tale lezione si trasformi in opportunità. La vera opportunità che vedo è proprio quella di rimettere al centro delle decisioni pubbliche e delle scelte individuali il benessere individuale e collettivo, ovvero equo e sostenibile. Questa definizione di benessere è declinabile in termini di rispetto e responsabilità che non devono essere invocati sono in questo momento ma dovrebbero permeare le nostre azioni.

Se non impareremo questa lezione saremo condannati a rivivere nuove emergenze che saranno sempre più faticose e difficile da affrontare.

Che tipo di impatto ha avuto e ha la non-cura di questi ultimi 6 mesi, sulla vita delle persone, per paura di entrare in contatto col virus?

Prof.ssa Maggino: L’insorgere dell’emergenza ha posto molta attenzione sulle modalità da definire per affrontarla, concentrando non solo gli sforzi ma anche i contenuti del sistema di informazione sul tema dell’emergenza sanitaria. Ciò ha avuto la conseguenza, tra le altre, di trattenere le persone che necessitano di cure specialistiche ed esami diagnostici particolari dall’avvicinarsi ai presidi ospedalieri. Ciò è accaduto anche per chi necessitava di un intervento immediato di soccorso (si pensi ai colpiti da infarti cardiaci). L’impatto è stato gravissimo e, nella maggior parte dei casi, sarà difficile recuperare.

A tale situazione io aggiungerei anche i danni che la successiva crisi economica ha provocato sulle cure di mantenimento: non tutti, per esempio, possono permettersi le cure dentali e sappiamo quali possono essere le conseguenze sulla salute generale di ciò.

Papa Francesco ha recentemente lanciato un accorato appello affinché i vaccini per il Covid-19 siano accessibili a tutti, non solo a chi ha capacità economiche. Cosa prevede di fare l’Italia per raggiungere questo obiettivo?

Prof.ssa Maggino: Se riprendiamo quanto ho espresso in precedenza riguardo al concetto di benessere equo e sostenibile notiamo subito come ciò sia in completa sintonia con l’appello del Santo Padre. La questione è che bisogna non tanto fare in modo che tutti quelli che lo vogliono possano accedere all’eventuale vaccino ma che tutte le decisioni e le scelte che si prenderanno siano orientate al benessere equo e sostenibile. Non solo ora ma sempre.

Lei si occupa di “qualità e stile di vita”. Che cosa intende e soprattutto che significa parlarne nel momento attuale? 

Prof.ssa Maggino: Il benessere di un Paese presenta due macro aspetti da considerare, la qualità della società, che comprende aspetti quali la coesione economica e sociale, l’integrazione di individui e gruppi, le relazioni e i legami sociali (capitale sociale), la qualità della vita, intesa come condizioni di vita individuali.

Tutto ciò visto in relazione con l’ambiente inteso come patrimonio che ci è stato affidato e per il quale dobbiamo avere cura per consentire la vita degli umani, che vivono ora e che vivranno in futuro, ma anche di quella di tutti gli esseri viventi.

In fondo, torniamo sempre ai concetti di rispetto e di responsabilità.

 Quindi, parlare oggi di qualità della vita e promuoverla in maniera equa e sostenibile vuol dire principalmente parlare di responsabilità che ha radici profonde nel tema del rispetto:

  • rispetto per sé stessi, per il proprio corpo, la propria storia, le proprie capacità, la propria natura;
  • rispetto delle opinioni, delle competenze, della storia, … degli altri;
  • rispetto dell’ambiente che ci circonda;
  • rispetto, in ultima istanza, della vita in tutte le sue forme.

Sembra quasi che parlare di qualità della vita oggi sia quasi rivoluzionario!

Che conseguenze ha lo “stile di vita” sia a livello personale che sociale?

Prof.ssa Maggino: Nel perseguimento del benessere del Paese i due grandi aspetti precedentemente citati sono da conciliare, quello comunitario (perseguito in termini di coesione sociale, territoriale, ecc.) e quello individuale che è declinato in termini di qualità della vita e stile di vita. In questa prospettiva occorre entrare nell’ottica di promuovere politiche finalizzate al miglioramento delle condizioni di vita (definite da risorse, standard di vita, salute, accessibilità, ecc.). Le politiche così definite pongono al centro la persona e mirano alla promozione di stili di vita sani, alla definizione di tempi di vita equilibrati, alla progettazione di condizioni di vita eque, alla promozione di azioni finalizzate allo sviluppo umano, alla formazione continua.

In pratica parlare di stili di vita vuol dire promuovere scelte individuali che hanno conseguenze in tutta la comunità. Si pensi alle scelte alimentari: ciò che scegliamo per nutrirci (sia in termini di qualità che di quantità) ha non solo conseguenze sulla nostra salute ma anche sulle nostre relazioni, sull’ambiente, sull’economia, sul paesaggio, sulle infrastrutture necessarie, sui servizi da attivare e così via.

In definitiva, le nostre scelte alimentari hanno conseguenze sistemiche essendo prese in una realtà complessa. 

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