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750 anni fa Luigi IX entrava nella gioia del suo Signore

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“La morte di san Luigi” – scuola francese

Gabriel Privat - pubblicato il 25/08/20

Era un re di Francia assai solo, quello che s’imbarcava per l’ottava crociata, ma era un pellegrino arso dal desiderio di evangelizzare. Era un 25 agosto quando il Santo Capetingio moriva nell’umiltà di un letto di ceneri.

Pochi dei compagni della sua prima crociata (la settima) si stringevano attorno a re Luigi quando annunciò pubblicamente la sua decisione di partire nuovamente per difendere la Terra Santa. Pochi grandi baroni, niente più. La sua volontà, però, è stata lungamente ponderata: il sovrano ne aveva parlato con il Papa in una lettera dell’ottobre 1266, poi con i grandi del regno nel marzo 1267 e nel febbraio 1268, in vista di una partenza che si voleva nel maggio 1270.


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I preparativi militari furono minuziosamente messi in opera. Fu costituito un arsenale. Importanti prestiti in denaro furono contratti con i Templari, furono prelevate nuove imposte. La Chiesa avrebbe versato la decima per la crociata. Fatto nuovo, il re non avrebbe più navigato su navi veneziane, ma su battelli genovesi e su vascelli fatti armare a proprie spese per l’occasione, affidando per la prima volta nella storia del regno il comando militare a un militare francese individuato nella persona dell’ammiraglio Florent de Verennes.

Il fagotto da pellegrino

Sul piano politico, la reggenza fu minuziosamente organizzata. Il re fece confezionare un sigillo specifico per legiferare a distanza dal luogo della sua crociata, redasse il suo testamento e prese diverse misure purificatrici contro la bestemmia e la prostituzione. Infine, il 14 marzo 1270, il re ricevette a Saint-Denis l’orifiamma e il fagotto da pellegrino. Dopo una processione penitenziale nelle strade di Parigi, il sovrano imboccò la via per il porto di Aigues-Morte (dove aveva fatto allestire il cantiere navale).

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Domaine Public
San Luigi, re di Francia, riceve la comunione

Niente da fare. Se la famiglia reale è ben rappresentata, numerosi signori mancano all’appello, e tra i primi spicca Joinville, il celebre memorialista del re, suo compagno nella settima crociata, che si ritirava a vita privata. Anni dopo se ne sarebbe pentito amaramente.

La scelta di Tunisi

Il 1o luglio 1270 il re si imbarcò sulla sua nave, la Montjoie. Fu fatta rotta per la Sicilia, feudo del fratello Carlo d’Angiò. Di là, l’armata si diresse verso Tunisi. La scelta non fu casuale: Luigi IX aveva solide ragioni per sperare la conversione dell’emiro al cristianesimo, la qual cosa avrebbe creato un’inespugnabile testa di ponte in Africa del Nord, donde la cristianità della reconquista sarebbe potuta avanzare verso l’Egitto e verso i Regni latini d’Oriente. Ricordiamolo: i cristiani costituivano lì delle minoranze importantissime, quando non addirittura la maggioranza della popolazione. Del resto, il Mediterraneo occidentale era un punto d’attracco più agevole del Mediterraneo orientale, dove i Franchi avevano gradualmente perduto i loro crediti. L’impero latino di Costantinopoli era collassato, ed era stato restaurato l’Impero Greco (che pure si voleva sempre “Romano”). I Regni latini d’Oriente erano tornati ad arretrare sotto i colpi di maglio del sultano mamelucco Baybars. In ultimo, la tanto sperata alleanza mongola era fallita sul più bello, dopo gli ultimi contatti tra il re di Francia e il Kahn Hulegu, nel 1262. Dunque tutte le speranze dovevano riportarsi su Tunisi.

Gli ultimi sacramenti

Il 17 luglio, l’armata sbarcò a Tunisi. Il rinforzo di Carlo d’Angiò, su cui si contava, si fece purtroppo attendere, e i francesi dovettero contare quasi sulle loro sole forze. L’emiro di Tunisi, contrariamente alle speranze, non si convertì e non aprì le sue porte. Toccò assediare la città. Le condizioni sanitarie erano ovviamente deplorevoli, e dalla fine di luglio l’accampamento fu incendiato dalla dissenteria. Jean-Tristan, il figlio della settima crociata, morì il 3 marzo 1270. Poco tempo dopo, il re fu colpito dal medesimo male. Allettato, ricevette gli ultimi sacramenti e, con la voce indebolita, rispondeva alla messa, recitava i salmi e le litanie dei santi. La mente fino alla fine fissa alla crociata, ne stava ancora ragionando quando entrò in agonia: come convertire gli abitanti di Tunisi? Dove trovare un predicatore abbastanza talentuoso e audace da mandare a predicare nella città? Il nome di un domenicano attraversa le labbra di Luigi IX, ma ormai era troppo tardi.


l'apothéose de la statue de Saint-Louis du roi Louis IX de France

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Disteso su un letto di cenere in forma di croce, durante l’ora santa, il 25 agosto 1270 san Luigi entrava nella gioia del suo Signore. Rimasti tra i vivi, i crociati – sotto il comando del nuovo sovrano Filippo III (detto “l’ardito”) – negoziarono una tregua onorevole dopo alcune battaglie vittoriose, quindi s’imbarcarono di nuovo per l’Europa riportandosi le spoglie mortali dei caduti.

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

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