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La tragedia di Viviana e Gioele: una madre alla ricerca della Luce con il suo bambino

VIVIANA PARISI, GIOELE MONDELLO, DANIELE MONDELLO,

Facebook | Daniele Mondello

Silvia Lucchetti - pubblicato il 20/08/20

Di fronte al dramma terribile della morte di Viviana Parisi e Gioele Mondello sta prevalendo una ricostruzione morbosa, invece della profonda compassione per la tragica fine di questa mamma e del figlio amatissimo

In queste ultime settimane una vicenda tragica ha polarizzato l’attenzione e le emozioni di tutti gli italiani, riempiendo le pagine dei quotidiani e i servizi dei Tg. È la storia di Viviana Parisi e del suo bellissimo bambino Gioele Mondello, ritrovati morti dopo la loro scomparsa avvenuta il 3 agosto scorso. I resti della mamma sono stati trovati cinque giorni dopo mentre quelli del figlio solo ieri.

Ricostruiamo ciò che accaduto

Il 3 agosto mattina Viviana, 43 anni di origini torinesi, moglie di Daniele Mondello, entrambi dj, dopo aver fatto colazione con il marito e il figlio e aver preparato il sugo per il pranzo, esce di casa a Venetico, vicino Messina, insieme a Gioele. A rileggerli ora questi particolari, la colazione in famiglia, la premura di cucinare, nasce una tenerezza grandissima. Viviana informa il marito che si recherà a Milazzo in un centro commerciale a 20 chilometri di distanza per comprare un paio di scarpe al piccolo. Quando mamma e figlio escono Daniele è già a lavoro, Viviana lascia il cellulare a casa. Afferma in proposito il marito:

Io e Viviana avevamo ritrovato la serenità, anche perché lei era felice per aver ritrovato il lavoro. Il 3 agosto abbiamo fatto colazione insieme a Gioele, poi lei mi ha detto che andava a Milazzo. Ma sapevo che aveva voglia di andare anche alla Piramide della luce, l’aveva detto a mio fratello e a mia cognata. Quel giorno non si è portata con sé il telefono perché si appoggiava sempre a me. (corriere.it)

Due anni fa mi sono chiusa in un bunker

In un post su Facebook pubblicato il 7 luglio scorso sulla pagina di Daniele, Viviana racconta agli amici e ai follower cosa ha vissuto e provato diventando mamma: un cambiamento assoluto e radicale che le ha donato un mondo nuovo, dove muoversi e ritrovarsi. Ad un certo punto scrive:

(…) poi due anni fa mi sono totalmente e completamente del tutto ancora più estraniata, allontanata, chiusa in un bunker precisamente e vi dirò cari amici che state qui in parte a leggere le mie emozioni…
e come se avessi incontrato la matrigna cattiva e fossi scappata nel bosco nascondendomi dal mondo. La musica? La musica e tutto ciò che facevo è diventata malvagia mi ha “perseguitata” mi ha rinchiuso in una bara di “cristallo” . Ho cercato di difendermi ho cercato di proteggere me e il mio piccolo ma alla fine è stato il mio cucciolo a darmi il TEMPO e a cliccare il tasto PLAY, a ridarmi il ” RITMO” pian piano…

La foto che fa da cornice a questo scritto mostra la coppia abbracciata. Viviana sorride e porta al collo una collana con un pendente a forma di sole, il sole che magari sognava di vedere dopo un momento di buio. Forse per questo era incuriosita dalla Piramide della luce?

La Piramide della luce

Cos’è la Piramide della luce ovvero la Piramide del 38° parallelo? Viviana nei giorni antecedenti la scomparsa chiede informazioni su questa installazione artistica che si trova a Motta d’Affermo ed è visibile dall’autostrada. Si tratta una struttura gigantesca che fa parte del museo en plein air di Fiumara d’arte, promosso dal mecenate siciliano Antonio Presti. L’opera del 2010 è dotata di una fessura lungo lo spigolo occidentale che cattura la luce solare. Per il solstizio d’estate ogni anno la Piramide è il centro del Rito della luce che riunisce artisti di vario genere con l’obiettivo di “accendere” le coscienze per trasmettere alle nuove generazioni valori positivi e un messaggio di speranza. Quella speranza che la donna dopo alcuni problemi psicologici forse aggravati dal lockdown, secondo quanto raccontato dai parenti, si stava impegnando a coltivare, anche meditando spesso la Bibbia. Viviana era alla ricerca di senso: dopo il meraviglioso e doloroso viaggio della maternità, e il duro confronto con la pandemia, si trovava ad un bivio decisivo della sua vita.

L’incidente e la fuga

Ma torniamo alla cronaca dei fatti: durante la mattina inoltrata del 3 agosto la macchina di Viviana urta un furgone presso la galleria di Pizzo Turda dell’autostrada Palermo-Messina all’altezza di Caronia, a 104 chilometri da Venetico in direzione Palermo. Sembra si tratti di un incidente da poco, ma l’automobile della donna ha una gomma bucata. Gli operai alla guida del furgone si danno da fare per rallentare il traffico in galleria e permettere a Viviana di procedere fino all’uscita ed accostarsi in un’area di sosta. Diversi automobilisti in transito la notano.

A quel punto Viviana scavalca il guard rail e scompare nelle campagne e nel fitto della boscaglia vicino all’autostrada. Lascia la borsa in macchina con dentro soldi e documenti. Gli operai la vedono di spalle allontanarsi ma non notano Gioele. Solo una famiglia del Nord Italia si accorge del piccolo, e lo racconta ad altri testimoni che allertano il 112. Poi però la famiglia del Nord se ne va e per giorni gli inquirenti non riescono a rintracciarla nonostante i pressanti appelli.

L’appello del marito

Le ricerche iniziano il giorno stesso in tutta la zona circostante quel tratto di autostrada. Passano i giorni senza notizie né della mamma né del figlio. Il marito di Viviana registra un appello disperato alla moglie e lo pubblica sul suo canale Facebook, la rassicura e la implora di tornare a casa.

Ciao Viviana, ascoltami bene, torna a casa. Torna a casa, non c’è nessun problema. Hai fatto solo un piccolo incidente, non ti succede niente, né a te, né al bambino, né a me. Stai tranquilla, ti aspettiamo tutti a braccia aperte. Ti prego! Non puoi stare così tutti questi giorni fuori senza soldi, senza niente. Ti aspetto, ti amo, mi mancate tantissimo. Ciao.

Gli investigatori cominciano a privilegiare la pista dell’allontanamento volontario.

Il ritrovamento del cadavere di Viviana

Lo stesso pomeriggio dell’8 verso le 15.00, nella boscaglia a circa un chilometro dal luogo dell’incidente, grazie a un cane molecolare viene ritrovato un cadavere. È in avanzato stato di decomposizione, perciò irriconoscibile, si trova accanto a un traliccio dell’alta tensione. I vestiti sembrano proprio quelli di Viviana, vengono subito riconosciute le scarpe sportive bianche e poi viene ritrovata una catenina e la fede nuziale. Si continua a cercare il piccolo Gioele.

Buongiorno a te, Dio, Padre Nostro

Viviana aveva vissuto mesi complicati, di solitudine e sofferenza psicologica, lo si intuisce anche dal post che vi abbiamo segnalato in alto. Alternava giorni buoni a giorni no, dichiara la famiglia, si parla anche di un ricovero in ospedale. Forse anche per questo gli inquirenti prendono in considerazione la pista dell’omicidio-suicidio, ma non escludono altre ipotesi. Il dato certo è che Viviana non si stava recando quel giorno al centro commerciale di Milazzo, come invece aveva riferito a Daniele, ma probabilmente guidava in direzione della Piramide di luce. Chissà quale desiderio di infinito si agitava nel suo cuore di mamma, donna, creatura come tutti noi assetata di senso e d’amore! L’epidemia e la quarantena hanno provocato in tanti, in diverso grado, momenti di crisi e di riflessione profonda, molti hanno riscoperto la fede o almeno hanno avuto il silenzio necessario per ascoltare il grido del loro cuore desideroso di verità. In un video sulla sua pagina Facebook si vede Viviana, occhi grandi dolci e languidi, la voce calma, che legge una lettera scritta per suo figlio in cui vuole raccontargli come è nato il mestiere che con tanta passione lei e il suo papà svolgono. Uno scritto che sembra un testamento spirituale in cui la donna parla apertamente di Dio, si rivolge a Lui direttamente chiamandolo Padre Nostro.

Buongiorno al mio dolce bambino, buongiorno a tutti i nostri amici, buongiorno a te amore, buongiorno a te caro e amato studio, prima di tutto buongiorno a te, Dio, Padre Nostro, che come ho spiegato al mio piccolo, è Colui che per amore e passione è morto per salvarci tutti. Ci sono comandamenti nella vita e Nostro Signore ci insegna ad amarci rispettandoci a vicenda e rispettando alcune regole quotidiane. L’amore, la passione prima di tutto per ogni cosa. Ci sono momenti nella vita in cui ci smarriamo, momenti in cui abbiamo bisogno di stare un po’ soli. La solitudine è anche un modo per crescere e meditare, fa funzionarie il nostro cervello (…)

Parole vere, certamente credute nel profondo da Viviana, pronunciate con un tono quasi infantile, e affidate ad un filmato per fissarle, non lasciarle svanire e trasmetterle al suo bambino, Gioele, come il profeta dell’Antico Testamento, nome che significa «Yahweh è Dio». Chissà se Viviana lo sapeva, mi viene da pensare di sì, ogni mamma conosce l’etimologia del nome del proprio figlio.

L’autopsia

I primi risultati dell’autopsia effettuata sulla salma di Viviana evidenziano fratture multiple, compatibili con una caduta dall’alto. Non si può ancora dire se la donna sia caduta dal traliccio o si sia buttata di proposito. In alternativa delle teorie formulate dai criminologi si può anche pensare che Viviana avendo smarrito il figlio nel fitto della vegetazione, sia salita sul palo per cercarlo dall’alto con una visuale più ampia, e da così abbia accidentalmente perso l’equilibrio.

La paura di perdere Gioele

Perché Viviana sia scappata dopo l’incidente nessuno può saperlo, l’avvocato della famiglia ha rivelato al Corriere della sera che la donna aveva paura che i servizi sociali le togliessero Gioele. E per questo Daniele nell’appello le dice di stare tranquilla e di non preoccuparsi di nulla. Il perché di questa paura è probabilmente sempre da rintracciare nella crisi avuta durante la quarantena, quando in ospedale le prescrivono una cura che Viviana ha una certa resistenza a seguire. E così nella sua mente nasce la paura di perdere il figlio se non si sottoporrà alle terapie necessarie.

Una testimonianza decisiva

Il 16 agosto, tredici giorni dopo la scomparsa, i testimoni lombardi che avevano visto il bambino in braccio alla madre confermano il loro racconto alle Forze dell’Ordine. Gioele non aveva ferite, aveva gli occhi aperti e stava tra le braccia della mamma che amorevolmente lo sosteneva. Andavano verso una stradina di campagna dopo avere scavalcato il guard rail e aver attraverso l’autostrada in direzione dell’altra carreggiata: nessuno li stava inseguendo. Le ricerche proseguono, ma di Gioele, dopo 15 giorni, ancora nessuna notizia.

Il padre organizza una squadra di ricerche

Daniele Mondello martedì pubblica un appello per chiedere l’aiuto di volontari nella ricerca del bambino visto che fino a quel momento le squadre di soccorso non hanno ancora trovato nulla. Lui non crede che la moglie abbia fatto del male a Gioele.

Da un certificato medico del 17 marzo scorso ritrovato nella macchina di Viviana e rilasciato dall’ospedale di Barcellona Pozzo di Gotto, si apprenderebbe che «soffriva di paranoia e ha avuto un crollo mentale dovuto a una crisi mistica» (Corriere).

Giuseppe Di Bello trova i resti di un bambino

Nella tarda mattinata di ieri, un volontario, l’ex brigadiere dei Carabinieri Giuseppe Di Bello, scopre alcuni resti ossei compatibili con lo scheletro di un bambino: molto probabilmente si tratta di Gioele. Poco fa il procuratore di Patti, Angelo Cavallo ha dichiarato ai giornalisti:

I resti umani trovati ieri a Caronia sono compatibili con Gioele. (…) Questa mattina ci sarà il riconoscimento da parte del padre degli oggetti ritrovati sul posto. Gli avevo chiesto di farlo già ieri, ma ha preferito seguire le spoglie di quello che riteniamo sia il figlio e abbiamo rispettato questa esigenza. Noi non aspettiamo i 90 giorni per avere i risultati scritti della consulenza dei nostri periti. Loro ci dicono immediatamente quello che, secondo loro, è successo. Già ce lo hanno detto. E posso dire che loro delle certezze le hanno a loro modo comunicate, riservandosi all’esito di accertamenti, in particolare di quelli istologici. Ma una pista, una lettura chiara degli avvenimenti già c’è stata data. (Ansa)

Viviana e Gioele ora contemplate la Luce vera

Una storia oscura, è vero, conclusasi tragicamente, che, qualunque sia la ricostruzione giudiziaria degli eventi, parla certamente del desiderio di luce che albergava in Viviana. Tanti elementi sono ancora da chiarire ma, di fronte a questo dramma terribile sta prevalendo una lettura morbosa di quanto accaduto, dando per scontato che si sia trattato dell’omicidio-suicidio di una madre fuori di sé che ha trascinato il bambino nell’abisso della morte con l’obiettivo di “salvarlo” dalla malvagità che percepiva nel mondo. Dovrebbe prevalere invece un atteggiamento di profonda compassione per la terribile fine di questa mamma e di suo figlio, oltre che per Daniele il quale ha perso i suoi amori in modo così atroce.

Riposa in pace Viviana insieme al tuo Gioele che hai amato immensamente fino all’ultimo momento, qualunque sia stata la dinamica dei fatti: ora potete contemplare entrambi la Luce che tanto cercavi, quella vera.

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