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Rifiuteresti mai l'invito a una festa preparata per te?

GARDEN PARTY

Pla2na | Shutterstock

don Luigi Maria Epicoco - pubblicato il 20/08/20

Dio ci invita, ma il regno dei cieli è una festa di nozze a cui spesso diciamo di no: preferiamo i nostri affari e ci mettiamo sulla difensiva. Ma Dio non si arrende.

In quel tempo, rispondendo Gesù riprese a parlare in parabole ai principi dei sacerdoti e agli anziani del popolo e disse:
«Il regno dei cieli è simile a un re che fece un banchetto di nozze per suo figlio.
Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non vollero venire.
Di nuovo mandò altri servi a dire: Ecco ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e i miei animali ingrassati sono gia macellati e tutto è pronto; venite alle nozze.
Ma costoro non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari;
altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero.
Allora il re si indignò e, mandate le sue truppe, uccise quegli assassini e diede alle fiamme la loro città.
Poi disse ai suoi servi: Il banchetto nuziale è pronto, ma gli invitati non ne erano degni;
andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze.
Usciti nelle strade, quei servi raccolsero quanti ne trovarono, buoni e cattivi, e la sala si riempì di commensali.
Il re entrò per vedere i commensali e, scorto un tale che non indossava l’abito nuziale,
gli disse: Amico, come hai potuto entrare qui senz’abito nuziale? Ed egli ammutolì.
Allora il re ordinò ai servi: Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti.
Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti». (Mt 22,1-14)

Gesù, nel Vangelo di oggi, tira fuori un’altra immagine efficace di cosa sia il regno: “Il regno dei cieli è simile a un re che fece un banchetto di nozze per suo figlio”. L’immagine della festa rende bene l’idea delle intenzioni di fondo che Dio ha avuto quando c’ha dato la vita. La vita è una festa, e la vita eterna è una festa fatta per il figlio a cui siamo tutti invitati. Ma la possibilità di questa festa è legata a un invito a cui dobbiamo rispondere: “Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non vollero venire. Di nuovo mandò altri servi a dire: Ecco ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e i miei animali ingrassati sono già macellati e tutto è pronto; venite alle nozze. Ma costoro non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero”.

È paradossale come la buona intenzione di essere coinvolti in una gioia riceva il nostro rifiuto, e in alcuni casi anche la nostra parte peggiore. Senza Dio la nostra vita da festa si trasforma in solo doveri e sacrifici, o in problemi da affrontare, o solo in cose da fare senza nessun vero grande scopo. Ma anche se questo ci è chiaro preferiamo metterci sulla difensiva nei confronti di Dio. Ma Dio non si arrende, e se chi è invitato non vuole partecipare, allora l’invito lo rivolge a coloro che la vita ha scartato, e che si sentono tagliati fuori dalla vita stessa: “Allora il re si indignò (…)Poi disse ai suoi servi: Il banchetto nuziale è pronto, ma gli invitati non ne erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze. Usciti nelle strade, quei servi raccolsero quanti ne trovarono, buoni e cattivi, e la sala si riempì di commensali”. In questo senso il cristianesimo lo si può ricevere solo da poveri, perché finché pensiamo di avere diritto, molto spesso scatta in noi la presunzione, ma appena la vita ci umilia, ci lasciamo raccogliere con più facilità dall’amore di Dio.

#dalvangelodioggi

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