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“Ogni anziano è tuo nonno”, una campagna di successo del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita

AWI MELLO, NONNI

Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita

Paola Belletti - pubblicato il 17/08/20

Padre Alexandre Awi Mello, segratario del Dicastero, ci racconta in questa intervista esclusiva un'iniziativa nata dall'inivito del Papa a non trascurare gli anziani: "Ci aspettiamo che da questa emergenza escano intensificati i rapporti intergenerazionali".

Fin da subito siamo stati messi al corrente che la pandemia avrebbe colpito con più gravità gli over 60. Ma non di solo virus si muore, anzi. Il forzato isolamento domestico imposto dall’emergenza ha evidenziato la sofferenza di chi viveva già una solitudine problematica. Si tratta dei nostri nonni, possiamo familiarmente definire così tutti gli anziani anche senza avere legami di sangue con loro. Li ha avuti a cuore fin da subito dentro la “tempesta” del Covid Papa Francesco che ad aprile ci ha richiamati con puntualità:

[…] ci sono anche gli anziani. Come tutti, sono fragili e disorientati. A loro va oggi il nostro pensiero preoccupato e grato, per restituire almeno un po’ di quella tenerezza con la quale ciascuno di noi è stato accompagnato nella vita e perché giunga a ciascuno di essi la carezza materna della Chiesa.

La sollecitazione del Santo Padre è stata colta nella sua pienezza dal Dicastero per i laici, la famiglia e la vita che si è mosso per tradurre l’invito a questa carezza in un progetto di bene concreto. È nata così la campagna Ogni anziano è tuo nonno: in tutto il mondo i giovani si sono messi all’opera per abbracciare i nonni, cioé per costruire occasioni di legame vero anche se solo – forzatamente – virtuale. Abbiamo voluto conoscere meglio questa iniziativa e capire com’è andata. Siamo felici che il Rev.do Padre Alexandre Awi Mello, segretario del Dicastero, abbia condiviso le sue riflessioni in questa intervista.

PADRE ALEXANDRE AWI MELLO
@sperezdecamino

Caro Padre Alexandre, noi di Aleteia vorremmo raccontare di questa bellissima iniziativa del Dicastero Laici Famiglia e Vita a favore degli anziani e del loro legame tanto prezioso con la società, proprio in questo periodo in cui sono stati così penalizzati. Il Santo Padre ha da sempre manifestato particolare attenzione e vicinanza alle persone anziane, alla loro ricchezza per tutta la società, per la Chiesa, e alla loro fragilità. Il nostro mondo sembra avercela a morte con la debolezza, la malattia, la vecchiaia – soprattutto perché è un limite (e perché ci aspetta tutti, se abbiamo questa grazia). Ci racconta le ragioni al cuore di questa iniziativa?

Al dicastero sta molto a cuore la situazione che gli anziani stanno vivendo in quest’epoca di pandemia. Constatiamo che “nella solitudine il virus uccide di più”, come abbiamo affermato in un messaggio recente (7 aprile 2020). In quell’occasione abbiamo invitato a unirci “in preghiera per i nonni e gli anziani di tutto il mondo”, e a stringerci “intorno a loro, con il pensiero e con il cuore e, laddove possibile, agiamo, perché non siano soli”. Il messaggio del Santo Padre all’Angelus dedicato alla memoria dei nonni di Gesù, giustamente rivolto ai giovani, ci ha dato l’ispirazione: “Cari giovani, ciascuno di questi anziani è vostro nonno! Non lasciateli soli! Usate la fantasia dell’amore, fate telefonate, videochiamate, inviate messaggi, ascoltateli”. È nata così questa campagna, che promuove anche un tema molto amato dal Santo Padre: il dialogo intergenerazionale.

Che risposta ha avuto questa iniziativa del Dicastero Laici Famiglia e Vita di portare quanti più abbracci possibili (sebbene virtuali) tra giovani e anziani soli?

La risposta è stata molto positiva. In varie parti del mondo si è iniziato a replicare l’invito del Santo Padre, e i giovani, in base alle possibilità di ogni luogo e rispettando le norme sanitarie, hanno cominciato a inviare foto dei loro incontri (in presenza o virtuali) con gli anziani. Abbiamo anche attivato la nostra rete di contatti con la Pastorale Giovanile, la Pastoral Familiare e la Pastorale degli Anziani, temi di competenza del nostro dicastero, perché l’iniziativa giungesse più direttamente alle Conferenze Episcopali e alle diocesi.

Come hanno accolto “i nonni” questo slancio dei giovani nipoti volontari?

Sicuramente con grande gioia e gratitudine. Abbiamo ad esempio la testimonianza di una signora che ha detto che il pomeriggio trascorso con i giovani che le hanno fatto visita all’istituto è stato un “giorno di paradiso”. Alcuni gruppi giovanili da anni realizzano questo tipo di incontri, e gli anziani finiscono per sentirli come parte della loro famiglia.

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#Repost @witgelekruislimburg • • • • • • Veel ouderen dreigen in deze #coronacrisis geïsoleerd te raken. Daarom roept #sendyourhug jongeren op om op een virtuele manier contact op te nemen met hun grootouders. Doe jij mee? 🤗

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Il virtuale è stato nei mesi del lockdown un benedetto surrogato per alimentare e nutrire le relazioni, i legami. Deve restare transitorio? I giovani, che sono “nativi” di questi mezzi, come li vivono?

Sono convinto che usciremo dalla pandemia più “digitali”, e questo è positivo. Più che i giovani, che già lo erano, sono gli adulti che hanno imparato di più a usare le reti sociali come nuova forma di comunicazione che si è ormai insediata. Videochiamate, messaggi elettronici e video sono diventati parte della vita quotidiana anche di molti adulti. Il mondo digitale è “una parte significativa dell’identità e dello stile di vita dei giovani”, come hanno affermato loro stessi nella riunione pre-sinodale (marzo 2018), e loro stanno insegnando a chi è più anziano a vivere in questo mondo. Nel documento finale di quella riunione riconoscono i pericoli di questo mondo, che può portare a problemi come “l’isolamento, la pigrizia, la desolazione, la noia”, ma affermano con forza che “gli ambienti digitali hanno un potenziale senza precedenti nella storia per unire persone”. È quello che abbiamo sperimentato durante il lockdown e che deve diventare parte della “nuova normalità” d’ora in poi.

Quali testimonianze più significative avete raccolto tra le tante?

Visto che ogni incontro è unico e irripetibile, è difficile selezionare solo alcune testimonianze, ma come esempio posso menzionare l’iniziativa della diocesi di Udupi, nel sud dell’India, che ha lanciato un concorso e darà un premio alla foto più bella che esprima questo incontro tra giovani e anziani. Un altro esempio è la testimonianza di una ragazza del Myanmar, un Paese in cui ci sono pochissimi cattolici; il suo post è diventato uno dei più condivisi su Facebook.

Che frutti vi attendete da questo esperimento anche una volta finita questa emergenza?

Papa Francesco ha introdotto nella Chiesa il tema del dialogo intergenerazionale tra giovani e anziani. Nella Christus vivit insiste sul fatto che i giovani devono coltivare il legame con le proprie radici, come ha ricordato anche nell’Angelus che ha ispirato la campagna: “Un albero staccato dalle radici non cresce, non dà fiori e frutti. Per questo è importante l’unione e il collegamento con le vostre radici”. Un frutto che ci aspettiamo da questa campagna è proprio il fatto che dopo questa emergenza si intensifichi il rapporto tra giovani e anziani, che si riscopra “la ricchezza degli anni” (tema del primo incontro della Pastorale dell’Anziano, realizzato a gennaio di quest’anno dal nostro dicastero), e che cresca la “cultura dell’incontro”, promossa dal Papa, perché né giovani né anziani si sentano soli o scartati.

La risposta così generosa e creativa dei giovani vi ha stupiti?

Sicuramente la risposta ci ha sorpresi, ma ha anche confermato quanto sia lungimirante l’intuizione del Papa e quanto possa essere creativa “la fantasia dell’amore”. Ci mostra, poi, che siamo ancora all’inizio di un cammino che può essere molto più bello e fecondo.

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