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Marco, Camilla, Samuele, Nicolò ed Elia volevano vedere meglio le stelle

MAN, DRIVING, MOUNTAINS

Velimir Zeland | Shutterstock

Annalisa Teggi - pubblicato il 13/08/20

Il tragico incidente a Castelmagno nel cuneese: vite giovanissime strappate alla vita nel pieno della spensieratezza estiva. Nell'ultimo post di Camilla si legge: "Come fanno le onde a ripartire sempre?"

Erano saliti più in alto, perché fosse più buio, per vedere meglio le stelle sul Monte Fauniera sopra il santuario di San Magno a Calstelmagno, in provincia di Cuneo. Nella notte tra martedì e mercoledì un gruppo di 9 amici era a bordo di un Land Rover Defender e come chissà quanti altri voleva trascorrere la notte di San Lorenzo con gli occhi al cielo. Niente caos della movida, niente alcool o droghe, ma a quanto pare solo una distrazione: la tragedia è accaduta attorno a mezzanotte. Nella discesa dal luogo dove avevano guardato le stelle cadenti, su una stretta stradina di montagna, il Defender ha perso aderenza in un tornante ed è precipitato nel pendio sottostante.


TEEN, BOY, GIRL

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Il volo di più di 100 metri è stato fatale e tutti i ragazzi a bordo della vettura sono stati sbalzati fuori. Cinque di loro sono morti, sono: Marco Appendino, di 24 anni che era alla guida, i fratelli Nicolò ed Elia Martini, di 17 e 11 anni, Camilla Bessone, di 16 anni, e Samuele Gribaudo, di 14 anni. Gli altri quattro sono feriti, due in modo grave e due quasi illesi.  Si conoscevano da tempo, erano in vacanza in borgata Chiatti e volevano solo trascorrere una bella serata, semplice, insieme.

Bravi ragazzi, allora perché?

L’allarme è scattato dopo la mezzanotte. A darlo sono stati altri ragazzi che, a bordo di una seconda auto, hanno visto dietro di loro il fuoristrada precipitare lungo i pendii della zona. Ed è questa la notizia che sta attraversando l’Italia intera suscitando dolore e commozione, e sembra così tragicamente simile al destino di Carlotta che a fine luglio è morta a Mykonos durante la sua vacanza dopo la maturità. Vite giovanissime strappate alla vita nel pieno della spensieratezza estiva.

Anche i soccorsi non sono stati semplici: la strada per raggiungere il luogo dell’incidente era stretta, per coordinare ambulanze e mezzi dei Vigili del Fuoco è stato necessario organizzare un centro di controllo a valle; difficili persino anche le comunicazioni telefoniche. E ad accrescere il dramma è stato il fatto che i parenti dei ragazzi erano vicini e sono arrivati subito sul luogo della tragedia.

Oggi tutti noi possiamo vedere  sui social il volto delle vittime, i loro selfie e la loro vita quotidiana. E sono facce pulite e belle come quella di Samuele:

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Ma perché? Istintivamente il nostro contraccolpo di fronte a un fatto così sconcertante tenta di rifugiarsi nelle analisi, che qualcosa possono spiegare, ma certo non lenire o dare un senso a un evento di fronte a cui non la comprensione ma solo il senso di mistero ci può interrogare.

Emergono alcuni dati: il Land Rover era omologato per 6 ma a bordo della vettura erano in 9; lo stretto sentiero percorso dalla vettura non era provvisto di guard rail. Le cause sono ancora da chiarire ed è giusto che chi di dovere faccia tutte le necessarie ricerche in merito. Eppure è evidente che c’è un contenuto che trabocca, rispetto a quello che a posteriori possiamo acclarare. Il sindaco di Castelmagno, Alberto Bianco, è affranto fino alla disperazione, con le 5 vittime il comune ha perso il 50% dei giovani :

È una di quelle tragedie che succedono non perché i ragazzi hanno bevuto, ma per una distrazione – racconta Bianco -. Me lo hanno assicurato i carabinieri. Quel defender, su una strada sterrata, forse avrà fatto i 15 chilometri orari: sono strade che loro conoscevano molto bene, che facevano tutti i giorni per portare le mucche al pascolo. Quei ragazzi poi li conoscevo personalmente, giovani bravissimi, lavoratori. (da La Stampa)

Comprensibile che lo sconcerto lo abbia spinto a un mea culpa:

«Me ne assumo le colpe indirettamente perché io rappresento lo Stato: mi sento responsabile, ma anche impotente. Non sto scaricando le colpe, ma questo è un comune di 54 abitanti che ha 25-30 chilometri di strade da tenere in ordine con pochissimi trasferimenti dallo Stato e mi rendo conto diverse volte la segnaletica è carente. In questo caso mi sento colpevole, bastava un cartello che segnalasse la curva e forse non sarebbe successo. Se fossi ricco, metterei cartelli di tasca mia, ma sono un insegnante, faccio il sindaco gratuitamente così come lo fanno l’assessore e i consiglieri» (Ibid)

Vorremmo rassicurare quest’uomo, perché per quanto i nostri sforzi possano essere protesi al bene non saremo mai capaci di togliere ogni pericolo, ogni incognita, ogni lutto dal mondo. Ed il sindaco di Fossano, due vittime erano originarie di lì, ha dichiarato all’Ansa un pensiero che forse risponde al senso di impotenza del collega di Castelmagno:

«Non siamo noi amministratori a cambiare il volere divino».

La dichiarazione è stata fatta nel pieno dell’emotività del momento e s’intuisce che il sindaco non intendesse dire che queste tragedie sono volute da Dio, bensì che il disegno divino del mondo è più grande di ciò che noi «amministratori del creato» possiamo presumere di contenere. Non è una dichiarazione di accusa a Dio, ma un atto di consapevolezza umile. Ed è davvero tutta qui, la nostra speranza velata di lacrime.

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Chi erano le cinque vittime?

Sportivi in erba, molto impegnati perché nel volley sognavano il loro futuro. Nicolò aveva spento 17 candeline due sere prima, il 9 agosto; Samuele era una promessa del Cuneo Volley e la sua festa di compleanno era stata due mesi fa. Camilla era una cheerleader e con la sua squadra era impegnata in gare ed esibizioni. Tutti i giovani erano molto conosciuti. Marco Appendino, la cui famiglia a Savigliano ha un ingrosso ortofrutticolo, con il suo Defender arrivava ovunque e le foto sul suo profilo Instagram lo testimoniano. (da TgCom24)

Erano giovani. Come tutti quelli della loro età si sentivano pieni di quel fremito di vita e attesa di felicità che davvero non ha immagine migliore di una salita verso le stelle. Che l’ultimo loro gesto in compagnia sia stato uno sguardo al buio rivolto al Cielo non è solo un’immagine emotivamente intensa, è una vera carta d’identità. Ciascuno di loro – ciascuno di noi, anche cresciuti – fa i conti con questo ardore che scrive nell’anima un bisogno di infinito. Lo ripetiamo tante volte come cristiani, ma questo fatto di cronaca ce lo sbatte davanti agli occhi senza anestesie di sorta.

Mi colpisce il profilo Instagram di Camilla Bessone: tanti selfie corredati da versi delle sue canzoni preferite. Non è forse così? Cerchiamo le parole giuste per guardarci e spesso le prendiamo da altri. Da adolescenti lo abbiamo sentito tutti, che nelle canzoni c’era qualcosa che pareva incendiare, spalancare il nostro intimo tormento ed entusiasmo. E l’ultimo selfie pubblicato da Camilla ci lascia – misteriosamente – affacciati sul vero punto della questione; lei cita il verso della cantautrice SvegliaGinevra:

ma come fanno le onde a ripartire sempre? a ripartire sempre?

Non è un messaggio di fine, ma di inizio. Come si fa a non essere vittime dei nostri limiti? Chi ci fa ripartire? Chi ha tolto l’inciampo della morte e ci ha donato il “per sempre”?

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