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Cristiana Capotondi sarà Chiara Lubich in TV

CRISTIANA CAPOTONDI, CHIARA LUBICH
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Si sta girando in Trentino in questi giorni la fiction che approderà su Rai 1 in autunno, una ricostruzione degli anni giovanili in cui la fondatrice dei Focolarini intuì che solo Dio resta dentro un mondo che crolla.

Sono cominciate il 3 agosto in Trentino le riprese del film per la TV Chiara Lubich, lo vedremo su Rai Uno in autunno. Nel ruolo della carismatica protagonista e fondatrice del Movimento dei Focolari c’è l’attrice Cristiana Capotondi, che pochi giorni fa è stata anche stata nominata capodelegazione della Nazionale femminile di calcio. Dalla passione sportiva alla fede, forse il salto non è così ardito perché «il campo da gioco» dell’anima umana, cioè la vita, è un terreno che trabocca di ostacoli e occasioni, proteso nella sua corsa verso una porta … che ci intordurrà nella nostra vera casa celeste.

Un fuoco tra le macerie

E nel caso della Lubich non è una metafora dire che il Cielo si è manifestato come casa già in terra. Colpisce che raccontando la sua esperienza di Paradiso accaduta nell’estate del ’49 nella chiesetta di Sant’Antonio lei dica «era infinito, ma mi trovavo a casa». È un’intuizione ed è una sfida, quella di portare l’unità dell’amore con cui Dio ci tiene in braccio qui, nella storia terrena fitta di ombre, segnata da contraddizioni, scossa da tormenti.

La vocazione di Chiara Lubich si mette a fuoco nell’Italia attraversata dal secondo conflitto mondiale, tra le macerie sboccia una nuova dimora per l’uomo; e scaldata da un fuoco divino: «crollava il mondo, restava Dio». La fiction diretta da Giacomo Campiotti racconterà proprio gli anni giovanili di Chiara, quelli in cui la sua chiamata si manifesta e chiarisce:

Sarà dunque il racconto dei primissimi anni, quelli fondativi, in cui Chiara comprende la strada che Dio le chiede di percorrere e inizia ad intraprenderla, seguita da un sempre più numeroso gruppo di persone che dall’Italia percorreranno le vie del mondo intero. Ma sarà anche un viaggio all’interno del contesto storico, sociale ed ecclesiastico in cui Chiara si muove – quello, cioè, della Seconda Guerra Mondiale, dei primissimi anni del dopoguerra e dei fermenti pre-conciliari che agitano la cattolicità. (da Movimento dei Focolari)

Il 2020 è l’anno in cui si festeggia il suo centanario di nascita, e questo è senz’alto uno dei motivi per cui anche il mondo televisivo si è interessato a questa figura che ha segnato profondamente la spiritualità e l’esperienza cristiana. Nel palinsesto autunnale della Rai si è scelto di dare risalto a storie femminili fortemente rappresentative per la nostra memoria. Oltre alla Lubich, interpretata da Cristiana Capotondi, un’altra fiction sarà dedicata a Rita Levi Montalcini, nei cui panni vedremo Elena Sofia Ricci.

Quale valore è riconosciuto come peculariare nella voce della fondatrice dei Focolarini?

La forza di una figura come quella di Chiara oggi – si legge nel comunicato stampa – è di farci guardare l’altro come possibilità, dono, portatore di un seme di verità da valorizzare e amare, per quanto distante possa essere. La fratellanza universale come presupposto di dialogo e pace. Il messaggio di Chiara non appartiene soltanto al mondo cattolico e la sua figura ha contribuito a valorizzare la donna e il suo ruolo anche e soprattutto al di fuori dell’istituzione ecclesiastica. (Ibid)

Baita Paradiso

E dunque nella cornice del Trentino, in piena estate, Cristiana Capotondi s’immedesimerà in questa storia che siamo certi lascerà un segno, splancherà domande e riflessioni. Dovrà ripercorrere gli anni in cui, nella Trento del 1943, una maestra poco più che ventenne constata che tutto appare senza più un senso tra le macerie e le devastazioni. Eppure lì, in una piccola casetta che oggi si chiama Baita Paradiso,  si ritrova a leggere il Vangelo insieme a poche amiche e tutta la disperazione si ribalta in un’ipotesi nuova di vita:

«Che tutti siano uno» è questo il versetto che più colpisce Chiara e che diventa il suo programma di vita, scandaloso e incomprensibile per chi, stremato dalla guerra, cerca prima la vendetta della giustizia. Quelle parole di vita lette sotto le bombe diventano luce nel buio, speranza nella disperazione. (da Ansa)

La fede nei palinsesti televisivi ha sucessoDon Matteo docet – e forse c’è chi giudica questo dato in termini esclusivamente cinici di share e «fetta di pubblico». Ma è un dato che segnala ben altro. L’offerta video è vastissima e se certi contenuti religiosi attraggono la gente, evidentemente la verità del popolo è diversa dalla narrazione mainstream. Va per la maggiore proclamarsi sciolti da briglie fideistiche, liberi di essere indipendenti da verità dogmatiche, fieri uomini di un secolo molto ateo ma con tantissimi idoli. Evidentemente questa facciata si scontra con uno zoccolo duro più silenzioso, ma più radicato nell’esperienza che nelle parole. La cristianità è un tessuto vivo in mezzo a noi, sono volti che s’incontrano per strada prima ancora che dogmi da ripetere; sono preghiere recitate coi nonni e abbracci ricevuti in momenti di dolore. Per quanto emblematico possa suonare, chi etichetta tutto in termini di share viene a darci una notizia incoraggiante di questi tempi: il popolo ama le storie dei santi, si appassiona a un prete detective e, forse, dietro lo schermo non c’è solo il cattolico praticante, ma anche chi proprio non si spiega perché questa «strana gente» cristiana nascere compagnie, genera opere, ha la presunzione di dire che davvero l’Amore ci salverà.

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