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Il maestro dei domenicani: pochi giovani in chiesa? Responsabilità dei genitori

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Padre Gerard Timoner III: “Fare i discepoli in missione per invertire la tendenza”. Come consiglia Papa Francesco

«A tavola con san Domenico» è il tema dell’Anno giubilare dedicato agli 800 anni dalla morte del fondatore dell’Ordine dei predicatori (ordine domenicano ndr) (1221-2021). Cuore delle celebrazioni sarà la Basilica patriarcale di Bologna dove si trovano le spoglie del santo morto nell’adiacente convento il 6 agosto 1221.

Il prossimo 6 gennaio verrà aperto ufficialmente il Giubileo che si concluderà nel 2022 nel giorno dell’Epifania.

Oggi i domenicani sono circa 5mila, sparsi in 80 nazioni. La “Famiglia domenicana” include anche monache dedite alla vita contemplativa, suore apostolicamente impegnate e fraternite laiche e sacerdotali. Tanti sono i figli di san Domenico divenuti illustri per il loro apostolato intellettuale: da Tommaso d’Aquino ad Alberto Magno (Avvenire, 11 agosto).

Al vertice dell’Ordine c’è il Primo maestro, il filippino e teologo Gerard Francisco Timoner III.

AmadoMac Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0
Padre Gerard, maestro dei domenicani.

La speranza non è un miracolo all’improvviso

Padre Gerard, intervistato dal quotidiano dei vescovi, spiega perchè i domenicani riescono oggi ad essere così attuali ed ottenere “successo” nel modo di evangelizzare, più che altri ordini.

La parola chiave è “speranza”. «Credo che “abbandonare la speranza”, da una prospettiva teologica, è abbandonare Dio perché la speranza è la presenza costante di Dio con noi – afferma padre Gerard – La speranza non è ottimismo che nasce da un’attenta valutazione delle prospettive future rispetto alle nostre capacità e risorse. La speranza non è il rovesciamento di un presente miserabile in un futuro miracoloso. La speranza si fonda sulla certezza che Dio non ci abbandonerà mai. La speranza è la certezza che Dio si attiene ai “misteri della gioia, del dolore, della gloria e della luce” della nostra vita. “La speranza è Cristo in noi” (Colossesi, 1,27).

Gli errori commessi dai genitori

Se c’è speranza, Dio attecchisce nei cuori delle persone. Ragione il maestro dei domenicani:

«Si sente spesso dire che nel Vecchio Continente la Chiesa è avvertita come un’istituzione “stanca e anziana”. E per questo molti giovani non sono invogliati a conoscere nel profondo la vita e la storia del cattolicesimo. Ho incontrato un giovane frate europeo che ha condiviso con me il suo percorso vocazionale. Ho appreso dal mio confratello che i suoi genitori sono per tradizione cattolici ma non lo hanno battezzato. Da adulto si è messo in ricerca e ha trovato risposta alle sue domande di senso dentro la Chiesa cattolica». 

«Alla fine – prosegue – ha voluto intraprendere un percorso di fede e ha chiesto di ricevere il Battesimo. Più tardi portò sua madre in chiesa e la invitò a pregare con lui. La madre pianse e sperimentò così la sua conversione. Mentre ascoltavo la sua storia, mi sono chiesto: quanti giovani sono come questo frate? Se ci sono pochi giovani che frequentano i nostri luoghi di culto, probabilmente è perché c’è stata una generazione di genitori che ha deciso di non portare i figli in chiesa».

In una certo senso, conclude Padre Gerard, «l’Europa è divenuta un territorio missionario. Ecco perché papa Francesco ci chiama a riscoprire la nostra vocazione di “discepoli in missione”». Che è la ricetta domenicana per arginare la lontananza giovanile dalle chiese.

 

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