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Si può calcolare il numero degli angeli? È vero che Gesù dice quanti sono?

MUSICIAN ANGELS BY HANS MEMLING
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Cristo, la sera del Giovedì Santo, quando giungono gli uomini incaricati di arrestarLo, ordina a Pietro di riporre la sua spada nel fodero e aggiunge: “Pensi tu dunque che io non possa fare appello a Mio Padre, che mi fornirebbe seduta stante più di dodici legioni di Angeli?”

Voler conoscere il numero degli Angeli non è una questione puerile come sembra, perché questa domanda ha lungamente attirato l’attenzione dei Padri e dei Dottori della Chiesa: l’umanità è il “premio” nel conflitto fra Bene e Male, quindi trovo giusto desiderare di sapere quante truppe sono impegnate da ogni lato. La Bibbia mette in scena gli immensi eserciti del Signore: “Possiamo enumerare le Sue truppe?”, domanda il Libro di Giobbe (25,2); e il profeta Daniele gli fa eco: “Mille migliaia Lo servivano, miriadi di miriadi stavano in piedi davanti a Lui (Dan.7,10).

Cristo, la sera del Giovedì Santo, quando giungono gli uomini incaricati di arrestarLo, ordina a Pietro di riporre la sua spada nel fodero e aggiunge: “Pensi tu dunque che io non possa fare appello a Mio Padre, che mi fornirebbe seduta stante più di dodici legioni di Angeli?” (Mt.26,53): San Girolamo stima a quasi settantaduemila i soccorsi in questione. Cifre simboliche che non suggeriscono che l’incalcolabile.

ANGELS
Therese Trinko | Flickr CC BY-NC-ND 2.0

Le schiere angeliche

Gli Spiriti celesti sono divisi in tre Gerarchie ognuna delle quali è divisa in tre Ordini differenti che formano quello che si chiamano i nove Cori degli Angeli.

La prima Gerarchia comprende i Serafini, i Cherubini e i Troni; la seconda racchiude le Dominazioni, le Potenze e le Virtù, la terza è composta dai Principati, dagli Arcangeli e dagli Angeli.

Prima gerarchia

Ogni Coro è distinto dagli altri da un compito speciale e da un grado di eccellenza e di grazia che gli è proprio, ma in modo tale comunque, che la bellezza, le perfezioni e i doni dei Cori inferiori si ritrovano a un grado eminente nei Cori superiori.

I Serafini sono al primo posto e possiedono in modo più importante tutte le qualità e le virtù degli Angeli inferiori, sono caratterizzati dall’ardente amore di cui essi bruciano per Dio, ed è per questo che sono chiamati Serafini, da una parola ebraica che significa “brucianti”.

Nei Cherubini invece brilla la scienza e la conoscenza soprannaturale delle cose divine, da ciò deriva il nome di Cherubini, pienezza di scienza.

Il nome del terzo Coro della prima Gerarchia, Troni, significa che Dio abita e riposa in essi in maniera speciale, come su un trono dove siede nella sua maestà serena e pacifica, per rendere i Suoi editti e pronunciare i Suoi giudizi: i Beati Spiriti che compongono questo Coro hanno come caratteristica particolare della loro virtù la sottomissione più perfetta, e l’assoggettamento più intero nei confronti di Dio.

ANGELS
MARJAN SMERKE | DRUŽINA
Poslikava angelov z lirami v župniji Bohinjska Bistrica.

Seconda gerarchia

Le Dominazioni compongono il Coro angelico che rappresenta il sovrano dominio di Dio su tutta la Creazione: sono animati da uno zelo immenso per l’estensione del Regno di Dio.

Le Virtù dal canto loro sono la personificazione vivente della potenza infinita dell’Altissimo e gli servono da ministri e da esecutori nelle opere più difficili e nei miracoli più straordinari.

Infine le Potenze sono destinate a controbilanciare la potenza naturale lasciata ai Demoni, di cui essi sorvegliano l’esercizio.

La terza gerarchia

I Principati rappresentano la preminenza dell’Onnipotente sui re, sui principi, i monarchi e i Capi del mondo, ed è a questi Spiriti che è affidata la custodia dei regni, degli imperi e, in generale, delle moltitudini.

Poi ci sono gli Arcangeli, di cui parleremo meglio più avanti, che sono i messaggeri, perché Dio si serve di essi per eseguire i messaggi più importanti di quelli che Egli confida agli Angeli dell’ultimo ordine della terza Gerarchia.

Gli Arcangeli sono impiegati nella custodia di quelli che governano, così come delle anime destinate a pervenire a un alto grado di santità e di perfezione. L’ultimo Coro, infine, comprende gli Angeli propriamente detti, o “messaggeri ordinari”, ai quali sono confidati gli impieghi inferiori, la cura delle anime comuni degli uomini e la carica di presiedere a tutte le cose inferiori all’uomo.

Dio ha dato loro la grazia per prepararli alla felicità suprema: la visione beatifica. Gli Angeli hanno un’immensa intelligenza, e una volontà senza debolezza. Ma anche la libertà. Tutto è programmato per la loro eterna felicità.

MESSINA, DEAD CHRIST
Public Domain

Non sbagliano mai

Per conoscere, gli Angeli non hanno bisogno di quei contatti che ci sono indispensabili, i sensi: la conoscenza è per loro interamente di ordine spirituale. Questa conoscenza spirituale perfetta, unita alla loro santità, li fa adatti, fin dall’istante della loro creazione, a conoscere la verità e ad amare il bene, in proporzioni che nessun uomo può immaginare.

Tanto per cominciare gli Angeli non esitano mai, poiché sanno sempre esattamente quello che fanno e quello che vogliono, senza alcun rischio di sbagliarsi. La loro intelligenza è retta, la loro logica di un implacabile rigore. Lo spirito umano si stanca e si affatica, esige riposo, quello dell’Angelo è instancabile e infaticabile essendo libero dalle pesantezze della materia. La memoria umana è capricciosa, quella dell’Angelo è incapace della minima dimenticanza; quello che Egli sa, lo sa definitivamente e perfettamente.

Intelligenza che sorpassa la nostra

Dio non privò gli Angeli ribelli dell’intelligenza naturale che ha dato loro creandoli: benché ammaccata, questa intelligenza permane e sorpassa infinitamente la nostra. Tuttavia, il più piccolo degli Angeli fedeli, illuminato dall’intelligenza divina, sorpassa in saggezza il Principe degli Inferi.

Sì, per quanto Dio lo vuole e lo permette e se ne hanno bisogno per portare a buon fine le missioni a loro affidate. Quanto al passato, non essendo ubiqui, gli Angeli non possono conoscerlo nella sua integrità, ma possono istruirsi vicendevolmente degli eventi di cui sono stati attori o testimoni.

 

 

 

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