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San Michele ha partecipato ad una guerra. E ha salvato Papa Gregorio VII

© Fondo Antiguo de la Biblioteca CC

Papa Gregorio VII.

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 03/08/20

Secondo l'angelologia micaelica, nel 1084, il Principe degli Angeli sarebbe stato il condottiero dell'esercito longobardo che sconfisse i tedeschi durante l'assedio di Castel Sant'Angelo. Ecco cosa accadde

San Michele arcangelo, principe degli angeli, avrebbe offerto il suo aiuto provvidenziale durante una guerra a Papa Gregorio VII.

Un appoggio che l’arcangelo avrebbe consegnato alle truppe vicine al pontefice, barricate a Castel Sant’Angelo e in grande difficoltà contro l’esercito tedesco. Parliamo di un episodio storicamente documentato. Lo spiega Don Marcello Stanzione nel suo libroLa spada di San Michele arcangelo” (Mimep docete edizioni). 

«Notiamo l’appoggio che San Michele diede a Gregorio VII nelle sue lotte contro Enrico IV – spiega Stanzione  l’iniquo imperatore di Germania. Egli giunse a Roma nel 1084, alla testa di numerosi soldati tedeschi per eliminare, una volta per tutte, papa Gregorio, un papa a lui fastidiosissimo. Gregorio si sentì perduto e si affidò al Comandante delle Corti celesti.

SANTANGELO
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San Michele arcangelo.

Il Papa assediato

Abbandonato da molti vescovi e cardinali, che preferirono andare incontro all’imperatore, pur di aver salva la loro vita, osserva Stanzione, il papa si barricò con pochi fedelissimi in Castel Sant’Angelo, impetrando un intervento miracoloso del cielo che liberasse, non tanto lui come uomo, ma ciò che la sua persona significava, dagli artigli di un vanaglorioso nemico della Chiesa.

L’incoronazione di Enrico

Castel Sant’Angelo era un funzionante santuario-fortezza dedicato a San Michele. Roma era minacciata dal fuoco, dalla fame e dal saccheggio, anche se i soldati di Enrico IV non la assediarono subito in maniera decisa.

Poco lontano da Castel Sant’Angelo si stava svolgendo la cerimonia di incoronazione di Enrico come Imperatore del Sacro Romano Impero, da parte di Innocenzo III, già vescovo di Ravenna, infedele a papa Gregorio VII e nominato papa da Enrico IV proprio al posto del legittimo pontefice.

Jean-Pol GRANDMONT

La Provvidenza: i longobardi e San Michele

Ma fu proprio mentre il Innocenzo incoronava Enrico, che vi fu l’intervento miracoloso. Le grida lontane che Gregorio udì mentre era nel santuario di San Michele non erano quelle dei suoi sfortunati seguaci che, fuori dal portone sbarrato di Castel Sant’Angelo, venivano uccisi dai soldati tedeschi, ma quelle dei soldati tedeschi che venivano uccisi dagli ancor più numerosi soldati normanni capeggiati da Roberto il Guiscardo, Principe di Salerno, giunto in aiuto provvidenziale al Papa.

Roberto era il capo visibile della spedizione, ma la loro guida celeste era il Principe degli Angeli.

La liberazione del Papa

Il Papa fu liberato ma Enrico sfuggì alla cattura, per cui non fu ritenuto prudente lasciare Gregorio a Roma, almeno per un po’ di tempo, ma condurlo con sé nella città di Salerno.

Papa Gregorio accettò e partì per Salerno scortato dai soldati normanni. Non avrebbe più rivisto Roma, nemmeno da morto. Distrutto dallo stress e dalle malattie morirà a Salerno giusto un anno dopo ed è sepolto nella Cattedrale, da lui consacrata a San Matteo Apostolo. Salerno era normanna da poco tempo ma era comunque già forte in essa la devozione a San Michele, introdottavi dai Longobardi.

La guerra e gli angeli

Come si giustificherebbe la partecipazione di un angelo così importante come San Michele, ad una guerra cruenta e sanguinosa. Rispondiamo con il Catechismo e il principio della legittima difesa, come quella che il Principe degli Angeli, avrebbe adottato durante l’assedio a Castel Sant’Angelo:

2263 La legittima difesa delle persone e delle società non costituisce un’eccezione alla proibizione di uccidere l’innocente, uccisione in cui consiste l’omicidio volontario. «Dalla difesa personale possono seguire due effetti, il primo dei quali è la conservazione della propria vita; mentre l’altro è l’uccisione dell’attentatore». «Nulla impedisce che vi siano due effetti di uno stesso atto, dei quali uno sia intenzionale e l’altro preterintenzionale».


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