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Luisa Margherita Claret de la Touche, la mistica che pregava per il sacerdozio

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Sandra Ferrer - pubblicato il 03/08/20

Nel corso della storia, soprattutto nel Medioevo, ci sono state molte religiose che hanno avuto visioni ed esperienze mistiche la cui immagine principale era il Divino Amore. Nel XX secolo, però, una religiosa francese sperimentò delle visioni in cui Cristo la chiamava a intercedere presso i sacerdoti, per promuoverne l’apostolato e ispirarne il ruolo all’interno della Chiesa.

Si chiamava Marguerite-Céline Claret de la Touche, ed era nata il 15 marzo 1868 nella località francese di Saint-Germain-en-Laye. Marguerite avrebbe avuto una vita agiata, perché la sua famiglia apparteneva alla borghesia e non le era mai mancato nulla. I suoi genitori erano profondamente religiosi, e le trasmisero una fede che avrebbe caratterizzato la sua vita futura.

Da giovane studiò arte e andava alle feste, ma presto sentì la necessità di abbracciare la vita religiosa. Nel 1890, a 22 anni, entrò nel monastero della Visitazione a Romans-sur-Isère, e due anni dopo professò i voti religiosi. La sua vita era piena, in un luogo che aveva scelto, lontano dal rumore mondano. Nel 1906, però, le leggi anticlericali che predominavano in Francia obbligarono le religiose ad abbandonare il convento e a rifugiarsi in Italia. Si stabilirono a Torino, e suor Luisa Margherita venne eletta madre superiora, incarico che ricoprì per sei anni.

All’inizio del XX secolo iniziò ad avere le prime esperienze mistiche e a concretizzare il suo apostolato del Sacro Cuore. Ebbe delle visioni in cui Gesù la esortava a pregare e a diffondere l’importanza del sacerdozio nella diffusione del cristianesimo, e queste esperienze mistiche vennero plasmate ne Il Sacro Cuore di Gesù e il Sacerdozio.

Nella sua opera, suor Luisa Margherita scrisse testi lunghi e ispiratori per lodare il papato e il sacerdozio. Lei stessa spiegava come erano iniziate queste visioni, quando “era davanti al Santissimo Sacramento” e “Gesù si fece sentire nella mia anima” per dirle “Ti darò anime di uomini”. Gesù, che aveva mostrato il suo cuore al mondo, le diceva: “Mostralo ai miei sacerdoti, attira tutti al mio Cuore”.

Luisa Margherita descrisse il sacerdozio come una missione fondamentale, e per questo gli uomini chiamati a questa missione dovevano avere una serie di qualità determinate. In questo senso, diceva che il sacerdote aveva bisogno di “sentire le debolezze, le lotte, i dolori, le tentazioni, i timori, le ribellioni dell’uomo; deve avere esperienza della propria miseria per poter essere misericordioso, ed è anche necessario che sia forte, puro, santo per poter santificare. Il mio sacerdote deve avere il cuore grande, tenero, ardente, forte per amare”.

Secondo Luisa Margherita, il sacerdote doveva essere pietoso, misericordioso, sacrificato. La sua vita doveva essere modello ed esempio per il resto dei cristiani.

“È al sacerdote che Gesù ha affidato la cura di diffondere e alimentare il fuoco divino della carità. Per renderlo capace della sua missione sublime ha aperto più che a nessun altro i tesori del suo amore indifettibile”.

Il sacerdote doveva essere riflesso della vita di Gesù e modello per tutta l’umanità: “L’uomo ha bisogno di Dio. La sua debolezza deve basarsi sulla forza divina; la sua povertà reclama i tesori del cielo; il suo niente ha il continuo bisogno di avvicinarsi alla fonte dell’essere”. E aggiungeva: “Ecco l’opera del sacerdote: far conoscere Gesù sotto l’aspetto più amabile, dolce e attraente; far penetrare nelle anime la conoscenza della Misericordia; aprire i cuori alla fiducia e all’amore. Che missione consolatrice!”

Nel 1914 suor Luisa Margherita fondò il monastero della Visitazione a Vische, vicino Torino, dove morì pochi mesi dopo, il 14 maggio 1915. Nel 1937 è stato avviato il suo processo di beatificazione. Nel 2006 Papa Benedetto XVI l’ha dichiarata venerabile.

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