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Strage di Bologna, il vescovo: ero alla stazione, portai conforto tra le bombe

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Il 2 agosto 1980 Monsignor Zarri, allora vescovo ausiliare del capoluogo emiliano, fu tra i primi ad arrivare alla stazione, trovando uno scenario da brividi

Quarant’anni fa monsignor Vincenzo Zarri era vescovo ausiliare di Bologna e fu tra i primi prelati a precipitarsi alla stazione di Bologna al posto dell’arcivescovo, che quel giorno era fuori città. Oggi, a pochi giorni dal quarantesimo anniversario della strage che fece 85 morti e oltre 200 feriti, mons. Zarri ricorda quel terribile giorno con una testimonianza all’Adnkronos (31 luglio).

“Mi resi conto che era una strage”

«Quel 2 agosto del 1980 ero in Curia. Alle 10.25 sentii un rombo tremendo, un frastuono incredibile. Li per lì – dice – non immaginai che cosa potesse essere successo ma sentii il dovere di andare: mi ritrovai alla stazione e mi resi conto che era stata una strage». «Di fronte a tanto strazio – va indietro nel tempo il vescovo – cercai di stare vicino e portare conforto ai sofferenti».

- | AFP/Getty Images

“Non bisogna mai smetterà di cercare la verità”

Da allora, ogni anno il 2 agosto alle 10.25 mons. Zarri si raccoglie in preghiera privata e ricorda le vittime. «E’ un modo per non dimenticare le persone uccise perché il loro ricordo va tenuto sempre vivo – dice il vescovo emerito – Come la ricerca della verità. Non bisogna mai smettere di cercarla e nessuno si deve tirare fuori. La ricerca della verità è anche un monito che può fare da argine ai germi da cui è ancora infestata la società». Ora monsignor Vincenzo Zarri vive a Forlì ed è vescovo emerito della città.

Il grido del cardinale Zuppi

«Chiediamo ancora che chi sa qualcosa trovi i modi per comunicare tutto ciò che può aiutare la verità, perché anche se scappiamo dal giudizio degli uomini non scappiamo dalla nostra coscienza e soprattutto dal giudizio di Dio».

E’ il grido per la verità sulle stragi di Bologna del cardinale Matteo Zuppi nella messa per le vittime di Ustica e della bomba alla stazione celebrata il 30 luglio alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il suo è un monito che più volte ha ripetuto in ricorrenza degli anniversari.

Il cardinale Matteo Zuppi

I semi dell’odio

«Non accettiamo come innocui i semi dell’odio e del pregiudizio, le ideologie che annullano la persona, l’uso di parole che diventano armi, la superficialità di cercare a tutti i costi la convenienza senza difendere la verità e il bene comune», le parole dell’arcivescovo.

Nell’omelia cita un verso di una canzone di Francesco Guccini («Bologna che sa stare in piedi per quanto colpita») per ricordare come tutta la città «si sentì coinvolta» e che in fondo «fu l’intera città a salire sull’Autobus 37 per fare tutto il possibile (diremmo l’impossibile!) per aiutare, per soccorrere i feriti, per comporre con pietà i poveri corpi, per consolare e aiutare i parenti increduli e smarriti di fronte a tanta cattiveria, per piangere con loro» (Repubblica Bologna, 30 luglio).

 

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