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La vita di nonna Emma è in tutto l’amore che ha dato e che perdura

NONNA EMMA
Rachele Sagramoso
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Un grande collage di foto dalla sua nascita fino alla morte. Una vita fatta di amore donato, nelle prove, nelle angustie, nelle gioie, e nel legame con l’unica nipote che da quell’amore ha attinto a piene mani.

Ho tante volte parlato della Nonna Emma e, in questo bel quadro, vi è rappresentata la sua bellissima vita. La prima foto è simile a quella che tutti noi abbiamo di noi stessi: non c’è nulla di più bello di una bambina piccola e tripponcella che, con aria curiosa e stupita, guarda qualcosa che ha attratto il suo sguardo. La bambina cresce, le sue lunghe trecce, presto tagliate per dispetto alla mamma e alla nonna che l’avrebbero sempre voluta bambina (tutti siamo stati adolescenti ribelli e tutte le mamme fanno fatica a vederci “spiccare il volo”) e le nozze con un bel ragazzo ferito in guerra… Leggenda narra che, dopo due mesi di matrimonio e non ancora rimasta incinta, ella fosse contrariata moltissimo. Poi il piccolo arrivò e nelle pagine del suo diario – dove vi sono annotati gli ultimi giorni di gravidanza e i primi giorni dopo il parto – si scopre che ogni donna vive i medesimi attimi di dolore e di stanchezza, ma anche un vortice d’emozioni enorme, quando diventa madre. E poi diviene madre ancora due volte. Quanta ricchezza, quanta gioia per quei tre figli adorati sino all’ultimo e che tutt’oggi la pensano tutti i giorni. E poi diventa nonna di una nipotina tanto amata, l’unica che mai avrà. Quella nipotina, uguali a tante nipotine che esistono, ha le trecce e porta il foulard come la nonna: passano giornate meravigliose assieme sino a quando, immortalata nell’ultima foto, la nonna muore.

Non è forse la vita di tante madri e tante nonne? Tutti noi, alla fine, abbiamo una vita che può riassumersi in un quadro composto amorevolmente da un figlio ormai nonno. La vita è un battito di ciglia troppo breve per perderlo in ideologie, politiche vuote, lotte terrene. La vita è fatta solo di tutto il bene che riusciamo a dare con enormi sacrifici. La nonna patì molte angustie, dapprima perché i propri genitori non andavano più d’accordo da tempo («I miei genitori non si amavano più, ma mai mi mancò il loro amore», raccontava serenamente), poi per le tribolazioni del marito dovute alle ferite di guerra, poi giunse la lunga malattia del primogenito, la stessa che aveva condannato la suocera a morir presto lasciando figli ancora giovani. Poi sopraggiunsero il matrimonio del figlio con una brava ma addolorata donna che, non conoscendo l’essenza dell’amore vero per la famiglia, unica cosa buona mise al mondo la luce degli occhi della nonna. Sopraggiunsero guai finanziari enormi del marito e la malattia che la strappò, a neanche sessantacinque anni, dall’amore e dall’adorazione che la nipotina aveva per lei.

Poche righe per raccontare una vita piena d’amore che ella ebbe per e da amiche e parenti che mai l’hanno dimenticata. Non è forse questa l’essenza della vita? Non è forse amare e donarsi talmente con abnegazione, che fa sopravvivere alla morte? Ella mai ha agito con il presupposto di pretendere diritti, ma solo con estrema virtù del dovere. Perché amare è un dovere, prima che un diritto. Perché amare è farsi da parte, accogliere e sostenere i figli e le persone care. E lei, quando torno al paese dov’è cresciuta e sepolta, la ricordano tutti: tutti ne conoscevano la serenità, la Fede, la gentilezza. Ma anche la franchezza di pensiero e l’assoluta irremovibilità morale. Dopo trent’anni dalla sua morte, ancora oggi c’è chi, come me, ne piange la scomparsa improvvisa che avvenne in concomitanza con la separazione dei miei genitori, con il ritiro narcisistico e solipsistico che per anni ha avvolto le loro vite e abbandonata la mia in ogni ambito. Ah, se avessi almeno avuto lei, ho sempre pensato. Chissà se quando si sono sposati, i miei genitori hanno riflettuto sul bisogno che un figlio possiede visceralmente di famiglia, di unione, di una casa sicura sulla roccia. E quanto lo sapeva lei, donna silenziosa e osservatrice, che quelle troppe libertà per legge, avrebbero creato danni. Lei che sapeva o immaginava, che la vita per l’unica nipote sarebbe stata dura.
Mai avrei acconsentito a nessuno, né lo avrebbero consentito mio padre e mio nonno, al fatto che qualcuno “staccasse la spina” alla sua ultima sofferenza. Lei, che è stata curata con amore infinito da amiche e parenti sino all’ultimo e che è stata amata, ben oltre la morte, dal marito che ora gli riposa affianco

Non è forse questa l’essenza? L’essere riconosciuta, ricordata, raccontata ai pronipoti che la conoscono come se l’avessero potuta abbracciare. Sanno come conobbe il loro bisnonno, sanno di quella volta che si travestì da vecchia signora talmente bene, che alla festa i giovanotti le davano il posto. Sanno di quando, per dispetto, si tagliò i lunghi capelli ramati e fece quasi schiantare di crepacuore la mamma. Sanno dov’è il suo velo da Crocerossina e di quando conobbe il nonno. Sanno correggermi quando, già assonnata, mi sbaglio nel raccontare loro le vicende della nonna… e non è questa la magnifica essenza della vita? Ella non poteva sapere che la prima figlia di quella nipote che non ha mai smesso di piangerla, avrebbe avuto anche il suo nome e che il motivo di quel nome ella lo dovrà raccontare ai suoi figli e ai suoi nipoti. La nonna non poteva neppure immaginare che quel suo immenso amore per la nipotina, l’avrebbe fatta vivere ben di più di quanto è vissuta su questa terra.
Non è questo, ciò che è importante? Non è forse essere circondati dai propri figli e dal marito che per sempre le è rimasto fedele ben dopo la sua morte?
Ogni sciocca perdita di tempo ideologica, economica e politica, muore nel momento in cui ci sono i suoi esponenti che la portano avanti per loro stessi. L’amore del donarsi, invece, rende immortali.

Ciao nonnina, qui ti ricordiamo tutti.

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