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Scoperto un relitto dell'VIII sec. con simboli cristiani e islamici

Ma‘agan Mikhael B

Oren Rozen | CC BY-SA 3.0

J.P. Mauro - pubblicato il 30/07/20

L'equipaggio era forse composto da fedeli di varie religioni, un raro esempio di unità interreligiosa antica

Uno studio su un relitto dell’VIII secolo sulle coste di Israele ha offerto agli esperti molte informazioni sulla costruzione delle antiche imbarcazioni mediterranee e sull’interazione interreligiosa. Noto come Ma’agan Michael Ship, il sito è stato scoperto nel 1985, ma gli scavi non sono ancora terminati.

Il Jerusalem Post riferisce che l’imbarcazione, che ha 1.300 anni, è affondata a neanche trenta metri dalla spiaggia. I resti del carico sono ancora intatti, e offrono sei diversi esempi di anfore, due delle quali le prime del loro tipo ad essere state scoperte finora. Si è determinato che gli oggetti sono di origine bizantina o islamica.

L’imbarcazione è un esempio fondamentale di “costruzione cominciando dal guscio”, che Deborah Cvikel, autrice di entrambi i documenti accademici relativi al naufragio, ha riferito al Jerusalem Post avrebbe impiegato giunture e sostegni per tener insieme la nave. Questo tipo di costruzione è notevolmente diverso dalla “costruzione cominciando dallo scheletro” del V e VI secolo, mostrando lo sviluppo dei metodi dell’epoca. La Ma’agan Michael Ship contiene anche l’unico esempio di àncora lignea a un braccio solo piena di piombo.

La presenza di elementi commerciali degli imperi sia cristiano che islamico ha sfidato la nozione che il commercio tra queste due culture fosse limitato. Ulteriori esami hanno scoperto una varietà di simboli cristiani accanto al nome di Allah iscritti sia sul legno dell’imbarcazione che sul vasellame rinvenuto al suo interno.

È proprio per questa fusione di simboli religiosi che gli archeologi che studiano i resti della nave non sono in grado di stabilire se l’equipaggio fosse cristiano o musulmano. Se era misto, la nave potrebbe essere un primo esempio di unità interreligiosa nel mondo antico.

Visitate il Jerusalem Post per leggere tutta la storia, o consultate il rapporto degli archeologi qui.

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