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Confessioni di una mamma che si odia

YOUNG WOMAN AND SON,
Nastyaofly | Shutterstock
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Per tutte le volte che mi odio, Maria mi ama di più, sono certa. Lei sa cosa provano le mamme, che custodiscono le gioie e i dolori, che spesso non si sentono all’altezza del “sì” che hanno detto. Lei che condivide con noi il peso di conservare tutto nel cuore, in un viaggio che a volte è davvero solitario e ci sprona col suo esempio ad andare avanti con coraggio, anche quando, a torto o ragione, ci odiamo un po’.

Mi odio
quando vedo che ti arrabbi come me: stesse parole, stesso tono di rivolgerti a tuo padre, stessi movimenti delle mani. Odio riconoscermi in quella rabbia, in quel modo di trattare gli altri, che mi ricorda che spesso, purtroppo, “gli altri” sei anche tu. Magari sono stanca, magari hai superato il limite della mia pazienza troppe volte oggi, ma mi odio per non essere capace di maggiore pacatezza e amore, di un esempio migliore. Odio rendermi conto quanta fatica mi costi essere la versione migliore di me, come madre, quella che mi raccontano tutte le belle cose che leggo, eppure, quando mi rivedo in te che sgridi o perdi la pazienza esattamente come me, perché quella sono io, senza possibilità di errore, mi odio.

Mi odio
quando mi chiedi se abbiamo finito con le preghiere, quando mi dici che non vuoi andare a messa e io penso che lo so, che dovremmo pregare di più in famiglia, che quella dovrebbe diventare una routine naturale come respirare e invece la dimentico, la strappo alle mille cose da fare, la infilo a forza quando mi ricordo in qualche attimo vuoto e distratto. Mi odio perché so quanto è importante, per me, per te, per la nostra famiglia, eppure ancora non riesco che a trasmetterti noia, dovere, distacco.

PRAY
Africa Studio|Shutterstock

Mi odio
quando sei presa dalle tue cose e mi rispondi con quell’ “adesso devo lavorare” che fa eco ai miei, a tutti quelli che ti dico ogni giorno. Mi odio perché ho sempre cercato di metterti prima, anche del lavoro che ci serve, ma meglio di così non posso fare. Eppure tu l’hai già capita l’antifona, hai già capito che il lavoro viene prima e nonostante gli orari spesso entra nei momenti di gioco, si prende comunque il tuo tempo e la mia attenzione. Non posso fare nulla per cambiare questo per ora, eppure, quando ci penso, quando me lo dici, mi odio un po’.

Mi odio
quando mi dico che ho ancora tempo, che domani è un altro giorno per ricominciare. So che non è vero. Che mi sveglierò e non sarai sempre lì a condividere a forza di calci e abbracci lo stesso pezzo di letto. So che ogni giorno, anche se sembrano spesso infiniti e tutti uguali, finisce e odio fare il bilancio e rimandare a domani le occasioni e gli errori che potevo evitare oggi. Vorrei sentirmi prosciugata di amore, mentre a volte mi sento prosciugata e basta.

Le mamme si odiano tante volte, per motivi diversi.
A torto o a ragione. Ognuna coi suoi sensi di colpa, i suoi “potevo fare meglio”. Perché non sono perfette, perché il tempo passa inesorabile e si porta via abbracci, occasioni, sorrisi, attimi misti a tanta stanchezza, lacrime, tentativi e le mamme si odiano perché non vorrebbero perdersi nulla, perché credono che sbagliare sia una debolezza che non possono permettersi. Hanno il cuore pieno di amore e gratitudine, ma certe sere, anche tanto pesante. Ansia, pensieri, inadeguatezza, paura di non farcela, di non essere abbastanza per questo dono così grande.

Le mamme conservano tutto. Il bello e il brutto. Un po’ come Lei.
E adesso la capisco quella frase di Luca, “serbava tutte queste cose nel suo cuore”. Capisco quel raccogliere in silenzio ciò che è difficile spiegare, spiegarsi e raccontare. Mi chiedo chissà quanto si sarà sentita impotente Maria, di fronte a quello che sapeva doveva accadere al suo bimbo, quanto si sarà sentita inadeguata, a volte, a essere la madre di Qualcuno che non era solo un bambino. Quanto avrà pesato il suo, di cuore. E quanto questo viaggio della maternità davvero ci cambia, anche se a volte manca l’aria, anche se certe sere piangi di nascosto, anche se darsi è difficile, perché ti mette davanti a quanto in realtà non hai e puoi solo continuare a chiederlo e sperare che basti. Magari chiedere proprio a chi, quel cuore, ce l’ha avuto anche più pesante del tuo e allora sì che può capirti, anche senza parole.

C’è qualcuno che conosce quella sensazione di inadeguatezza e di impotenza meglio di me, lei che “serbava tutte queste cose nel suo cuore”. Lei che forse, un po’ si sarà odiata per non poter fare di più per quel figlio del cui destino già sapeva. Lei, che forse si credeva inadatta a essere la madre di Dio eppure si è fidata di una promessa.

Per tutte le volte che mi odio, lei mi ama di più, sono certa.
Lei sa cosa provano le mamme, che custodiscono le gioie e i dolori, che spesso non si sentono all’altezza del “sì” che hanno detto. Lei che condivide con noi il peso di conservare tutto nel cuore, in un viaggio che a volte è davvero solitario e ci sprona col suo esempio ad andare avanti con coraggio, anche quando, a torto o ragione, ci odiamo un po’.

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO DAL BLOG MARTHA MARY AND ME

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