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Nel dolore ti senti solo e abbandonato? anche Marta quando morì Lazzaro!

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Ollyy | Shutterstock

don Luigi Maria Epicoco - pubblicato il 29/07/20

"Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!". Gesù le disse: "Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà(...) Credi questo?". Grazie a quel «sì» Lazzaro verrà fuori dal suo sepolcro, e con lui le sorelle chiuse nel dolore.

In quel tempo, molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo». (Gv 11,19-27)

La corsa che fa Marta verso Gesù non ha il sapore della preghiera ma dello sfogo. E in fondo è anche comprensibile. Il fratello Lazzaro è morto, e Gesù non ha fatto nulla per salvarlo, anzi sapendo che stava male ha anche temporeggiato prima di mettersi in cammino verso il loro villaggio. Ecco perché dietro le parole di Marta ci sono le parole di molti di noi che si sentono nella medesima situazione: “Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!”. C’è qualcosa di più scandaloso del dire che non sarebbe morto, ed è quel “se tu fossi stato qui”. Quando si soffre delle volte ci si sente così soli che si ha anche la sensazione che il cielo ci abbia lasciati soli. Molti si sentono sostenuti dalla Grazia, ma molti altri nei momenti di dolore si sentono schiacciati da un senso profondo di solitudine e abbandono. Non basta la memoria del catechismo a salvarci: «So che risusciterà nell’ultimo giorno». Gesù aiuta Marta a fare un passo più avanti nel grande mistero del dolore. Gesù l’aiuta a vedere e capire una cosa che ancora nessuno catechismo gli ha spiegato: “Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno. Credi tu questo?»”. La fede non è un argomento consolatorio in mezzo alle tragedie della vita. Gesù non è un argomento ma una persona. Se crediamo nella sua persona allora tutto quello che ci serve non è nelle parole convincenti ma in una presenza vera e viva che è più grande delle nostre sensazioni. Infatti Gesù c’è nella nostra vita anche quando non lo sentiamo. La sua presenza non è creata dalle nostre sensazioni, ma è un fatto a cui la nostra fede fa continuamente riferimento: “credi tu questo? Credi di non essere solo anche quando ti senti solo? Credi di non essere abbandonato al buio e alla disperazione?”. Gli rispose Marta: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che deve venire nel mondo». Da quel sì, Lazzaro verrà fuori dal suo sepolcro, e con lui le sorelle chiuse nel loro dolore.
Giovanni 11,19-27

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