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Gli italiani scrivono ai frati di Assisi: “La pandemia ci ha reso poveri, il futuro è incerto”

BRAD COY | CC
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Crisi economica, incertezza per il lavoro, cassa integrazione, insoddisfazioni: ecco chi sono gli italiani che si aggrappano ai frati francescani

Persone che hanno perso il lavoro, piccolissime imprese e negozi che non riaprono più, gente che non riesce a pagare le bollette. La “pandemia sociale” vista dalle lettere che arrivano alla comunità francescana di Assisi.

Padre Enzo Fortunato, direttore della Sala Stampa del Sacro Convento di Assisi, volto noto in Tv, che ogni sabato mattina conduce la rubrica Tg1 Dialogo con Piero Damosso, è preoccupato ma al contempo sollevato.

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Roberto Pacilio
Al centro c'è Padre Enzo Fortunato.

«Ci sono persone – dice a Famiglia Cristiana (27 luglio) – che hanno ricevuto l’aiuto di 600 euro dal governo e lo hanno donato a noi. “Mi sento più avvantaggiato degli altri e voglio donare questi soldi a chi è più povero di me”, mi ha scritto una di queste persone. Sono circa una trentina finora. Mi hanno chiamato molti imprenditori italiani all’estero per dare una mano. Un pastificio ha voluto l’indirizzo delle famiglie per mandare loro la pasta per i prossimi mesi». Ecco alcune di queste incredibili e drammatiche storie, raccontate dai frati, sempre su Famiglia Cristiana.

Maria: non mi vergogno di essere povera

Maria, della provincia di Pescara, è terrorizzata dalle cartelle esattoriali: «In Tv hanno parlato di galera per chi non le paga. Non mi vergogno di essere povera perché la vivo con dignità e non ho mai chiesto nulla, se non un lavoro, ho fatto il massimo in questi anni passati, i pochi soldi guadagnati li ho dati tutti per far studiare le mie figlie».

Nicola, lavoratore stagionale che sogna di fare un figlio

Nicola da Salerno contava sulla stagione estiva, azzoppata dalla pandemia, per guadagnare qualcosa e mettere su famiglia: «Sono anni che lavoro stagionalmente. Negli ultimi mesi, insieme alla mia fidanzata sognavamo un bambino, ora nemmeno quello. La prego, mi aiuti».

Rita: mi spaventa l’incertezza del futuro

Rita da Pisa scrive: «A mio marito scade il contratto e la cassa integrazione che spetta a me non è ancora arrivata. Non sono i sacrifici che mi spaventano ma stare nell’incertezza è brutto, solo aggrapparmi a Gesù mi dà la forza».

Antoine Mekary | ALETEIA

Antonio: ho 60 anni e sono un disoccupato invisibile

Antonio, «sessantenne disoccupato invisibile», si paragona a un «lupo che esce dalla tana quando ha fame, anche io esco dalla mia tana della dignità perché ho fame di aiuto». Fa lavori saltuari «in nero dopo la perdita del lavoro dopo quasi trent’anni in proprio, ho due figli uno all’università e uno alle scuole superiori ma con le difficoltà di oggi non riesco più a fargli andare avanti negli studi».

Le bollette che non riescono a pagare Giovanni e Francesco

Giovanni da Sulmona scrive di non poter «vivere con solo 298 euro al mese con due figli. Mi vergogno, ho paura». Francesco dalla Calabria: «Siamo rimasti con 6 euro sul conto e non riesco a pagare la bolletta della luce». Vergogna a chiedere, paura di non farcela, incubi notturni.

 

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