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La penna che ha firmato l’infallibilità pontificia esposta a Roma

I.Media
La penna che ha firmato l'infallibilità pontificia esposta a Roma.
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Una mostra originale dedicata al Concilio Vaticano I (1869-1870) è allestita a Roma, fino al 30 settembre 2020, nella Galleria Arte Poli. Tra gli oggetti esposti si trova in particolare la penna che Pio IX (1846-1878) usò per suggellare la Costituzione dogmatica Pastor Æternus, con la quale il pontefice proclamava, 150 anni fa, il “dogma dell’infallibilità pontificia”.

In una stradicciuola del quartiere di Borgo, nei pressi del Vaticano, si trova la Galleria d’Arte Poli – fondata dallo scultore Albano Poli, cui dobbiamo numerose opere d’arte sarà che ornano luoghi di preghiera in molti punti del mondo – e lì è ospitata fino al 30 settembre 2020 una piccola mostra originale, che presenta gli oggetti storici più importanti legati al Concilio Vaticano I. Il direttore del Museo dei Papi di Padova, Ivan Marsura, ideatore della mostra, è riuscito a raccogliere una piccola collezione inedita che racconta quelle ore decisive per Roma, per l’Italia e per tutto il mondo.

Il 18 luglio 1870, dopo lunghi mesi di discussione e dibattiti accesi, Papa Pio IX firmò la Costituzione dogmatica Pastor Æternus, redatta e approvata da più di 500 padri conciliari riuniti a Roma dal 1869. A tale scopo si servì di una penna unica, concepita appositamente per l’evento, che si ritrova nella Galleria Poli in un cofanetto rivestito in seta rossa.

Su di un nastro bianco cucito all’interno si legge l’iscrizione redatta in francese “Penna del decreto dell’Infallibilità – 18 luglio 1870”: l’uso di quella lingua dice l’influenza che quella lingua esercitava ancora, all’epoca, nel registro diplomatico, nonché un effetto della protezione militare francese di cui in quegli anni il pontefice beneficiava per i rapporti con Napoleone III.

Il dogma dell’infallibilità pontificia definisce che il Santo Padre non può sbagliarsi quando si esprime ex cathedra in materia di fede e di morale. Quest’affermazione del potere spirituale del Vescovo di Roma giungeva proprio mentre il Pontefice perdeva la massima parte degli Stati Pontificî sotto gli attacchi del neonato Regno d’Italia: la Città Leonina veniva invece difesa da alcuni battaglioni di zuavi francesi, i quali però dovettero lasciare sguarnite le mura dell’Urbe per raggiungere i campi di battaglia della guerra franco-prussiana.

E a proposito: la mostra esibisce un’altra penna, dall’importanza storica altrettanto notevole, la “Penna di Porta Pia”, cioè quella servita a firmare l’atto di capitolazione della Città di Roma davanti all’esercito regio il 20 settembre 1870. Una data storica per l’Italia: l’unità geografica della penisola era garantita. Con un decreto firmato quello stesso giorno, gli Stati Pontifici vennero aboliti e con essi ogni potere temporale dei Papi, i quali si dichiararono da quel momento “prigionieri” in Vaticano.

La penna, dall’aspetto assai più semplice dell’altra, fu utilizzata dal generale Hermann Kanzler. Il nome dato alla penna si riferisce alla prossimità della breccia di Porta Pia, una delle porte delle Mura Aureliane, quella dai pressi della quale i bersaglieri italiani fecero irruzione nell’Urbe, sgominando agevolmente l’alleggerita guarnigione pontificia. Curiosità: la breccia si trova oggi in fondo al giardino di Villa Bonaparte, attuale ambasciata francese presso la Santa Sede.

Altri piccoli oggetti, come un sigillo utilizzato da Pio IX o un completo indossato dal Pontefice durante il Concilio, completano la collezione. Si narra un punto cardine della Storia a partire da alcuni oggetti significativi.

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

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