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Il “kit per la santità” di Carlo Acutis

CARLO ACUTIS

carloacutis.com

Catholic Link - pubblicato il 24/07/20

Un altro esempio di santità

Un esempio simile è quello che madre Angelica, fondatrice di EWTN, raccontava sulla grande santa Edith Stein, dottore della Chiesa. Prima della sua grande conversione leggendo gli scritti di Santa Teresa d’Avila, Edith iniziò a mostrare una certa curiosità per la Chiesa cattolica rendendosi conto che una signora che tornava dal mercato entrava tutti i giorni in chiesa, si inginocchiava per qualche minuto di fronte al Santissimo e poi proseguiva per la sua strada.

Visto che Edith era ebrea, quella pratica le sembrava sconcertante, perché non concepiva che la Presenza Reale di nostro Signore potesse essere contenuta in quel pezzo di pane. La devozione e la costanza di quella signora sono state uno dei primi elementi che l’hanno attirata alla Chiesa cattolica.

Probabilmente non sapremo mai chi fosse questa signora, e lei non ha mai immaginato che le sue visite a Gesù sacramentato avrebbero potuto richiamare l’attenzione di quella futura santa… E noi, viviamo in modo tale da poter rappresentare quell’influenza insospettata per qualcuno?

“Tutti nasciamo originali, ma alcuni muoiono fotocopia”

Pur avendo solo 15 anni, Carlo Acutis aveva compreso in modo profondo alcuni dei problemi che assillano i giovani di oggi, pressati forse dalla cultura, dagli amici e dalle reti sociali. Carlo pensava che alcuni, a furia di imitare certe mode, finissero per perdere la vocazione che Dio aveva dato loro.

Il ragazzo comprendeva bene che allontanarsi da quella vocazione avrebbe portato inevitabilmente all’insoddisfazione e al senso di vuoto tanto comuni al giorno d’oggi. È innegabile che le reti sociali ci spingono a immedesimarci in loro, nel cellulare. La frase antidoto di Carlo? “La tristezza sta nel guardare se stessi, la felicità nel volgere il nostro sguardo a Dio”.

Questa stessa conoscenza di Dio lo portava a riflettere: “Le persone fanno la fila per gli stadi, i concerti. Perché non stiamo lì con Gesù vivo nel tabernacolo? Le persone dovrebbero fare la fila per entrare nelle chiese”.

Carlo era così consapevole della Presenza Reale di Gesù nel tabernacolo che quando i suoi genitori gli hanno proposto di fare un viaggio a Gerusalemme ha preferito rimanere a Milano perché ha pensato che lì ci fossero abbastanza tabernacoli per stare con Gesù, e che questo fosse per lui più attraente che vedere dove aveva vissuto Gesù duemila anni prima: “Nell’Eucaristia, Gesù è vivo oggi”.

Il “kit per diventare santo”

Dai tre anni di età, Carlo ha iniziato a mostrare grande interesse per i temi legati alla fede, e poneva domande a cui i suoi genitori non sapevano rispondere. Quest’ansia di conoscere di più Dio lo ha portato a formarsi leggendo la Bibbia e il Catechismo.

Era a tal punto così che a sette anni ha chiesto, attraverso i suoi genitori, un permesso speciale per poter fare la Prima Comunione. Questa intensa vita spirituale lo ha portato a creare il cosiddetto “kit per diventare santo”, composto da Messa, Comunione, Rosario, lettura quotidiana della Bibbia, Confessione e servizio agli altri.

Come racconta uno degli studiosi della sua causa, “Carlo voleva che la gente comprendesse questo dono immenso. Dio è con noi, e questo dev’essere motivo di gioia e di speranza per tutti. Anche quando dobbiamo sopportare delle croci, perché Carlo diceva che ‘al Golgota saliremo tutti’. Possiamo santificarci durante quel cammino”.

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carlo acutissantita
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