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Il “kit per la santità” di Carlo Acutis

CARLO ACUTIS

carloacutis.com

Catholic Link - pubblicato il 24/07/20

di Solange Paredes

Immaginate un ragazzino qualsiasi che gioca a calcio, va a casa degli amici per giocare ai videogochi, ama la musica e viaggiare con la sua famiglia. Adora anche i computer e li usa per creare nuove cose. Insomma, è un vero millennial.

Aggiungete ora due ingredienti chiave: passione per l’Eucaristia e amore profondo per la Madonna. È questo che ha caratterizzato Carlo Acutis, il primo adolescente millennial che ad appena 15 anni è riuscito a condurre una vita tanto semplice e allo stesso tempo così piena di frutti che Papa Francesco lo dichiarerà beato il 10 ottobre prossimo.

Nel video che vi presentiamo oggi vediamo la storia di Carlo raccontata da persone vicine a lui e alla sua causa di beatificazione. Condivideremo poi alcuni aneddoti e dettagli della sua vita che vale la pena di commentare perché possono essere forti elementi apostolici.

Un’influenza insospettata per Carlo Acutis

Carlo Acutis è nato a Londra nel 1991 da genitori italiani. Due settimane dopo la nascita ha ricevuto il Battesimo, e pochi mesi dopo la famiglia è tornata in Italia stabilendosi a Milano. Possiamo dire che Carlo fosse abbastanza fortunato, per essere nato in una famiglia senza problemi economici e perché ha ricevuto presto il Battesimo anche se i genitori non erano devoti.

Carlo correva il rischio di crescere, come tanti altri, in una famiglia cattolica solo a livello nominale, ma Dio gli ha dato la grazia di avere una tata veramente cattolica, dalla quale ha ricevuto la formazione e il gusto per la fede. Non c’è dubbio che solo nell’eternità conosceremo il vero impatto che questa donna ha avuto sulla vita di Carlo e su tante altre che saranno indirettamente toccate dalla vita e dalla testimonianza di questo ragazzo.

Vale la pena di fermarci su questo fatto per un momento, di volgere lo sguardo a noi stessi e chiederci: “Facciamo bene il nostro lavoro?”, “Siamo coerenti con la nostra fede?” Probabilmente questa tata non avrebbe mai immaginato che stava allevando un santo, né che quel bambino sarebbe stato una fonte di ispirazione per tanti altri giovani.

Si è dedicata a vivere la sua fede sinceramente e a svolgere il suo lavoro con amore. Era quindi inevitabile che nel cammino il suo entusiasmo contagiasse e accendesse l’amore nei confronti di Dio in Carlo Acutis.

Un altro esempio di santità

Un esempio simile è quello che madre Angelica, fondatrice di EWTN, raccontava sulla grande santa Edith Stein, dottore della Chiesa. Prima della sua grande conversione leggendo gli scritti di Santa Teresa d’Avila, Edith iniziò a mostrare una certa curiosità per la Chiesa cattolica rendendosi conto che una signora che tornava dal mercato entrava tutti i giorni in chiesa, si inginocchiava per qualche minuto di fronte al Santissimo e poi proseguiva per la sua strada.

Visto che Edith era ebrea, quella pratica le sembrava sconcertante, perché non concepiva che la Presenza Reale di nostro Signore potesse essere contenuta in quel pezzo di pane. La devozione e la costanza di quella signora sono state uno dei primi elementi che l’hanno attirata alla Chiesa cattolica.

Probabilmente non sapremo mai chi fosse questa signora, e lei non ha mai immaginato che le sue visite a Gesù sacramentato avrebbero potuto richiamare l’attenzione di quella futura santa… E noi, viviamo in modo tale da poter rappresentare quell’influenza insospettata per qualcuno?

“Tutti nasciamo originali, ma alcuni muoiono fotocopia”

Pur avendo solo 15 anni, Carlo Acutis aveva compreso in modo profondo alcuni dei problemi che assillano i giovani di oggi, pressati forse dalla cultura, dagli amici e dalle reti sociali. Carlo pensava che alcuni, a furia di imitare certe mode, finissero per perdere la vocazione che Dio aveva dato loro.

Il ragazzo comprendeva bene che allontanarsi da quella vocazione avrebbe portato inevitabilmente all’insoddisfazione e al senso di vuoto tanto comuni al giorno d’oggi. È innegabile che le reti sociali ci spingono a immedesimarci in loro, nel cellulare. La frase antidoto di Carlo? “La tristezza sta nel guardare se stessi, la felicità nel volgere il nostro sguardo a Dio”.

Questa stessa conoscenza di Dio lo portava a riflettere: “Le persone fanno la fila per gli stadi, i concerti. Perché non stiamo lì con Gesù vivo nel tabernacolo? Le persone dovrebbero fare la fila per entrare nelle chiese”.

Carlo era così consapevole della Presenza Reale di Gesù nel tabernacolo che quando i suoi genitori gli hanno proposto di fare un viaggio a Gerusalemme ha preferito rimanere a Milano perché ha pensato che lì ci fossero abbastanza tabernacoli per stare con Gesù, e che questo fosse per lui più attraente che vedere dove aveva vissuto Gesù duemila anni prima: “Nell’Eucaristia, Gesù è vivo oggi”.

Il “kit per diventare santo”

Dai tre anni di età, Carlo ha iniziato a mostrare grande interesse per i temi legati alla fede, e poneva domande a cui i suoi genitori non sapevano rispondere. Quest’ansia di conoscere di più Dio lo ha portato a formarsi leggendo la Bibbia e il Catechismo.

Era a tal punto così che a sette anni ha chiesto, attraverso i suoi genitori, un permesso speciale per poter fare la Prima Comunione. Questa intensa vita spirituale lo ha portato a creare il cosiddetto “kit per diventare santo”, composto da Messa, Comunione, Rosario, lettura quotidiana della Bibbia, Confessione e servizio agli altri.

Come racconta uno degli studiosi della sua causa, “Carlo voleva che la gente comprendesse questo dono immenso. Dio è con noi, e questo dev’essere motivo di gioia e di speranza per tutti. Anche quando dobbiamo sopportare delle croci, perché Carlo diceva che ‘al Golgota saliremo tutti’. Possiamo santificarci durante quel cammino”.

Un dettaglio non di poco conto di Carlo è il fatto che la sua fede era parte integrante della sua vita, e non un compito tra tanti. Ad esempio, recitava ogni giorno il Rosario mentre andava in bicicletta, e quando passava davanti a una chiesa si prendeva il tempo per entrare anche solo per qualche secondo per salutare Gesù nel tabernacolo.

Sono piccoli gesti che parlano di quanto fosse tenero il suo amore, e la sua testimonianza ha promosso la conversione di uno di coloro che lavoravano a casa sua, perché passando tanto tempo con lui parlava sempre di Gesù, del suo amore e di quanto fosse bella la Chiesa cattolica.

Il lavoratore, che era induista, sentendolo così sincero ed entusiasta ha cercato di saperne di più, e alla fine ha chiesto di essere battezzato. Lo stesso sarebbe successo in seguito ad altre persone.

Carlo Acutis, patrono della cyber-evangelizzazione

Nel video si racconta anche che alla veglia per Carlo sono arrivate persone che i suoi genitori non avevano mai visto. È uscito fuori che il ragazzo trascorreva molti dei suoi pomeriggi visitando dei palazzi vicini, dove parlava con i portieri e altri lavoratori, molti dei quali non erano cattolici o cristiani.

In quei giri incontrava anche persone bisognose, alle quali non esitava a offrire il proprio aiuto… e perfino le scarpe! Nel tempo libero, oltre a giocare con gli amici, insegnava il catechismo ai bambini più piccoli.

Ha compiuto il salto alla cyber-evangelizzazione a 12 ann, quando ha deciso di realizzare una raccolta digitale dei miracoli eucaristici e delle apparizioni mariane. Essendo catechista, si è reso conto che non c’erano risorse su Internet che potesse utilizzare. Carlo pensava che se Dio si era dato il lavoro di mostrare tutti quei miracoli nel corso della storia fosse perché era importante che li conoscessimo.

Per questo ha convinto i genitori ad andare in pellegrinaggio in vacanza per poter raccogliere foto e informazioni necessarie per realizzare un sito web su questi miracoli. Molti esperti informatici, vedendo il suo lavoro, restano colpiti dal suo talento nonostante la giovane età.

Molte persone nella Chiesa, conoscendo lo zelo e l’amore per le anime che Carlo provava, lo indicano come patrono virtuale della cyber-evangelizzazione.

Fiducia incrollabile in Dio

Quando gli è stata diagnosticata una leucemia in fase terminale, Carlo non si è disperato, dicendo invece: “Dio ha appena programmato un allarme, ovvero ha collocato un tic tac di orologio per avvisarmi del fatto che è arrivata l’ora”.

La grande fiducia di Carlo nel Signore e in sua Madre gli aveva permesso di capire che quel modo di morire era una grazia enorme. Pochi giorni prima di andare in Cielo, conoscendo il valore salvifico della sofferenza, Carlo ha deciso di offrire le sue sofferenze per il Papa (all’epoca Benedetto XVI), per la Chiesa, per non andare in Purgatorio ma in Cielo e per la conversione dei peccatori.

Tutto questo ad appena 15 anni… Spero e desidero che come Carlo Acutis anche noi possiamo dire “Essere sempre unito a Gesù, ecco il mio programma di vita”. Così sia.

Qui l’articolo originale pubblicato su Catholic Link

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