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Possiamo sapere se qualcuno è in Paradiso o no?

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By Ralf Geithe - Shutterstock

Padre Henry Vargas Holguín - pubblicato il 22/07/20

Non sappiamo per quali vie la misericordia di Dio può arrivare alle anime, ma sappiamo che l'interesse di Gesù è cercare le pecore smarrite

Il Catechismo della Chiesa Cattolica, al numero 1022, parla delle anime dopo la morte:

“Ogni uomo fin dal momento della sua morte riceve nella sua anima immortale la retribuzione eterna, in un giudizio particolare che mette la sua vita in rapporto a Cristo, per cui o passerà attraverso una purificazione, o entrerà immediatamente nella beatitudine del cielo, oppure si dannerà immediatamente per sempre”.

Un dubbio molto comune è però questo: si può conoscere la situazione di un defunto, ovvero si può sapere se una persona cara è in Paradiso o no?

Per cercare di rispondere a questa domanda, dobbiamo tener conto del fatto che le anime possono trovarsi in Paradiso, all’Inferno o in Purgatorio.

1L'Inferno

Cominciamo dicendo che non spetta a noi giudicare o condannare nessuno. Sappiamo solo che l’Inferno esiste (perché è un dogma di fede), come abbiamo la certezza assoluta dell’esistenza del Paradiso, ma chi sta all’Inferno? Non abbiamo motivo per chiederlo, e saperlo è praticamente impossibile.

Non si possono dare nomi, perché non sappiamo cosa ci sia nei cuori, né per quali vie la misericordia di Dio può arrivare alle anime. Sappiamo, però, che l’interesse di Gesù è cercare le pecore perdute.

Ci sono tuttavia molti santi a cui Dio ha concesso la visione dell’Inferno, come nel caso di Santa Teresa d’Avila, che diceva: “Ho visto le anime che cadevano all’Inferno come cadono le foglie in autunno”.

La Chiesa non ha mai fatto né farà mai una “canonizzazione negativa”, in cui assicura che una certa persona è all’Inferno, neanche quando si tratta di una persona dichiarata scomunicata.

Il fatto che una persona sia scomunicata non significa che sia condannata all’Inferno; è solo fuori dalla comunione della Chiesa. Prima della morte, una persona scomunicata può pentirsi dei suoi peccati, e questo basta perché sia salvata dall’azione misericordiosa di Dio.

Allo stesso modo, non possiamo avere la certezza assoluta che una certa persona morta nel peccato sia andata direttamente all’Inferno. Non possiamo neanche affermare, con i nostri criteri, che qualcuno vada inesorabilmente all’Inferno, perché non sappiamo se la persona è stata toccata dalla grazia suprema di Dio al momento della morte.

Da tutto questo si deducono due cose: non dobbiamo negare le nostre preghiere, i suffragi e i sacrifici per le anime che immaginiamo siano all’Inferno, né possiamo avere idea della condizione o dei nomi dei condannati.

2 Il Paradiso

Avremo la certezza che qualcuno è in Paradiso solo in cinque casi:

  • Nel caso delle persone che per tradizione la Chiesa afferma che si trovano in Paradiso (la Vergine Maria, San Giuseppe, San Paolo…);
  • Nel caso delle persone canonizzate;
  • Nel caso dei bambini morti dopo il Battesimo e di quelli morti prima o dopo la nascita senza il Battesimo tradizionale;
  • Nel caso di coloro che morendo hanno goduto del privilegio sabatino, riconosciuto da Papa Pio XII e applicato a chi muore con il santo scapolare di Nostra Signora del Carmelo. In base a questo privilegio, i devoti che rispettano tutte le condizioni e i requisiti dell’uso dello scapolare raggiungeranno la patria celeste nel più breve tempo possibile, o al massimo il sabato successivo alla morte;
  • Può anche accadere straordinariamente in casi di rivelazione con l’autorizzazione di Dio che una persona cara faccia sentire in qualche modo la sua presenza o la sua intercessione per noi presso Dio.

3 Il Purgatorio

Chi muore nella grazia e nell’amicizia di Dio ed è perfettamente purificato vive per sempre con Cristo. È per sempre simile a Dio, perché Lo vede com’è. E chi non muore in queste condizioni?

I santi sono esempi della possibilità di purificazione nella vita terrena. Nessuno di loro è arrivato alla santità senza purificarsi attraverso la sofferenza delle pratiche penitenziali, della mistica e del martirio vissuta e offerta con fede. Tutto questo con l’intenzione di riparare alle offese a Dio.

Per questo, è bene che le opportunità di purificazione che Dio ci presenta attraverso le circostanze dolorose o avverse nella nostra vita siano viste non come un castigo, ma per quello che sono realmente: opportunità di purificazione, di evitare il Purgatorio.

Quando nasciamo, Dio ci dona i suoi doni, talenti e qualità, e dipende da ciascuno di noi svilupparli a favore del suo Regno. Se al momento della morte non abbiamo quelle virtù, non potremo entrare in Paradiso, e allora, come dice il Catechismo, quelle virtù verranno perfezionate in Purgatorio:

“Coloro che muoiono nella grazia e nell’amicizia di Dio, ma sono imperfettamente purificati, sebbene siano certi della loro salvezza eterna, vengono però sottoposti, dopo la loro morte, ad una purificazione, al fine di ottenere la santità necessaria per entrare nella gioia del cielo” (CCC, 1030).

Un modo per evitare il Purgatorio è ricorrere alle indulgenze.

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