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Quando amare è un’ossessione: come riconoscere e guarire dalla dipendenza affettiva?

EMOTIONAL DEPENDENCE,

Valery Sidelnykov | Shutterstock

Silvia Lucchetti - pubblicato il 21/07/20

L’amore da dono reciproco può trasformarsi in una prigione in cui illudersi di colmare gravi carenze di autostima

Che cos’è la dipendenza affettiva? Un articolo interessante apparso su Psicologia contemporanea a firma della psicologa e psicoterapeuta Ilaria Consolo, ce ne parla aiutandoci a far chiarezza. La dipendenza affettiva fa parte della nuova tipologia di dipendenze – che comprende ad esempio quelle da internet e da gioco d’azzardo – condizioni che si manifestano con le stesse caratteristiche della tossicodipendenza, ma non sono dovute agli effetti di una sostanza d’abuso.

Quando amare è un’ossessione!

Tutte le forme di dipendenza possono essere viste come tentativi di tenere sotto controllo le proprie emozioni attraverso esperienze in grado di alleviare la noia, aumentare le sensazioni di benessere, scacciare il dolore, la tristezza e ogni sorta di sensazione spiacevole. Se amare rappresenta una ragione di vita, sottolinea Ilaria Consolo, nella dipendenza affettiva questo bisogno naturale assume le caratteristiche di una ossessione: il rapporto con il partner diventa una necessità assoluta, totalizzante, tanto da costituire l’unico fondamento ed obiettivo della propria esistenza. La vita dei dipendenti affettivi ruota tutta intorno la droga-compagno/a, asservita al bisogno di goderne sempre di più e condizionata dal malessere che deriva dalla sua assenza o scarsità. Per farsi accettare e diventare insostituibili si fa di tutto per accontentare le richieste del partner, condivisibili o meno, in modo da fugarne i temutissimi malumori. Ecco che così si diventa oltremodo disponibili, si sopportano commenti svalutativi e finanche maltrattamenti, si assolve qualsiasi atteggiamento sconveniente o penalizzante provenga dal partner con l’illusione che egli/ella cambieranno in direzione di una più intensa reciprocità.

La sessualità nella dipendenza affettiva

La dipendenza affettiva si riflette anche sulla sessualità della coppia, nell’illusione che la fisicità possa rafforzare il legame d’amore. I dipendenti affettivi hanno estremo bisogno che il sesso sia assolutamente soddisfacente, specie per l’altro, in quanto il contatto sessuale rappresenta spesso l’unica conferma tranquillizzante della vicinanza con il partner. Il proprio corpo viene usato come strumento sessuale di controllo per rassicurarsi sulla possibilità di mantenere una relazione gravemente sbilanciata, aspetto di cui si cerca di non prendere fino in fondo consapevolezza. La dipendenza affettiva, pur potendo manifestarsi in entrambi i generi, come scrive Ilaria Consolo, è molto più diffusa nell’universo femminile…

(…) probabilmente perché le donne per secoli sono state meno incoraggiate all’autonomia e all’espressione dei propri bisogni, relegate a funzioni di accudimento familiare e cresciute nella convinzione che la loro felicità dipendesse dalla relazione con un uomo. (Ibidem)

Chi sono le “donne che amano troppo”?

Le “donne che amano troppo”, come le ha definite in un famoso best-seller Robin Norwood, una diffusa tipologia di dipendenti affettive, hanno bisogno di essere continuamente rassicurate, si sottomettono per ingraziarsi i favori dell’altro, cercano di evitare in ogni modo la temutissima separazione vissuta come evento catastrofico per la loro esistenza. Sono purtroppo, continua la psicologa, donne carenti di autostima, convinte di non essere degne di amore, con alle spalle generalmente famiglie in cui i bisogni emotivi dei membri non avevano diritto o possibilità di essere riconosciuti. Da adulte sono attratte da partner con cui intessere una relazione di attaccamento ambivalente, come quella sperimentata durante l’infanzia. Modello di relazione in cui vengono a rivivere situazioni in cui i loro bisogni e sentimenti, invece di essere convalidati e ricambiati, risultano ignorati o svalutati. Spesso si orientano verso compagni bisognosi di sostegno in modo che, amandoli in modo fusionale, da una parte cercano di confermarsi il loro valore dimostrando la capacità di supportarli, e dall’altra soddisfano il proprio estremo bisogno di sentirsi utili e importanti. I partner scelti manifestano modalità ambivalenti e rifiutanti che invece vanno ad aumentare nella compagna l’angoscia di non valere e di non essere degna di amore. Queste donne, nonostante la sofferenza derivata dal rapporto con questi partner, tendono a scegliere nuovamente relazioni simili a ciò a cui sono abituate, “nella speranza magari che stavolta il mostro diventi principe” (psicologiacontemporanea).




Leggi anche:
Si può essere “dipendenti” dalla coppia?

Guarire dalla dipendenza

Come avviene per gli altri generi di dipendenza la guarigione è un percorso complesso e generalmente richiede del tempo. I presupposti fondamentali per uscirne consistono nel riconoscimento della propria dipendenza, la presa di consapevolezza delle conseguenze che essa ha già prodotto e degli ulteriori effetti negativi che comporterà nel futuro per sé ed altri, la volontà di iniziare un processo di cambiamento che nella maggior parte dei casi richiede, con l’aiuto offerto da una psicoterapia, di porre fine alla relazione disfunzionale, se in corso, e gestire i sintomi dell’astinenza dalla stessa.

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