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La scintilla del lunedì - Clacson furenti

COVER, SCINTILLE, TRAVEL

Maria Savenko | Shutterstock

Annalisa Teggi - pubblicato il 20/07/20

Ce l’hai tu un posto in cui per essere guardato e abbracciato non devi usare nessuna sirena assordante?

Sono la classica mamma al volante, non credo di essere un pericolo costante ma vado lenta e devo essere un bell’ostacolo per i piloti più scattanti di me (e ci vuole davvero poco). Qualche giorno fa mi sono presa paura, un’auto si è immessa nella corsia dove io procedevo a velocità-tartaruga ed evidentemente non mi ha visto; ero quasi sicura ci sarebbe stato un urto. Allora, cosa che non faccio mai, ho pigiato il clacson fino in fondo. Il pericolo è rientrato, ci siamo solo sfiorate.

Quella paura mi è rimasta addosso per parecchio e ho rimuginato su tutto ciò che implica il «non essere visti»; esserci ma essere completamente invisibili agli altri. Nel caso che ho raccontato il clacson è stato il propagarsi della mia voce atterrita: “Ehi! Ci sono io qui!”; ma è ben raro che venga usato così. Il più delle volte suonare il clacson significa dare sfogo a un’istintività viscerale, scaricare sugli altri che-sono-in-mezzo un nervosismo tutto intimo e personale. Togliti, devo passare. Datti una mossa. Non hai visto che è verde?

Il traffico è un micro-mondo da incubo, in cui c’è solo un movimento convulso e nessun volto; siamo tutti lì ma non siamo davvero gli uni accanto agli altri. Anzi, è più facile che siamo gli uni contro gli altri. Quando passo dal mio piccolo paese alle grandi metropoli come Milano il sottofondo dei clacson mi cattura; a volte ho davvero l’impressione che siano grida umane. Cosa dicono? Che attenzione cerca tutta questa gente? Quale disagio deve mai sputare fuori con queste urla meccaniche per sentirsi in pace?

Nel podcast di questa settimana racconto di queste sirene assordanti, la cui eco si perde alla svelta: tanto fragorosi come rumori, quanto fugaci. Corriamo per le strade, ma poi ce l’abbiamo un luogo in cui anche lo strazio più silenzioso che ci portiamo dentro è ascoltato e abbracciato?

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