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Il commovente testamento spirituale di don Mauro Evangelisti

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Copertina libro
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“Desidero ringraziare il Signore, Dio della vita”. La storia del prete riminese, stroncato dalla Sla, ora è raccontata in un libro

Una storia commovente ed edificante quella di don Mauro Evangelisti, diventato prete a 24 anni, per dodici anni costretto a convivere con la Sla, che ne ha minato il fisico e perfino la parola, fino a poter comunicare solo grazie a uno speciale computer che ’reagiva’ ai movimenti dei suoi occhi.

Ora la vicenda di don Mauro è diventata un libro: “Vivo per amare. Vincere il male si può” (Il Ponte), curato da Elisabetta Casadei, con il testamento, le lettere e gli scritti del sacerdote riminese, ma anche email di amici, preti e persone che lo hanno conosciuto durante il suo servizio pastorale, da Miramare a San Mauro Pascoli (Il Resto del Carlino, 13 luglio).

“Allievo” della “santa con il sorriso”

Nato in una famiglia religiosa a Torre Pedrera (Rimini), Mauro è stato uno dei ragazzi del Gruppo vocazionale della Venerabile Carla Ronci, la ’santa con il sorriso’ di cui è in corso il processo di beatificazione.

Parroco per sedici anni nella parrocchia di Miramare (dove nel 1990 era succeduto a don Italo Urbinati), don Mauro aveva dovuto rinunciare all’incarico nel 2003, per motivi di salute. Affetto da Sla, era accudito dalla Comunità di Montetauro. Morì il 16 luglio 2019.

L’ultimo “grazie”

Scrisse un commovente testamento spirituale nel 2012, reso pubblico, in cui volle ringraziare tutte le persone che lo hanno accompagnato nel corso della sua vita.

«Desidero ringraziare con voi il Signore, Dio della vita, per quanto mi ha dato, nella speranza di godere per sempre della sua presenza, “perché eterna è la sua misericordia”», scrisse don Mauro.

Perdono e peccati

Il sacerdote chiese nel testamento anche «perdono», «per le attese deluse, per le mancanze di fede e di carità, per gli errori e i peccati commessi e per le tantissime omissioni. Tutto vi chiedo di affidare con me alla misericordia infinita di Dio, unica mia speranza».

«Ma un angolo speciale di questo mio scritto – aggiunse – devo dedicarlo all’ultima parte della mia vita, quando il Signore mi ha chiamato in un modo nuovo a stare con lui sulla croce. Ritengo questa la parte più preziosa della mia esistenza, proprio perché la più difficile. Ringrazio il Signore di come si è servito di me, delle cose che su questa strada mi ha fatto capire, della possibilità che mi ha dato di stare vicino a tante altre persone più provate di me».

“Chi mi ha sostenuto nella malattia”

«Ma ho il dovere di ringraziare – proseguiva don Mauro – in modo particolare tutti quelli che mi sono stati vicini in questo tempo di grazia e di fatica, che mi hanno fatto sentire il loro affetto, che mi hanno sostenuto con la preghiera. (…) Grazie per la pazienza infinita, per il sorriso costante, per l’esperienza di famiglia che vi ho potuto fare, per tutto quello che mi è stato insegnato sulla vita cristiana e in particolare sulla centralità della parola di Dio.

Il funerale

Il prete diede anche delle disposizioni per il suo funerale:

«Desidero essere vestito con la mia veste talare, il camice bordato di bianco della mia ordinazione e la casula bianca della prima messa. In mano un crocifisso. Voglio una bara molto semplice e senza decorazioni, con sopra una croce vuota, simbolo della Risurrezione.

Desidero essere sepolto e non andare in un loculo.

Sul ricordino vorrei che ci fossero le parole del salmo 84 (83): “Beato chi trova in te la sua forza e decide nel suo cuore il santo viaggio. Passando per la valle del pianto la cambia in una sorgente. Cresce lungo il cammino il suo vigore, finché compare davanti a Dio in Sion”.

La liturgia sia possibilmente di festa, a discrezione del vescovo.

Come letture mi piacerebbero 2 Cor. 1,3-7 e Giov. 21,15-19, col salmo 84 (83).

Chiedo di evitare ogni spesa per i fiori.

Le offerte che si raccoglieranno in chiesa andranno naturalmente alla chiesa, ma avrei piacere che qualcuno si ricordasse anche dell’associazione AISLA e della ricerca scientifica sulla malattia.

Lascio a voi decidere in quale chiesa celebrare la messa di commiato e in quale cimitero seppellirmi» (Diocesi Rimini).

 

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