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Il medico che, Rosario alla mano, prega per i suoi pazienti ed è uno strumento di Dio

NESTOR RAMIREZ

Facebook-Luis Alberto Gallego

Lucía Chamat - pubblicato il 06/07/20

Una fotografia del dottor Néstor Ramírez che recita il Rosario è un simbolo di fede nella situazione che vive la Colombia, che soffre per la pandemia e non ha un sistema sanitario adeguato per affrontarla

Com’è abituale nelle sue giornate lavorative, l’anestesista Néstor Ramírez Arrieta approfitta di qualsiasi opportunità per recitare il Rosario, come dimostra una fotografia scattata in una clinica della città colombiana di Cartagena.

“Come molti medici sostiene turni interminabili e una pressione emotiva molto forte che molti non sarebbero in grado di sopportare. Nei brevi momenti di riposo tira fuori il suo Rosario e si dedica alla preghiera. Anche se differiamo nel modo di adorare e di pregare, qualcuno dubita del fatto che Dio ascolti questa preghiera?”

È questa la didascalia con cui il pastore evangelico Luis Alberto Gallego ha accompagnato la fotografia del dottor Ramírez. L’immagine è stata condivisa e commentata da migliaia di persone sulle reti sociali.

“Non dubito del fatto che Dio ascolti le nostre preghiere. Quello che ama di più è guarire i malati, e sono quotidianamente testimone della sua presenza. Egli agisce attraverso le mie mani. Gli chiedo di usare il mio ministero di guarigione, soprattutto ora che viviamo una situazione tanto difficile”, ha detto convinto ad Aleteia il dottor Ramírez, uno dei tanti professionisti che lottano per salvare vite uman in un Paese in cui la crisi del sistema sanitario si è aggravata con il Covid-19.

In Colombia sono morte 3.641 persone per coronavirus, e più di 106.000 sono state contagiate, ha riferito un rapporto ufficiale del 2 luglio, giorni in cui sono stati riportati 4.101 nuovi casi.

La situazione non è facile perché le risorse ospedaliere sono insufficienti, la povertà obbliga molti abitanti a uscire per guadagnarsi da vivere e altri non rispettano le misure di prevenzione. Cartagena è una delle città più colpite dal virus: circa 8.600 contagiati e 344 vittime.

“Non temere, io sono con te”

In questo difficile contesto, i medici, gli infermieri e tutti i professionisti del settore sanitario sono un gruppo molto vulnerabile, non solo per i rischi di contagio, ma anche per le carenze lavorative e operative del sistema sanitario colombiano e l’incomprensione dei cittadini che li hanno stigmatizzati, arrivando all’estremo di minacciarli di morte e aggredirli.

Consapevole di questa situazione, il dottor Ramírez va a lavorare ogni giorno alla Clínica Madre Bernarda – della comunità delle Suore Francescane – con la tranquillità di essere protetto dalle armi migliori: la preghiera, l’Eucaristia, il Rosario, il Sangue di Cristo e i sacramentali. Le sue giornate scorrono tra tensioni, lotta per salvare vite umani, precauzioni, pazienti guariti, il miracolo della vita e la preghiera costante.

“Qualche giorno fa ho dovuto realizzare una tracheotomia nella sala Covid. Era la seconda volta che provavo una grande paura nella pandemia, ma anche una grande speranza. Dopo essere entrato in un labirinto, essere stato vestito da due persone, con due tute, mascherine, guanti e copribocca abbiamo realizzato la procedura, una di quelle che provoca più contagi nell’équipe medica. Se la gente avesse l’opportunità di vedere queste cose non uscirebbe, non si accelererebbe la riapertura dei settori economici e si farebbe più attenzione”, ha commentato ad Aleteia.

Uscendo, il medico ha approfittato del fatto che la sala d’attesa era vuota e ha preso una delle letture bibliche disponibili, e il messaggio di Dio è stato chiaro e contundente: “Non temere, io sono con te” – sufficiente a rafforzarlo e a dargli la tranquillità per continuare ad agire.

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