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Dio l’ha salvata da un padre violento, dal suicidio e ora dal coronavirus

CHATITA
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Una ragazza spiega ad Aleteia come trasformare il profondo dolore della vita in benedizione e perdono

Poi sono venuta negli Stati Uniti, ma i nostri progetti sono molto diversi da quelli che Dio ha per noi. Arrivare qui, con una cultura diversa, una lingua diversa, senza amici, è stato difficile, ho avuto paura. Sono venuta con la mia famiglia, e sono grata nei suoi confronti per tutto quello che ha fatto perché potessi andare avanti.

In questo periodo sono successe molte cose. Due o tre anni fa ho attraversato una depressione molto forte per via di una situazione amorosa e per gli amici. È stata una cosa che spero di non vivere più. Non trovavo un senso al fatto di essere viva, e mi chiedevo: “Perché capita a me? Perché le cose brutte capitano alle brave persone? E perché alla gente che si comporta male le cose vanno meglio nella vita?” La vedevo così perché mi trovavo nell’oscurità, in una situazione in cui nessuno vedeva il mio mondo e non riuscivo ad avanzare. È stato molto, molto difficile, e volevo togliermi la vita.

All’epoca avevo un amico che mi ha sostenuto molto e mi diceva: “Affida le tue cose al Signore, lascia tutto a Dio!” Ma io mi chiedevo: “Perché Dio non mi aiuta?” Una notte ho avuto un attacco di panico; vivevo da sola, perché i miei familiari avevano le proprie famiglie, mentre io sono single. Non avevo mai avuto un attacco di panico, ed è stato così brutto che quella notte stessa ho detto al Signore “Se ci sei davvero, aiutami!”

Un falso amico mi ha detto: “Basta: fallo, togliti la vita”. Ricordo chiaramente la data in cui mi sarei tolta la vita: quel giorno, uscendo dal lavoro, avevo già pronto il mio progetto, perché non ce la facevo più. All’improvviso ho ricevuto una telefonata da una persona, che in quel momento è stata il mio angelo custode perché mi ha salvata dal suicidio. Mi ha detto: “Sono Tizio e vorrei invitarti a prendere un caffè”. Non posso dire che sia stata una coincidenza, perché in quella notte di panico avevo detto al Signore “Se esisti davvero, se mi vuoi davvero bene, dimostramelo!”

Sono tornata a casa piangendo e ho detto a Dio: “Signore, fa’ di me ciò che vuoi. Sono qui”. Perché posso dire davvero che il Signore mi ha telefonato; è stato il Signore a farmi quella telefonata che non mi aspettavo.

Un’altra prova difficile che ho appena superato è stata quella relativa al Covid-19. Il coronavirus è una di quelle cose che non pensavo mi accadessero; all’inizio non credevo che questa malattia esistesse davvero. Ora, però, ringrazio il Signore di averla avuta, perché fin dal primo giorno in cui mi sono ammalata, quando ancora non sapevo di avere questo virus, il Signore mi ha parlato in un modo incredibile.

È una malattia in cui si deve stare isolati, senza contatti con nessuno. È molto difficile stare da soli in una situazione simile, ma posso dire di non essere mai stata sola, perché il Signore è sempre stato al mio fianco. Mi ha dato la piaga e il rimedio. E in questo processo non è mai, mai mancato qualcuno che pregasse per me, o qualcuno che mi mandasse da mangiare. Ricevevo anche telefonate e messaggi. Il Signore è stato così grande e buono con me! Credo che mi abbia concesso di avere questa malattia per dirmi: “Ehi, fermati! Sono qui, voglio trasformarti”.

È stata una malattia molto dura, che non auguro a nessuno. Mi sono contagiata lavorando alle pulizie, perché sono stata vicino a una persona che aveva il virus ma non lo sapeva e credeva di avere una semplice influenza. Io non portavo la mascherina.

È accaduto un mercoledì, e il venerdì mi è venuto quello che sembrava un semplice raffreddore, e quindi sono andata in palestra, ho sudato molto e sono uscita senza felpa. Da quel momento ci sono stati giorni in cui mi sentivo più o meno bene e altri in cui stavo così male da non riuscire ad alzarmi dal letto. Ma Dio è sempre stato lì.

Non sono tornata alla radio, e ho avvisato che non sarei andata perché stavo male. Una donna allora mi ha telefonato e mi ha detto: “Non ti ho sentita alla radio. Sei in vacanza, va tutto bene?” Le ho detto che ero un po’ raffreddata e che preferivo non uscire, e mi ha detto: “Hai bisogno di qualcosa? Vuoi che ti porti qualche medicina?” Le ho detto che non era necessario ma ha insistito: “Hai mangiato?” Non avevo mangiato niente, ed è qui che entra in gioco il mio ego, perché mi piace molto aiutare le persone, ma non sentirmi debole o bisognosa di aiuto. Ma il Signore mi ha detto: “È su questo che voglio lavorare in te”. E allora ho risposto alla signora che non avevo mangiato, ma che mi sarei subito preparata qualcosa. Mi ha detto che mi avrebbe portato del cibo ma ho rifiutato, e poi mi ha mandato un messaggio: “Senti, Chata, tu aiuti sempre le persone senza chiedere niente in cambio. Lascia che Gesù aiuti te attraverso altre persone”.

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Pum! Non ho potuto più dire di no. Da allora ho capito che il Signore aveva qualcosa da dirmi nel decorso di questa malattia. E non ho mai perso la fede. C’è stata paura, sicuramente, ma in quei momenti dicevo: “La paura non è di Dio, devo avere fede”. E ho pregato dicendo: “Signore, Tu hai pagato per tutte queste malattie sulla croce, per amor mio. Credo che verrai a donarmi la salute”. E così è stato.

Il Signore ha permesso che mi ammalassi perché vedessi il mio orgoglio e capissi che tutti abbiamo bisogno degli altri. Il Signore mi dice che per seguirlo bisogna essere umili. L’umiltà innanzitutto! E devo essere più umile, accettare il fatto che commetto degli errori, che sono un essere umano bisognoso di altre persone.

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