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Perché uniamo le mani per pregare?

4Max/Shutterstock

Philip Kosloski - pubblicato il 02/07/20

Si crede che questo gesto derivi da una tradizione romana che simboleggiava la sottomissione

Al momento di pregare, i devoti devono unire le mani, tenere le braccia tese con il palmo verso l’alto o incrociarle, come fanno i monaci? Sono domande che si pongono molti fedeli.

Anche se può sembrare strano, è una domanda importante. I gesti sono un aspetto fondamentale della preghiera, e permettono ai devoti di dare senso alle loro pratiche, spesso radicate in antiche tradizioni.

Molti ricordano che è stato insegnato loro a pregare a mani giunte. Un individuo ha riferito il motivo (reale o meno) per il quale le suore gli hanno insegnato a farlo:

“Prega con le mani giunte perché le tue preghiere arrivino direttamente in cielo.
Se le mani puntano verso il basso, le tue preghiere cadranno all’inferno. Se sono al lato, la preghiere riecheggeranno per tutta la sala”.

È sicuramente piuttosto ingenuo, ed è probabile che queste indicazioni si siano perse nel linguaggio infantile. In realtà, il motivo per il quale la maggior parte dei devoti unisce le mani per pregare ha un simbolismo molto più profondo.

Nella tradizione ebraica, ci sono prove del fatto che le persone pregavano con le mani unite fin dal periodo successivo all’esilio e che hanno continuato a farlo dopo l’istituzione del cristianesimo.

Un’altra credenza comune è che la postura delle mani unite derivi da una pratica romana che simboleggiava la sottomissione. Storici religiosi collegano il gesto all’atto di legare le mani di un prigioniero – le mani unite sono passate a simboleggiare la sottomissione. Nell’antica Roma, un soldato catturato poteva evitare la morte immediata unendo le mani, come oggi agitare una bandiera bianca è un chiaro messaggio di resa.

Anche se i cristiani non sono obbligati a pregare con le mani unite, è un gesto molto significativo, con radici antiche e un simbolismo profondo.

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