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Cina, centinaia di croci demolite: «Violano le regole urbanistiche»

Pascal Deloche / Godong

Una donna raccolta in preghiera nella cattedrale di Macao (Cina).

Domitille Farret d'Astiès - pubblicato il 02/07/20

La campagna di repressione anti-cristiana prosegue in Cina. In meno di tre mesi, nella provincia dell’Anhui, più di 500 croci appartenenti a chiese cristiane sono state asportate.

Il potere comunista cinese continua a demolire croci. Nella provincia dell’Anhui (a est del Paese), vicino a Shangai, a partire dalla metà di aprile più di 500 croci appartenenti a luoghi di culto cristiani – cattolici o protestanti – sono state tolte dai campanili. Questa repressione si deve alle direttive del partito comunista e non è nuova: migliaia di croci sono già state ritirate nelle province del Zhejiang, dell’Henan, dell’Hebei e del Guizhu, talvolta col pretesto che violerebbero le regole dell’urbanistica.

Numerose domus ecclesiæ sono state parimenti chiuse dalle autorità. Per alcuni cristiani, l’ambizione del governo è chiaramente quella di abradere il simbolo della fede cristiana dalla sfera pubblica. Se la maggior parte dei membri del clero locale non protesta di fronte alle autorità, alcuni incoraggiano i fedeli a proteggere le loro croci e a scattare foto per documentare i soprusi.


UYGHUR PEOLPE

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La situazione dei cristiani in Cina è preoccupante. Fin dal primo giorno dell’allentamento delle misure anti-Covid-19 nel Paese, sono tornati a rimuovere croci dai tetti delle chiese. Mons. Huber, il direttore delle Pontificie Opere Missionarie tedesche, osservava allora:

Il governo del presidente Xi-Jinping tenta di controllare tutti gli àmbiti della società civile, compreso quello religioso.

E se le messe sono progressivamente tornate ad essere celebrate, in una parte del Paese, nel rispetto delle regole sanitarie, ciò è stato fatto a condizione che vi si insegni il patriottismo.

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

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