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Perché il vescovo di Roma è il Papa?

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È un titolo meramente onorifico o governa realmente la diocesi? Qualcuno lo aiuta in questo compito?

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1 Tra i titoli del Papa, quello di “vescovo di Roma” è il primo. Anche quando Roma era in rovine ai tempi dei barbari, anche quando il Papa risiedeva lontano da Roma, anche quando è stato in esilio, non si è mai pensato di dissociare la funzione del papato da quella episcopale.

È stato in Galilea, e non a Gerusalemme, che Gesù, dopo la sua resurrezione, ha dato ai suoi apostoli la missione di annunciare il Vangelo a tutte le Nazioni.

Il libro degli Atti degli Apostoli mostra che il Vangelo si è diffuso proprio quando Roma è diventata il centro di gravità della Chiesa.

Dall’altro lato, cosa sarebbe stato della Chiesa in una Gerusalemme devastata da Romani nel 70, come Gesù aveva annunciato?

La storia del papato, dopo più di mille anni, ha conosciuto casi di martiri, come quello di Pietro, ma anche storie di esiliati: Cleto, Clemente, Cornelio e Lucio all’epoca della persecuzione romana; Liberio ai tempi di Costantino; Silverio al tempo dei barbari.

Nel corso dei secoli, prima dello scisma del 1054, Costantinopoli era una città infinitamente più brillante di Roma. Pur essendo orgogliosa della sua grandezza, non ha mai rivendicato il primato.

In seguito, per un periodo di 70 anni, in un’epoca in cui la Francia ha esercitato una forte pressione sul papato, i successori di Pietro hanno risieduto ad Avignone (1309-1377).

Santa Caterina da Siena si rivolse duramente a Papa Gregorio XI, chiedendogli di tornare a Roma, e alla fine lo convinse.

Anche in quei tempi turbolenti, però, non ci interrogò mai sul fatto che il vescovo di Avignone fosse il Papa. Allo stesso modo, i “Papi avignonesi” non presero mai il titolo di vescovi di Avignone.

Nell’era moderna, Napoleone I deportò Pio VI a Valence-sur-Rhône (Francia), dove il Papa morì. La situazione proseguì poi con Pio VII, che deportò a Genova e poi a Fontainebleau.

Quando Roma venne minacciata dai piemontesi, Pio IX si rifugiò a Gaeta, ma tornò a Roma il prima possibile, stavolta con l’aiuto dei Francesi.

Dopo l’annessione di Roma al regno d’Italia, il Papa si considerò “prigioniero” in Vaticano. Protestò ma rimase lì, come Pio XII durante la II Guerra Mondiale, pur temendo di essere sequestrato dai nazisti.

2 Il Papa ha autorità sui vescovi, ma è innanzitutto un vescovo. Un vescovo è sempre collegato a una diocesi, anche se in certi casi si tratta di diocesi in cui non ci sono cristiani.

Antoine Mekary | ALETEIA

Il Concilio Vaticano I, con il riconoscimento dell’infallibilità, corre il rischio di separare il Papa dai vescovi.

In realtà, non esiste un quarto grado nel sacramento dell’ordine, oltre a quello dei diaconi, dei sacerdoti e dei vescovi.

Il rapporto dei vescovi con il Papa si esprime mediante la formula “cum Petro et sub Petro”, “in comunione con Pietro e sotto l’autorità di Pietro”. Se il Papa smette di essere vescovo di Roma, questo equilibrio si spezza.

Ogni vescovo è sempre collegato a una diocesi concreta, anche quelli che sono al servizo della Santa Sede o i vescovi ausiliari, le cui diocesi – quelle di cui sono titolari – spesso non hanno altro che un’esistenza storica, perché i cristiani vi sono scomparsi.

Si tratta di una finzione che ha almeno il vantaggio di mostrare che un vescovo è sempre legato a un territorio e a un popolo concreto.

Un Papa che non fosse vescovo di Roma assomiglierebbe di più a un Segretario Generale dell’ONU.

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