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È in corso nella nostra società uno spietato attacco alla figura della madre

MOTHER AND SON,

Marian Fil | Shutterstock

Silvia Lucchetti - pubblicato il 01/07/20

Nel libro "Finché non sorsi come madre" Debora Donnini riflette appassionatamente sulle gravi conseguenze della negazione della centralità del ruolo materno e della complementarietà uomo-donna

È appena stato dato alle stampe il bel libro di Debora Donnini, edito da Chirico e Edizioni Cantagalli, dal titolo: “Finchè non sorsi come madre”, volume dedicato alle tematiche della maternità e del femminile per come interpretate nell’odierna cultura occidentale a fronte della visione cristiana della donna e della sua assoluta specificità. L’autrice, giornalista professionista e tra i redattori di Radio Vaticana-Vatican News, ha affrontato questa avventura sull’onda dello sconcerto provocato dal disegno di legge n. 735 del 2018 sull’affido condiviso (ddl Pillon), che le ha aperto gli occhi sull’“attacco alla madre” oggi in corso nella nostra società. Come scrive nella prefazione Alberto Gambino, Prorettore dell’Università Europea di Roma e Presidente Nazionale di Scienza&Vita esso fa tutt’uno con:

(…) una insidiosa sfida alla complementarietà genitoriale che finiscono in definitiva col “sacrificare il benessere di un bambino”. (pp. 8-9)

Infatti come si legge nell’incipit della stessa prefazione:

Serpeggia oggi un’applicazione distorta del principio di uguaglianza tra uomo e donna che tende a superare quello biologico di maschile e femminile. Un’uguaglianza fredda e artificiale che accantona l’elemento fondativo della differenza ontologica fra i sessi: la maternità affidata dalla natura solo alla donna. La questione è se, allora, possa darsi un’epoca storica in cui il diritto, la società, la politica, l’economia possano trascurare e disinteressarsi di tale fatto incontrovertibile. Se, in altri termini, il fatto del maschile e del femminile e delle connessioni sul piano biologico possano negarsi con un artificio, fosse anche di carattere legislativo, per legittimare tutele giuridiche che parificano ciò che per natura non può esserlo. (p. 7)

Questo percorso di posticcia omologazione, ormai in avanzata fase di compimento, che si inscrive nell’attuale atmosfera culturale caratterizzata dall’individualismo più estremo, fa sì che:

(…) l’interesse del minore viene arbitrariamente sacrificato anche quando non si riconosce che è naturalmente congiunto – potremmo dire “avvinghiato” – a quello della madre.  (pp. 9-10)

Un legame “più forte della morte”

E questo legame che si stabilisce fra mamma e bambino, che l’autrice descrive come “più forte della morte” (p 11), travalica la categoria del tempo inteso in stretto senso cronologico, che prevede un prima e il suo dopo, tanto da farle affermare: “Quando nasce un figlio, nasce sua madre” (p. 11), a sottolineare i cambiamenti fisici e psichici che la donna vive con la gravidanza e la maternità.

Rilanciare l’alleanza uomo-donna

Secondo l’autrice la constatazione dello stato di profonda sfiducia nell’alleanza uomo-donna oggi esistente, non deve spingere alla tentazione di ascriverne le motivazione al processo di emancipazione della donna. Vi è pertanto l’assoluta necessità di “rilanciare questa alleanza, questa complementarietà, non solo per il bene dei figli, ma anche per la testimonianza della fede (p. 50)”. Infatti come afferma il Pontefice:

Se non troviamo un soprassalto di simpatia per questa alleanza, capace di porre le nuove generazioni al riparo dalla sfiducia e dall’indifferenza, i figli verranno al mondo sempre più sradicati da essa fin dal grembo materno. La svalutazione sociale per l’alleanza stabile e generativa dell’uomo e della donna è certamente una perdita per tutti. Dobbiamo riportare in onore il matrimonio e la famiglia! (p. 50)

“L’uomo deve imparare dalla madre la sua paternità”

Nel suo accorato richiamo alla centralità del femminile nella storia e nel destino dell’umanità, l’autrice affronta svariati temi: dalla violenza sulle donne in tutte le sue forme, all’utero in affitto, alla pedofilia, alla pornografia, fino alla necessità di diverse modalità di pianificazione del lavoro per permettere alle madri di coniugarlo con le incombenze familiari e di accudimento dei figli. Il tutto richiamandosi al pensiero degli ultimi Papi, in particolare Francesco e San Giovanni Paolo II, con le cui seguenti frasi tratte dalla Mulieris Dignitatem di fatto si avvia a concludere la sua riflessione:

L’essere genitori – anche se appartiene ad ambedue – si realizza molto più nella donna, specialmente nel periodo prenatale. È la donna a “pagare” direttamente per questo comune generare, che letteralmente assorbe le energie del suo corpo e della sua anima. Bisogna pertanto che l’uomo sia pienamente consapevole di contrarre, in questo loro comune essere genitori, uno speciale debito verso la donna (…) L’uomo – sia pure con tutta la sua partecipazione all’essere genitore – si trova sempre “all’esterno” del processo della gravidanza e della nascita del bambino, e deve per tanti aspetti imparare dalla madre la sua propria paternità. (p. 88-89)

Una società senza madri rende orfano tutto il genere umano

Da queste premesse quello che suona come un monito, e non solo per la metà rosa del cielo: La donna – nel nome della liberazione dal “dominio” dell’uomo – non può tendere ad appropriarsi delle caratteristiche maschili, contro la sua propria “originalità” femminile (San Giovanni Paolo II, p.87), che si fonda sull’essere madre fisicamente e spiritualmente, per cui, prendendo a prestito il senso del titolo di uno dei capitoli più belli del libro: una società senza madri rende perennemente orfano tutto il genere umano.

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