Ricevi Aleteia tutti i giorni
Solo le storie che vale la pena leggere: leggi la newsletter di Aleteia
Iscriviti!
Aleteia

Sposi ai tempi del Covid-19 riconoscenti “per grazia ricevuta”

@Marine Claude
Victoire e Joseph
Condividi

Dopo aver tranciato un dilemma gordiano, Victoire e Joseph, Sybille e Thibault, i cui matrimoni erano rispettivamente fissati per il 30 maggio e per il 6 giugno scorsi, hanno finalmente deciso di unirsi davanti a Dio nelle date inizialmente previste, circondati unicamente dei nuclei famigliari di origine e dei testimoni. Oggi rendono grazie per la gioia e per la semplicità cui le rinunce coatte li hanno portati.

Si erano immaginati un matrimonio in cui sarebbero stati circondati da tutti i loro amici, cugini, zii e zie, e avevano previsto tutto da un anno preparandosi a ricevere un gran numero di persone… dovevano essere 100 o anche 200 persone. Alla fine sono stati una trentina. A sentir loro, nessuna frustrazione, nessuna delusione, bensì un’immensa gioia di essersi sposati – gioia decuplicata dalle incertezze vissute durante la quarantena.

Questo il racconto di Sybille, ventottenne originaria dei pressi di Calais, oggi moglie del 29enne Thibault:

La quarantena, e soprattutto l’inizio della quarantena, sono stati momenti di rimessa in discussione e di timori: timore di non potersi sposare, di non avere la messa, di non potersi spostare oltre 100 kilometri… laddove noi dovevamo sposarci fuori regione… E quindi quel che conservo della magnifica giornata del 6 giugno è anzitutto un immenso sentimento di gioia, di sollievo. Eravamo pronti entrambi, avevamo fretta di sposarci, avevamo scelto di dare la priorità al sacramento del matrimonio piuttosto che al numero di invitati.

Stesso cammino hanno fatto Victoire (23 anni) e Joseph (20), fidanzati da un anno. Malgrado il rimpianto di non potarsi sposare con più amici al loro fianco, si sono domandati che cosa volevano veramente:

Mano a mano che la quarantena andava avanti, abbiamo capito sempre meglio che il matrimonio era anzitutto davanti a Dio. Ci siamo resi conto che potevamo fare una bella messa con dieci persone. Il matrimonio non è una rimpatriata: le riunioni di famiglia sono belle e importanti, ma quel giorno particolare che è il matrimonio è l’unione di due sposi davanti al Signore.

Nella pratica, la cosa non è stata facile: a dieci giorni dal matrimonio, né la chiesa né il locale né altro era stato prenotato. È stato l’amico prete che li accompagnava – con una peripezia che sa di provvidenziale – ad appianare le difficoltà materiali. Cosa che non ha potuto se non accrescere la gioia.

Una semplicità benefica

Altra esperienza vissuta in questi matrimoni particolari: la semplicità. Le due coppie lo dicono sinceramente: il numero ristretto di invitati ha evitato una grande fonte di stress e al contempo ha permesso maggiore intimità con i presenti. Sybille racconta con enfasi:

Ci siamo goduti tutti gli ospiti appieno: non abbiamo avuto quella classica impressione, tipica dei matrimoni, della giornata che passa in una volata. Io ho perfino avuto modo di vedere i miei nipotini e le mie nipotine che giocavano e si divertivano!

Un sentimento di pienezza, del vivere l’istante presente, che condividono anche Victoire e Joseph. Questi ultimi hanno dato volentieri testimonianza della forza della preghiera, in particolare delle novene a Santa Rita, Padre Pio e Giovanna d’Arco (la cui festa cadeva proprio il 30 maggio), durante le quali è emerso appunto il desiderio di semplicità. Così lo dice Joseph:

Abbiamo molto pregato per questa data, durante la quarantena, e all’improvviso tutto si è fatto molto semplice.

@AdR
Sybille e Thibault, che si sono sposati il 6 giugno 2020.

La grazia della rinuncia

Se qualcuno viene a me senza preferirmi a suo padre, a sua madre, a sua moglie, ai suoi figli, ai suoi fratelli e alle sue sorelle e anche alla propria stessa vita, non può essere mio discepolo.

Lc 14,26

Così dice Gesù nel Vangelo. Una lezione di rinuncia radicale che è fortemente risuonata nelle orecchie di Victoire e di Joseph. Perché sì, hanno rinunciato a un’immagine del matrimonio che si erano formati in mente da anni, per seguire Cristo e fondare la loro coppia sotto lo sguardo di Dio. Per loro è stato lo Spirito Santo che ha dato la forza di rinunciare a quel che ai loro occhi non era essenziale:

Abbiamo avuto una grazia che ci ha permesso di mantenere, pur nella rinuncia, il nostro matrimonio. Abbiamo la certezza che questa grazia ce l’ha data Lui, e che ce l’ha data per farci vivere l’insegnamento di Maria a Cana: «Qualunque cosa dovesse dirvi, fatela» (Gv 2,5).

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni