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Il ruolo del padre nei primi 1000 giorni di vita del figlio

FATHER AND CHILD

By Petrenko Andriy | Shutterstock

Ospedale Bambino Gesù - pubblicato il 30/06/20

Anche il papà può contribuire in modo attivo alla salute del futuro bambino, fin da prima del concepimento: ecco come

di Francesco Gesualdo

Il patrimonio genetico di ognuno di noi è ereditato per metà dalla madre e per metà dal padre. Salute e malattia dipendono almeno in parte dal nostro patrimonio genetico, quindi dai geni che ci hanno trasmesso i nostri genitori. Oggi sappiamo però che la nostra salute e le nostre malattie dipendono anche, in larga misura, dall’ambiente: l’ambiente in cui i nostri genitori sono vissuti e l’ambiente in cui siamo vissuti noi, soprattutto nei primi mille giorni: nel grembo materno prima e poi nei primi due anni di vita. Che conti l’ambiente in cui è vissuta la madre, è quasi ovvio. Lo sapevamo prima ancora che la scienza lo dimostrasse. Una madre denutrita, tossicodipendente o in cattiva salute difficilmente può avere una gravidanza “tranquilla” ed è facile prevedere che il feto avrà a soffrirne, magari con conseguenze anche per la sua salute futura. Ma perché mai un padre denutrito, tossicodipendente o in cattiva salute dovrebbe compromettere la salute del figlio? In fondo il padre, durante il concepimento fornisce soltanto i suoi geni. E nessuna di queste condizioni altera il patrimonio genetico né della madre né del padre. Ma oggi sappiamo che non è così.




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Il contributo del papà alla salute del bambino inizia fin da prima del concepimento. Lo stato di salute del futuro papà, le sue abitudini e i suoi comportamenti possono incidere sia sulla fertilità della coppia, sia sulla salute del feto e del bambino. Il fumo paterno, l’abuso di alcol, l’uso di droghe, l’obesità e le infezioni sessualmente trasmesse possono ridurre la probabilità che la coppia riesca a concepire un bambino. Non solo: il fumo, l’abuso di alcol e l’esposizione professionale a sostanze tossiche possono influire negativamente sia sul peso del bambino alla nascita, sia sul suo stato di salute. Questi fattori, infatti, potrebbero aumentare il rischio di alcune malattie congenite del cuore o del sistema nervoso. Non solo. Anche se nessuno di questi fattori ambientali è in grado di modificare i geni, tutti sono in grado di alterare il loro funzionamento. Oggi sappiamo bene che le conseguenze di questo malfunzionamento possono manifestarsi anche a decenni di distanza: aumentato rischio di malattie cardiovascolari, di malattie neuro-degenerative, di alcuni tumori dell’adulto e dell’anziano…

Alcuni comportamenti paterni possono essere dannosi anche nei periodi successivi della vita. Il figlio di un papà che fuma può ammalarsi più frequentemente di malattie respiratorie, come il broncospasmo e l’asma, oltre ad avere maggiori possibilità di diventare a sua volta fumatore quando sarà più grande. L’abuso di alcol e l’uso di droghe possono avere un’influenza negativa sulla psiche paterna, e questo può compromettere l’atmosfera di sicurezza emotiva di cui il bambino ha un radicale bisogno, soprattutto nei primi anni di vita.


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Durante il percorso della gravidanza, una presenza attenta e consapevole del papà contribuirà a creare un’atmosfera positiva nella coppia, che avrà delle ricadute positive sul benessere del bambino (oltre che sul benessere della mamma). Una parola chiave in questo periodo straordinario della vita è “condivisione”: condivisione della scoperta della gravidanza, partecipazione alle visite di controllo, alle ecografie di routine, ai corsi di accompagnamento alla genitorialità, al travaglio e al parto, così come la condivisione delle emozioni, dei dubbi, delle paure. Un’altra parola chiave è “consapevolezza”. In questo senso, soprattutto il corso di accompagnamento alla genitorialità, in particolare in occasione di una prima gravidanza, sarà utile per alleviare le ansie dei genitori che non riescono ad immaginarsi come sarà il parto e la nuova vita con un bambino.

E, dopo la nascita, un papà consapevole, presente e partecipe sarà in grado di creare un legame profondo con il bambino, presupposto fondamentale per una crescita sana. E, nello stesso tempo, contribuirà a rinforzare il legame tra il bambino e la mamma, e migliorerà anche le dinamiche della triade mamma-papà-bambino.

Oggi sappiamo che il contatto fisico e la cosiddetta genitorialità responsiva, ovvero l’attenzione e la risposta adeguata e tempestiva ai bisogni del bambino, sono presupposti fondamentali per la creazione di una relazione affettiva positiva e di un attaccamento sicuro, che a loro volta sono il terreno più fertile perché la psiche del bambino si sviluppi in maniera sana. E il ruolo del papà in questo processo è preziosissimo.

Oltre a questo, il ruolo del papà può avere un carattere di grande praticità. Tramite il proprio supporto attivo, il papà potrà aiutare e sostenere la mamma per l’allattamento al seno, contribuire alla sicurezza del sonno, della casa, del modo in cui il bambino viene trasportato, e, anche solo prendendosi cura dei momenti di gioco, potrà stimolare i sensi e l’intelligenza del bambino.

Un’altra grande occasione per migliorare la salute del bambino è la condivisione della lettura fin dai primi mesi di vita: la voce del papà che legge, nel corso degli anni, contribuirà alla formazione del linguaggio, stimolerà il pensiero critico, e renderà il bambino più curioso, più attento, e forse anche più felice.


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