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La “Cappella Sistina del Medioevo” rimasta sepolta per quasi 1.200 anni

Shutterstock
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Seppellita da un terremoto nel IX secolo, la basilica di Santa Maria Antiqua è stata scoperta dall’archeologo romano Giacomo Boni 117 anni fa

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Dopo essere rimasta per più di mille anni sotto terra e dopo oltre un secolo di scavi, uno dei più antichi luoghi di culto mariano di Roma ha riaperto le porte nel 2017.

Situata vicino al Foro Romano, la basilica di Santa Maria Antiqua è stata riscoperta dall’archeologo romano Giacomo Boni 117 anni fa sul Colle Palatino.

Paradossalmente, essere rimasta sepolta per circa 1.200 anni l’ha salvata.

La maggior parte del patrimonio artistico del VII e VIII secolo è andato parzialmente o totalmente perduto per via del movimento iconoclasta, e quindi gli affreschi oggi conservati nella basilica sono una testimonianza unica dell’arte cristiana delle origini, rara non solo a Roma, ma in tutto il mondo.

Secondo l’architetto Francesco Prosperetti, sovrintendente dei manufatti archeologici di Roma, particolarmente degno di nota è un affresco mariano considerato l’immagine più antica della Vergine Maria col Bambino Gesù.

Uno dei riferimenti più interessanti del complesso architettonico di Santa Maria Antiqua è quello del passato bizantino di Roma.

A giudicare dalle iscrizioni greche sul marmo e sulle pareti della basilica, Roma era una città bilingue.

Oltre a questo, lo stile indiscutibilmente bizantino delle icone di Santa Maria Antiqua rivela che l’influenza dell’Impero Romano d’Oriente aveva raggiunto non solo la zona di Ravenna, ma anche il Palatino.

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