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La vita, che bella, ci coglie sempre di sorpresa!

Photo by Gabriel Baranski on Unsplash

Sei di tutto più uno - pubblicato il 25/06/20

L'arrivo della settima figlia agli sgoccioli del lockdown, la bellezza di una famiglia numerosa, la forza della preghiera.

E così non eravamo preparati. Come spesso ci è accaduto a me e al mio Sposo, l’arrivo di un nuovo membro della famiglia non ci ha sconvolto particolarmente (nonostante l’età ci ricordiamo ancora come funziona la “storia”) ma la sorpresa non è mancata. Tuttavia questa volta non solo ho esternato un sommesso «Non pensavo proprio di arrivare a sette», ma mi sono arrischiata tantissimo nel dichiarare «Speriamo che sia femmina, giusto per abbassare la saturazione testosteronica della famiglia».

Dopo di che il tutto si è svolto come da protocollo: ricerca di abiti da “appanciate”, scommesse (all’ultimo sangue) sul sesso del nascituro, ricerca dei vestitini da amiche e parenti, modesto acquisto di capi d’abbigliamento color rosa confetto giusto per sfogare la sete da shopping… Insomma dal test positivo in poi, tutta la famiglia è stata coinvolta nell’attesa di colei che adesso si chiama ufficialmente Pantuffola.

Isolamento e didattica a distanza causa emergenza Covid-19

Nel contempo il coronavirus ci ha chiusi in casa, per cui l’attesa si è fatta complessa.
Non posso non aprire una parentesi su quello che di positivo e negativo ci ha portato questo momento di chiusura totale (per due risate, suggerisco il mio racconto nell’intervista che mi ha rivolto Martina Pastorelli – #lachiesachecè – che si trova nella home in alto a destra. -Si riferisce alla home del blog dove è pubblicato il post originale, Ndr), per cui mi limito a a raccontare quanto la didattica a distanza (DAD) sia stata un male necessario che deve essere assolutamente terminato in brevissimo tempo. Sì perché se per dei ragazzi adolescenti, che comunque hanno patito l’essere chiusi in casa lontani dagli amici (non tutti sono “socievoli” come la Figlia G che ha “patito” il tornare a uscire, ma ha vinto il timore con un po’ di sano shopping), la DAD è stata un po’ la scusa per vedere virtualmente dei compagni, per tantissimi bambini ha significato vivere situazioni confuse e ben poco didattiche.
Cigols, ad esempio, non è stato granché fortunato, complice il fatto che sia un bambino che ha bisogno di ordine, di disciplina, di essere seguito e di ricevere fiducia: tutte cose che lui è riuscito a ri-conquistare nel mese senza DAD (marzo) durante il quale gli bastava ricevere qualche lezione dalle maestre, e poi necessitava di serenità per percorrere le tappe degli argomenti, coi suoi tempi. Ahimé le videolezioni, nonostante gli sforzi, sono per lui uno stress mostruoso: rumore, compagni indisciplinati (lui non ha bisogno che l’insegnante gli dica di chiudere il microfono: se deve stare zitto, ci sta), difficoltà di concentrazione… tutto questo causa il fatto che l’ora seguente la DAD, lui pianga sul foglio della lezione o necessiti da parte mia o dei fratelli (spesso Lillo per matematica, La Figlia G per inglese e il nonno Emilio – compositore – per musica) di un supporto non tanto per capire la materia (musica lo appassiona, inglese lo capisce, matematica – con un po’ di pazienza – gli torna, italiano è forse l’unica disciplina che gli è ostica), quanto per ricevere “iniezioni” di fiducia in se stesso.
L’ho visto spesso piangere in silenzio, di fronte allo schermo, a causa dei compagni che rispondono al suo posto e ho trovato talvolta necessario intervenire standogli accanto e facendogli fare piccole pause. In tutto questo ammetto che senza i fratelli e le sorelle (a volte pure Lannina gli è stata accanto mentre faceva i suoi compiti), Cigols sarebbe sempre lì, confuso, amareggiato, stordito: e invece adesso, progressivamente, nonostante le videolezioni non gli tornino affatto a tutt’oggi, è sereno e non teme di chiedere aiuto. Lannina è stata più fortunata: a parte essere in quinta elementare e non in seconda (so di mamme felici per la DAD all’asilo nido: io avrei solo iniziato in quinta elementare) i tre insegnanti si sono organizzati subitissimo per fare poche videolezioni settimanali (spesso solo di chiarimento e approfondimento).
Debbo dire che non solo la DAD ha  selezionato discriminando abbondantemente tra alunni che possono cavarsela da soli e coloro i quali necessitano di essere seguiti passo passo, ma la DAD, priva di un protocollo di applicazione, ha lasciato che alcuni insegnanti eccedessero in precisione e dedizione (la maestra de Lannina, ad esempio, non ha mai mancato l’invio mattutino di un breve video esplicativo per la lezione quotidiana), mentre altri – i racconti da parte di amiche e conoscenti sono stati moltissimi – hanno realmente mostrato il peggio di sé, addossando agli studenti e alle famiglie tutto il peso dello studio (non tocco l’argomento delle amiche straniere che si sono trovate con l’italiano da insegnare ai figli o delle amiche con figli in modesta o grave difficoltà). Non desidero aprire la parentesi maturità, poiché ancora non se ne sa nulla (il post risale al 28 maggio u.s., NsR), ma la Figlia G, che si è oltremodo impegnata e che ha ricevuto, come argomento estratto a caso per redigere una tesina sulla Costituzione, il “Diritto alla Vita” (andando a precorrere i tempi sui propri futuri studi universitari), ha potuto constatare di persona la differenza tra insegnanti.
Purtroppo il Ministro dell’Istruzione non ha compreso che le famiglie sono stanche di vedere i figli (di tutte le età) costretti a un PC (se non un cellulare, visto che non tutti possiedono uno o più PC, stampanti, scanner eccetera): i figli (dai sei anni circa, sino ai diciannove anni), hanno resistito abbastanza bene, ma hanno bisogno d’imparare direttamente da qualcuno che è lì, che trasmette la propria cultura con sentimento, che incuriosisce e guida alla scoperta di una disciplina, che istruisce e dà all’allievo gli strumenti per comprendere, che usa la maieutica come arte per rendere lo studente appassionato… Mai come in questo periodo Lillo e la Figlia G, districandosi tra le loro lezioni e le loro interrogazioni, sono stati fondamentali: con dolce fermezza hanno provato cosa significa trasmettere un sapere, correggere senza umiliare, incuriosire senza limitare.

L’attesa del parto, l’aiuto di tutti

Ma c’è stato molto di più, in questo periodo.
Qualunque donna sa che può ascoltarsi dentro, quando è in attesa. Qualunque ostetrica sa bene che deve fidarsi della percezione che ha la donna, circa l’evoluzione della sua gravidanza. Avevo già percepito la situazione di pericolo (la prima volta, inascoltata, fu della Figlia G, che nacque con un cesareo d’emergenza dopo che erano ore e ore che assistevo inerme al viavai dei medici secondo i quali a vent’anni una donna deve partorire senza problemi e che io ero solo una lamentosa) e mi ero rifugiata tra le braccia di ostetriche che ritenevo competenti per assistermi proprio in virtù di quelle sensazioni (la seconda volta fu di Cigols: mi rintanai a Vipiteno): questa volta non è stata da meno, nonostante le nascite che l’hanno preceduta siano state rapidissime. La Pantuffola dava segno di stare bene, ma capivo che il mio corpo stava reagendo in modo non fisiologico all’imminente nascita, e i miei figli hanno dato il meglio di loro stessi. La Figlia G, già matura in mille e un modo, non mi ha mai lasciato sola: si è scoperta, oltre che insegnante (mi spiace dirtelo perché non sei attratta dal mestiere, figlia, ma hai qualità enormi, in tal senso), pure ottima massaia (trovando passione pure nello stirare guardando serial tv: incredibile la somiglianza con la Tata) e tata notturna per il Piccinaccolo (in realtà ci ha chiesto, a me e al Papo, come facciamo a sopravvivere alle tre sveglie notturne con tanto di bicchiere di latte e pucciamento biscotti). Lillo, che in nostra presenza è burbero e spesso intollerante coi fratelli, ha organizzato pranzi e cene, seguito i maschi di casa in giochi mostruosamente maschili e soldateschi in giardino (con conseguenti cure ai feriti). Tutto purché io e la Pantuffola uscissimo illese dalla sua nascita che si è rivelata più complessa di quello che si sperava.
La vita è strana sempre, ma se chiedi aiuto a Nostro Signore, magari con l’intercessione di Sant’Anna e sua figlia Maria (tra donne ce la s’intende meglio), ci si trova a dirGli, magari un po’ scocciati, «Signore scusa, so che sei occupato in faccende fondamentali, ma tu dici sempre di chiedere e poi pare che non mi ascolti proprio!». Ma Lui è nostro Padre e sa di cosa abbiamo necessità. E non solo lo sa bene, ma ci fa arrivare il sostegno, l’appoggio, le preghiere e la presenza tangibile di chi ci può aiutare al meglio. Per esempio, mentre io trascorrevo notti insonni in preda alla paura e allo sgomento (quello che si prova quando si sa che non siamo noi direttamente a gestire la nostra vita), Nostro Signore mi mandava un angelo custode non solo adeguato all’impresa (il mio angelo aveva – ha – sembianze umane ed era – è – un’ostetrica meravigliosa e un’amica affettuosa), ma una schiera di tantissime amiche che mi hanno pensata, mi hanno messaggiato, mi hanno tenuto vicina stretta al cuore, hanno sollecitato sostegno e hanno imposto preghiere ad amici e parenti… Mai nessuna bambina è nata, non senza difficoltà, con una tale schiera di voci oranti e mani giunte. Mai nessuna mamma, terrorizzata dallo snodarsi di situazioni non rassicuranti e potenzialmente più brutte di quanto ci si aspettava, è stata sostenuta da tanti cuori che battevano all’unisono… Non so quante persone siano state mobilitate il 14 e il 15 maggio 2020, ma di certo so che neppure una regina poteva essere tenuta su un trono così meraviglioso, intessuto con i fili d’oro che legano, una ad una, le preghiere che tante persone hanno detto per noi. Dio è misterioso, ma ascolta le preghiere di tutti e non solo le ascolta, ma le esaudisce meglio di quanto possiamo supporre noi esseri umani col cuore piegato dalla paura di non essere amati (in realtà vorremmo esserlo come desideriamo noi, ma un Padre e una Madre sanno meglio dei figli, come amarli).
E a casa? Mentre io e lo Sposo eravamo impegnati per la nascita di Pantuffola, tutto a casa era organizzato, sistemato e totalmente sereno. Tutto quello che stava accadendo era seguito passo passo dalla Figlia G e dal Lillo che, deposte ascia e spada di guerra, sono riusciti – senza neppure far troppa fatica – a gestire i quattro più piccoli. E mi spiace, ma le famiglie numerose sono il top.
I nostri figli sono inesorabilmente “Pietra d’angolo” e chi non l’ha ancora compreso perirà nella solitudine spirituale alla ricerca di una felicità che solo la famiglia può dare.
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