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Hitler era battezzato. Come ha potuto agire in modo demoniaco?

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Ci è stato posto il quesito con esplicito riferimento ad Adolf Hitler, ma lo si potrebbe ripetere per molti altri sanguinarî dittatori dello scorso secolo (e di altri): la questione d’interesse è invece quale sia il rischio corrispettivo corso da tutti quelli che ricevono i sacramenti senza le debite disposizioni – e la cosa potrebbe riguardarci molto più da vicino di quanto pensiamo.

Ci hanno scritto in redazione chiedendoci come sia possibile che Hitler abbia ricevuto i sacramenti dell’iniziazione cristiana e che poi abbia combinato tutto quanto è (più o meno) noto. Una domanda difficile da affrontare: prima di discettare delle interpretazioni, tuttavia, sarebbe sempre cosa buona partire dai fatti, proprio come nessuno dovrebbe mai avventurarsi nell’esegesi scritturistica senza prima aver avuto cura di stabilire al meglio delle sue possibilità il testo.

Il battesimo della povera Edda

Quel che dunque si presuppone quando si pone un domanda del genere è che Hitler fu di fatto e di diritto un cattolico, ovvero che la ricezione dei sacramenti dell’iniziazione cristiana avrebbero fatto questo di lui – e per sempre. Il piccolo Adolf fu effettivamente battezzato da neonato, nel 1889, e cresimato nel 1904, all’età di quindici anni. Dieci anni fa la casa d’aste Mullock’s, a Ludlow, nello Shropshire (UK), batté un cimelio da cui stimava di ricavare almeno 7mila sterline: si trattava della veste bianca battesimale che il 4 novembre 1938 Edda Göring indossò – dono del suo padrino Adolf Hitler.

Adolf Hitler, Edda Göring e la madre Emma Sonnemann il 4 novembre 1938

Dunque ancora nel 1938 Hitler era cattolico praticante? Fa impressione, certo, che solo cinque giorni dopo quella festa (nella notte tra il 9 e il 10 novembre 1938) si fossero accesi gli orridi fuochi della “notte dei cristalli”, ma del resto sembrerebbe che la responsabilità di quei pogrom vada attribuita soprattutto a Göbbels, e che anzi Göring fosse estremamente contrariato da quei fatti. La reazione di un bravo cattolico, si direbbe, quale ci si aspetterebbe da chiunque faccia battezzare la figlia neonata. E invece l’iniziativa di Göbbels, neanche una settimana dopo il battesimo della piccola Edda, aveva avuto luce verde dal Führer, e lo stesso Göring era stato contrariato solo per l’immagine della Germania all’estero, non per i massacri di civili commessi dalla forza pubblica e da militanti politici.

© BNPS
Veste battesimale di Edda Göring, dono del padrino Adolf Hitler

La veste battesimale imposta alla piccola Edda è anzi l’icona perfetta della calcolata contraffazione con cui Hitler scimmiottava i riti cristiani per intestarsene il prestigio e l’autorevolezza: sui fregi dell’indumento non sono croci, quelle che si ripetono, bensì svastiche.

© BNPS
Veste battesimale di Edda Göring, dono del padrino Adolf Hitler: particolare delle svastiche nel fregio

L’opera propagandistica anticattolica: i “discorsi da tavola”

Le stesse stenografie delle conversazioni “private” di Hitler (tra il 1941 e il 1944) ricevettero un nome – “Tischrede” (“discorsi da tavola”) – assai eloquente per la coscienza tedesca e per quella cattolica: è il nome con cui anche Lutero aveva intitolato le stenografie delle proprie conversazioni prandiali. È un calcolato riferimento a un autore che da un lato è un personaggio maggiore della modernità tedesca, mentre dall’altro fu (e a metà del XX secolo ancora era) – volente o nolente – fumo negli occhi della Chiesa cattolica. Non a caso in quei discorsi (quelli di Hitler, non quelli di Lutero) si legge, fra l’altro, che

il cristianesimo è il prototipo del bolscevismo: la mobilitazione da parte dell’ebreo delle masse degli schiavi con l’obiettivo di minare la società.

Hitler aveva avuto un bel dire che Gesù era «un ariano che combatteva i giudei» (più o meno l’equivalente di quanti ancora oggi vaneggiano di un “Gesù comunista”, “Gesù hippie”, “Gesù hipster…”): quel che intimamente credeva era invece che

gli insegnamenti del cristianesimo sono una ribellione contro la legge di Natura della selezione naturale da parte dei più forti nella lotta per la sopravvivenza e il predominio.

Una banale riproposizione delle critiche mosse a Socrate, nel Gorgia platonico, dal sofista Callicle. Anche il rozzo e fideistico scientismo da lui brandito è stato ereditato da tanti nostri contemporanei, i quali a parole si dichiarano nemici della sua memoria e nei fatti (eugenetica, soppressione degli improduttivi…) se ne confermano eredi:

Il dogma del cristianesimo si affievolisce e logora a seguito dei progressi effettuati dalla scienza: la religione dovrà farlo. Tutto il resto sta nel dimostrare che in natura non c’è nessuna frontiera tra l’organico e l’inorganico. Quando la comprensione dell’universo sarà diventata diffusa, quando la maggior parte degli uomini saprà che le stelle non sono fonti di luce ma autentici mondi, forse mondi abitati come il nostro, allora la dottrina cristiana sarà condannata all’assurdità.

Insomma, queste sono alcune delle credenze personali di Adolf Hitler, non solo politicamente anticlericale (anche Carlo V morente aveva raccomandato a Filippo II di essere prudente coi Papi…), ma fieramente anticristiano (per approfondimenti si può consultare con frutto la bella pagina dedicata al tema su Wikipedia). Non lasciò mai formalmente la Chiesa “per ragioni tattiche”, ma di quel “compromesso storico” ebbe un’idea cinicamente lucida:

Sono convinto che qualsiasi patto con la Chiesa possa offrire solo un beneficio provvisorio; prima o poi lo spirito scientifico rivelerà il carattere nocivo di tale compromesso, quindi lo Stato avrà fondato la sua esistenza su una principio che un giorno vicino sarebbe crollato. Un uomo istruito conserva il senso dei misteri della natura e si inchina ad essi prima dell’inconoscibile. Un uomo non addestrato, d’altro canto, corre il rischio di andare a ritroso verso lo stato dell’animale, non appena egli percepisce che lo Stato, in un opportunismo puro, sta facendo uso di false idee in materia di religione, mentre in altri campi fonda tutto sulla scienza pura. Ecco perché ho sempre mantenuto il Partito ben lontano dalle questioni religiose.

Sacramenti e frutti

Questo sia detto per quanto riguarda lo “stabilimento dei fatti”, analogo nello studio storico allo “stabilimento della lettera” in esegesi: la domanda della lettrice dalla quale siamo partiti suona a questo punto come un “com’è possibile che uomini adornati dei Misteri Celesti «li calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarci» (cf. Mt 7,6)?”. Ed è una domanda seria, tant’è che può includere, appena parafrasata, una parola del Signore. Proprio per rispondere ad essa la Chiesa ha gradualmente elaborato una dottrina che distinguesse tra sacramenti e frutti dei sacramenti. La Chiesa insomma ha privato di sostegno le ingenue (ed erronee) credenze di quanti siano portati a ritenere che, agendo i sacramenti “ex opere operato” essi funzionino un po’ come pozioni magiche. Ancora nel Catechismo della Chiesa Cattolica se ne conserva traccia laddove l’Estensore ha sintetizzato:

I sacramenti sono segni efficaci della grazia, istituiti da Cristo e affidati alla Chiesa, attraverso i quali ci viene elargita la vita divina. I riti visibili con i quali i sacramenti sono celebrati significano e realizzano le grazie proprie di ciascun sacramento. Essi portano frutto in coloro che li ricevono con le disposizioni richieste.

Catechismo della Chiesa Cattolica 1131

Alla fin fine, la domanda non è affatto utile per curiosare sul destino eterno di Hitler, che naturalmente è nelle mani dell’unico Giudice del tempo e della storia (e “curiosare” non è, in genere, una buona attitudine): essa torna invece utile per esaminare la propria coscienza ed emendare la propria vita, perché mai la dottrina cristiana ci ha insegnato che i sacramenti ci spossessino dei nostri pensieri e desiderî, che ci sollevino dalla faticosa responsabilità di costruire abiti virtuosi nelle azioni e nei pensieri. Essi ci forniscono invece i mezzi per farlo – e nella fattispecie una luce all’intelletto e un ardore alla volontà –, ma pur essendo il loro contenuto (che eventualmente Dio può veicolare anche «attraverso vie che lui solo conosce» [Ad gentes 7]) necessario per la salvezza, mai lo stesso può supporsi sufficiente.

Ciascuno, pertanto, esamini sé stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna.

1Cor 11,28-29

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