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San Giovanni Paolo II
Spiritualità

La vera roccia della preghiera è il perdono

PRAYER

Di Yupa Watchanakit -Shutterstock

don Luigi Maria Epicoco - pubblicato il 18/06/20

Non si prega per informare Dio di ciò che Lui sa già meglio di noi. L'unica condizione che Gesù pone insegnando il Padre nostro è quella di perdonare il male subìto.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Pregando, non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole.
Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate.
Voi dunque pregate così: Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome;
venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male.
Se voi infatti perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi;
ma se voi non perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe.»  (Mt 6,7-15)

Qual è la maniera giusta di pregare? Quali sono le parole giuste da usare? Penso che molti di noi, almeno una volta nella vita, si sono fatti questa domanda. Gesù nel Vangelo di oggi risponde proprio a questi interrogativi: “Pregando poi, non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate. Voi dunque pregate così…”. La prima indicazione che dà Cristo è quella di ricordarci che la preghiera non serve ad informare Dio di qualcosa che non solo conosce già, ma la conosce meglio di noi. Ma se non bisogna più pregare per chiedere, a che cosa serve la preghiera?

È proprio qui che Gesù spiazza tutti, insegnando che l’unica preghiera autorizzata è quella che ci fa fare l’esperienza del Padre: “Voi dunque pregate così: Padre nostro…”. Quindi noi possiamo dire di pregare solo quando la nostra preghiera ci mette nelle condizioni di fare memoria che Dio è nostro Padre, che noi siamo figli, che siamo amati, sostenuti, salvati, accompagnati, liberati dal Suo amore. Se la nostra preghiera non è il tentativo di entrare in maniera viva in questa esperienza relazionale così sconvolgente, allora non è la preghiera che ci ha insegnato Cristo. Solo dopo essere entrati in questa esperienza viva, allora tutte le richieste contenute nel Padre nostro trovano il loro vero significato. Ma sarebbe utile ricordare anche un altro piccolo dettaglio: l’unica condizione che ci chiede Cristo per pregare, non riguarda la nostra situazione emotiva, psicologica, morale, esistenziale. L’unica condizione che pone è quella di perdonare. Solo il perdono ci autorizza a pregare: “Se voi infatti perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe”. Ciò significa che la nostra preghiera è valida non quando emotivamente ci sentiamo appagati, ma quando interiormente lottiamo per perdonare il male subito.

#dalvangelodioggi

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