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Chi ha detto che tutto è perduto? Si può sempre donare

QUARANTINE

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padre Carlos Padilla - pubblicato il 17/06/20

Finisce l'isolamento, e la nuova normalità offre un'opportunità di vivere in un altro modo

Mi spaventa questa nuova normalità di cui parlano. Questa normalità così piena di divieti e impedimenti. Sarà una vita castrata quella che mi viene offerta? Dipende da me.

Mi fa paura muovermi tra segnali di traffico che indicano limiti invalicabili, che sottolineano le mancate possibilità che ho davanti e le vie che non posso percorrere.

Non mi perdo d’animo, né perdo la speranza. Mi è chiaro che sta a me cambiare il mondo, cambiare i venti, disporre nuove strade prima impossibili e far sì che le correnti del mare cambino direzione.

Sta al mio cuore che si può aprire se dice di sì ai nuovi desideri di Dio per la mia vita.

Sarà possibile vivere senza paura quando posso perdere tanto? Posso perdere più di quello che ho già perso. Posso guadagnare più di quello che ho mai guadagnato. L’atteggiamento dell’anima cambia tutto.

Giorni fa ascoltavo una canzone di Fito Páez:

“Vengo a offrire il mio cuore. Come un documento inalterabile. Non sarà semplice come pensavo, come aprire il petto e tirar fuori l’anima. Una coltellata dell’amore. E ti darò tutto e mi darai qualcosa, qualcosa che mi animi un po’ di più. Quando non c’è nessuno vicino o lontano, vengo a offrire il mio cuore”.

Ciò che conta è donare la vita, il cuore.

A chi dono l’anima, la vita, il cuore? A qualcuno che non mi ferisce, non mi uccide e non mi lascia solo.

Quello che offro e a chi lo offro è importante. Guardo Dio in questo periodo incerto. Gli offro il mio cuore. Come Maria quando ha aperto la sua anima davanti all’Angelo di Dio. Un “Fiat” che mi spezza dentro.

Vengo a offrire l’anima, aprendo il petto, e lasciando che Dio nel suo Spirito entri in me.

Tutto nuovo

Non voglio una nuova normalità che regoli i miei passi, vigili sui miei gesti e ponga fine alla mia voce. Non voglio smettere di esprimere ciò che porto dentro.

Non smetterò mai di essere normale, di essere me stesso, di amare completamente, di vivere donandomi. Non smetterò mai di sognare nuove vie, nuove vite, nuovi modi di donare quello stesso amore che nasce nella mia anima, nella mia vita.

Quell’amore sempre nuovo. Come la vita che mi dona lo Spirito che fa tutto nuovo. Gesù faceva nuove tutte le cose nel suo cammino verso la croce, morendo. È quello che desidero in questo tempo nuovo che Dio mi dona.

Non voglio tornare alle cose di prima. Non voglio una normalità piena di regole. Voglio, questo sì, un nuovo modo di vivere, di amare, di dire “Ti voglio bene”. Una nuova passione per la vita che mi viene data come un dono, quando passerà questa tempesta che mi flagella.

Voglio un nuovo modo di seguire i passi di Gesù grato, con il vento dentro, molto dentro. Ciò che conta è offrire il mio cuore.

Ora in modo nuovo, vincendo le paure che vogliono porre limiti ai miei passi e vendere ben caro l’abbraccio più tenero.

Voglio un nuovo modo di intendere la vita, in cui la cosa più preziosa sarà ciò che è personale, che è umano. Perché è nell’umano, in ciò che è più umano, che Dio si rende presente e vivo:

“L’umano è la porta che ci permette di entrare nel divino. Di fatto, le esperienze più intense di comunicazione, di amore umano, di dolore purificatore, di bellezza o di verità sono il canale che ci apre meglio all’esperienza di Dio”.

E in questo periodo ho accarezzato molto l’aspetto umano, senza pensare che stavo accarezzando Dio con le mie povere mani.

Dico quindi di sì a quel Dio che è entrato nello spazio sacro della mia tenda, in cui sono me stesso, un bambino aggrappato alla gamba della madre, timoroso di staccarsi e di cadere dal nido.

Non importa di fare il salto se so a chi sto donando la mia fiducia, le mie intimità, i miei desideri più profondi e veri, i miei progetti più sublimi.

Non importa se ho chiaro che non voglio scrivere sulla sabbia verità profonde, perché le onde del mare si portano via le lettere che ho scritto.

Scriverò meglio con il mio sangue le verità che oggi mi risvegliano. Sì, sogno un mondo nuovo. Non un mondo normale. Non una vita come quella di prima.

So che far nuove tutte le cose è una sfida, ancor più quando tendo a schiavizzarmi nelle routines. Accetto la sfida di questi cieli nuovi che esplodono in un rosso intenso quando cade il tramonto della mia vita.

E mi lego alla vita con il mio “Sì” sincero. Sì, voglio, vengo a offrire il mio cuore. Commentava padre Kentenich:

“L’anima scende nuovamente lungo la ‘scala di Giacobbe’ dell’amore. Ama nuovamente la patria, i boschi e i fiori, la famiglia e gli amici, l’arte e la scienza. Ma li ama con un amore nuovo: non più perché siano graditi all’io terreno, ma per l’amato Padre del Cielo, che ha creato tutti questi beni e ora vuole che suo figlio se ne rallegri”.

Voglio un amore nuovo, più libero. Uno sguardo nuovo, più grato. Un cuore nuovo, più compassionevole e solidale. Un abbraccio nuovo, più profondo, fino al più profondo dell’anima.

Una vita nuova rivestita di speranza. Dei passi nuovi, più fiduciosi in mezzo al mondo. Dei limiti nuovi, che Dio dispiega davanti ai miei occhi.

Delle parole nuove che riempiono di speranza. Dei vincoli nuovi, che nessuno può spezzare perché sono forgiati nel cuore ferito di Gesù.

Un nuovo modo di vivere amando il presente, senza temere tanto il futuro. Ancorato al profondo del cuore di Dio.

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