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La Chiesa di Papa Francesco è donna: una madre piena di carezze, silenzio e compassione

Antoine Mekary | ALETEIA

Annalisa Teggi - pubblicato il 16/06/20

Nel libro "Francesco, il papa delle donne" Nina Fabrizio racconta un pontefice pieno di premura verso le ferite inflitte alle donne a ogni latitudine e tenace nel difendere il valore del genio femminile nei luoghi in cui si prendono le decisioni importanti.

Nina Fabrizio lavora per l’Ansa, dove segue in particolare l’informazione religiosa e vaticana; è suo il libro Francesco, il papa delle donne edito da San Paolo che documenta con testimonianze e riflessioni lo sguardo del Santo Padre sulle donne, il suo inesausto desiderio di incontri e confronti, il suo lavoro affinché la Chiesa sia permeata in modo più fecondo dal genio femminile.

Intervistato da Padre Antonio Spadaro nell’agosto del 2013 il Pontefice era già stato esplicito:

«Il genio femminile è necessario nei luoghi in cui si prendono le decisioni importanti. La sfida oggi è proprio questa: riflettere sul posto specifico della donna anche proprio lì dove si esercita l’autorità nei vari ambiti della Chiesa».

Quale apporto originale può dare il genio femminile e che respiro fresco può esserci nella Chiesa grazie a una maggiore inclusione delle donne? Il libro della Fabrizio apre a 360 gradi l’orizzonte di questa riflessione, ne racconta le pieghe nascoste ma anche gli aspetti clamorosi che hanno suscitato scossoni nell’opinione pubblica. Di grande valore è anche il contributo di altre due firme in questa pubblicazione: la prefazione è a cura di Suor Alessandra Smerilli, docente di economia politica e statistica presso la Pontificia Università Auxilium e consultore della Segreteria generale del Sinodo dei vescovi, mentre la postfazione è affidata al Professor Giulio Maira, uno dei massimi chirurghi italiani del cervello ora in forze all’Istituto Clinico Humanitas di Milano.


ANNA FASANO,

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Simile significa diversa. Chi è la donna?

Proprio i contributi presenti in apertura e chiusura del libro ci permettono di osservare il tema femminile da uno scorcio inedito in questi tempi in cui parlare di donne si riduce a temi legati al sessismo e al femminismo. Suor Smerilli ci ricorda che nella Genesi il legame tra maschile e femminile è tutto incentrato sul valore etimologico della parola «simile» che identifica la donna in rapporto all’uomo:

“simile” è Ezer Kenegdò, che letteralmente significa “occhi negli occhi”: non due identici, quindi, ma due che possono guardarsi negli occhi, alla pari, della stessa sostanza; ma allo stesso tempo completi nella loro reciprocità.

Nel piano divino la nostra terra è stata affidata a questa alleanza uomo-donna, un rapporto alla pari fatto di competenze, capacità e predisposizioni che si corroborano a vicenda. All’unisono si esprime l’affondo del neurochirurgo Maira che nella bellissima postfazione documenta quanto la diversità maschile-femminile sia una premessa di vera collaborazione:

Il cervello maschile e quello femminile sono diversi fin dalla nascita, oltre che nel modo di funzionare anche nell’anatomia. Le donne hanno più connessioni neurali, gli uomini hanno più neuroni. Questo ci suggerisce che la presenza della donna è chiave lì dove ci sono relazioni: “è più idonea alla comprensione intuitiva di problemi anche complessi”.
AFP

Relazioni, incontri, stare occhi negli occhi: tre suggestioni che descrivono sia la figura della donna sia il pontificato di Francesco. Perciò non è strano che il suo interesse per il genio femminile sia spiccato, sincero, rivelatore.

Incontrare ed entrare nelle ferite

Nina Fabrizio ci coinvolge in un vero viaggio intorno al mondo insieme al Papa, che a ogni latitudine ha lasciato traccia del suo sostegno alle donne invisibili, sfruttatte, operose nel sacrificio, disperate nella sofferenza. Gesti eclatanti, parole semplici: se in Perù Francesco ha tuonato contro il femminicidio, poi è stato capace di parole quasi sussurrate nella Cappella Sistina per invitare le mamme ad allattare senza farsi problemi.

In Corea Del Sud ha abbracciato alcune delle ultime sopravvissute tra le comfort women, le schiave del sesso costrette a prostituirsi dai soldati giapponesi durante la Seconda guerra mondiale, e lo scorso anno ha affidato le riflessioni della Via Crucis a Suor Eugenia Bonetti che per 24 anni è stata a Nairobi al fianco delle donne. Gli è chiaro quanto ogni paese abbia strappi particolari da ricucire; storica rimane la sua visita ad Abu Dhabi nel febbraio 2019 in cui ha rivolto un appello preciso al mondo islamico:

È un’indispensabile necessità», recita il testo, «riconoscere il diritto della donna all’istruzione, al lavoro, all’esercizio dei propri diritti politici. Inoltre, si deve lavorare per liberarla dalle pressioni storiche e sociali contrarie ai principi della propria fede e della propria dignità.

Da ultimo, non stupisce che l’occhio di Francesco indugi molto sulle grandi contraddizioni dell’America Latina e a questo proposito è memorabile il suo incontro con le Abuelas de Plaza de Mayo, l’associazione di nonne alla ricerca dei nietos, i nipoti perduti, cioè i figli dei desaparecidos. Ma ai grandi viaggi si affiancano altre piccole passeggiate del Santo Padre non meno significative:

Il 12 agosto del 2016, in una Capitale distratta e semivuota per le ferie estive, Bergoglio bussa a sorpresa alla porta di un anonimo appartamento nella zona di Pietralata, sobborgo a nord-est della città. Quel giorno eccezionale è stato ricordato dallo stesso Francesco nella prefazione al libro Donne crocifisse. Le sue parole ci riportano a quell’accaldato pomeriggio romano. «Quando in uno dei Venerdì della Misericordia durante l’Anno santo straordinario sono entrato nella casa di accoglienza della Comunità Papa Giovanni XXIII, non pensavo che lì dentro avrei trovato donne così umiliate, affrante, provate. Realmente donne crocifisse. Nella stanza in cui ho incontrato le ragazze liberate dalla tratta della prostituzione coatta, ho respirato tutto il dolore, l’ingiustizia e l’effetto della sopraffazione. Un’opportunità per rivivere le ferite di Cristo».
POPE FRANCIS GENERAL AUDIENCE
Antoine Mekary | ALETEIA | I.MEDIA

Fa bene Nina Fabrizio ad approfondire la piaga della prosituzione e a ricordare che Papa Francesco è una delle voci più cristalline nel tuonare contro questo crimine. Altrettanta chiarezza contraddistingue il suo giudizio sugli abusi sessuali subiti dalle suore e sul tema caldissimo dell’aborto. Proprio quest’ultimo scarbroso vulnus femminile lo ha visto tuonare a parole, quando disse che abortire «è come affittare un sicario», ma accogliente nell’abbraccio alle persone; infatti durante il Giubileo della Misericordia stabilì l’invio nelle diocesi di speciali sacerdoti con il compito specifico di assolvere i peccati più gravi, tra cui appunto l’aborto.

Servizio e comando

Era il 2 febbraio 2014 quando all’Angelus domenicale Francesco ricordava il valore delle tantissime donne consacrate:

«Ma pensiamo un po’», insisteva a braccio, «che cosa succederebbe se non ci fossero le suore, se non ci fossero le suore negli ospedali, se non ci fossero le suore nelle missioni, nella carità. Sono questo dono, questo lievito a portare il messaggio di Gesù»

Parlare di valorizzare le figure consacrate fa subito venire in mente l’annosa questione delle donne prete, che invece solo un aspetto, ancora al vaglio, di ciò che il Pontefice ha in mente per portare una presenza femminile più incisiva dentro la Chiesa. Nello studio di Nina Fabrizio si trova un’approfondimento chiaro anche sul diaconato permanente, ma soprattutto emerge quale sia il vero spazio per cui si rende necessario un cambiamento in certe strutture curiali vetuste. Dove e come la presenza femminile va accreditata di un valore imprescindibile? L’aspetto della cura, e cioé del servizio, è quello su cui da sempre la donna è chiamata a un compito che la rende unica; ma ci sono altre predisposizioni che ne fanno una voce attualmente essenziale anche nei cosiddetti ruoli di comando, lì dove si prendono decisioni.

Creatività e intuizione sono una dimensione squisitamente femminile, così come la tensione a vivere i rapporti umani non solo strumentalmente, ma come importanti in sé. Il mondo dell’economia si sta rendendo conto che non si solo utile a fine anno vive l’uomo e che investire sul valore delle relazioni, su cui lo sguardo femminile è particolarmente accorto, si traduce in un miglioramento tangibile. A maggior ragione il Papa ha ben chiaro di quanto possa giovare al tessuto ecclesiastico l’apporto di una voce votata all’ascolto e fortemente intuitiva, più che calcolatrice.

Tra i molti esempi che Nina Fabrizio ha raccolto sulla rivoluzione in rosa all’interno del Vaticano, sicuramente degna di nota è la nomina come direttrice dei Musei Vaticani di Barbara Jatta. È un vero fiore all’occhiello per Papa Francesco, considerando che per la maggior parte dei musei al mondo è un tabù avere una donna al vertice. Eppure questo gesto eclatante non è solo l’adempimento di una formalità, un inchino suggestivo alle quote rosa, è parte sostanziale di una trasformazione che lo accompagna e ci accompagnerà a lungo:

Solo una Chiesa al femminile, ripete, potrà avere «atteggiamenti di fecondità», secondo le intenzioni di Dio, che «ha voluto nascere da donna per insegnarci questa strada di donna». La virtù che più distingue le donne, rivela, è la tenerezza, come Maria che «diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia: prendersi cura, con mitezza e umiltà, sono le qualità forti delle mamme». E conclude con un’altra frase simbolo del suo pontificato: «Una Chiesa che è madre va sulla strada della tenerezza. Sa il linguaggio di tanta saggezza delle carezze, del silenzio, dello sguardo che sa di compassione».

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